La stagione degli Orlando Magic non è stata fino ad ora la più esaltante della loro storia. Per essere nel terzo anno del processo di ricostruzione del dopo Howard, è stata anche parecchio al di sotto delle aspettative di inizio stagione. Non si pensava certo che la squadra potesse raggiungere la post season, anche se visto poi il livello della Conference tale impresa non era certo impossibile, ma che potesse almeno raggiungere le 30/32 vittorie facendo vedere una pallacanestro di un livello superiore a quello mostrato finora, sì. Dando una continuità quindi alla maturazione del nucleo di giocatori giovani presenti nel roster. Non è stato così. I sette giocatori arrivati in estate ci hanno messo un po’ ad entrare in sintonia con i “vecchi”, e per la prima parte di stagione la chimica di squadra non è stata di certo a livelli accettabili. Questo ha fatto si che la difesa fosse quantomeno “allegra”, e che l’attacco battesse un po’ in testa. Il primo a farne le spese è stato ovviamente l’allenatore. Ma non ci sono solo state note negative nella stagione dei Magic, infatti, pian piano e nell’indifferenza più totale da parte di tutti, un ragazzo di vent’anni che si pettina con i petardi si stava prendendo in mano la squadra. Elfrid Payton, scelto alla numero 10 del draft 2014, durante l’arco della sua stagione da rookie ha acquistato sempre più minuti e fiducia da parte degli allenatori. Arrivato con la reputazione di ottimo difensore e buon passatore, Payton ha ben presto dimostrato che in realtà è ben molto più di questo. Nella fase difensiva è veramente un ottimo difensore, sia sull’uomo con la palla, che per un playmaker è fondamentale, sia nel recuperare palloni. Sin dalla pre season si è potuto vedere che è difficilissimo batterlo in uno contro uno, sul primo palleggio sembra battuto in realtà ha un secondo e terzo tempo di scivolamento che gli permette di recuperare e mettersi davanti all’uomo. Ma c’è tanto altro materiale, seppur ancora grezzo, nelle mani di questo ragazzo. La sua visione di gioco è già al livello NBA, da dopo l’ASG non ricordo una partita in cui abbia distribuito meno di 10 assist, in più ha anche una buona posizione a rimbalzo che gli permette di recuperarne sempre in discrete quantità. Dopo aver sfiorato la tripla doppia in diverse occasioni, è finalmente riuscito ad ottenerne una nella sconfitta sul campo di Dallas per mano dei Mavs, mettendo insieme 15 punti, 10 rimbalzi e 12 assist. La situazione si ripete la partita successiva, questa volta i suoi numeri dicono 22 punti, 10 rimbalzi e 10 assist, il tutto però a condire una bella vittoria a danno dei Portland Trail Blazers. Payton è diventato così il primo giocatore dei Magic ad ottenere due triple doppie consecutive, ed è entrato a far parte di un esclusivo club di giocatori (insieme a Kidd, Walker, David Robinson e Magic Johnson) che hanno messo insieme due triple doppie consecutive al primo anno in NBA. Le sue medie in stagione dicono 8,7 punti, 6,2 assist, 4,1 rimbalzi e 1,9 palle recuperate. Sono cifre importanti per essere un giocatore al primo anno, e soprattutto danno l’idea della sua completezza. In più le statistiche avanzate dicono che quando lui è in campo i Magic segnano quasi 4,6 punti in più su 100 possessi, e ne subiscono quasi 2 in meno. Questo significa che l’impatto che ha sulla squadra è importante ed è anche migliore di quello di Wiggins, che è vero che con lui in campo i T’Wolves segnano di più sui 100 possessi, ma è altrettanto vero che l’impatto difensivo è peggiore. Questo non significa certo che Payton è più forte di Wiggins, ma per una corsa al rookie dell’anno queste cifre devono obbligatoriamente essere considerate. I Magic devono per forza partire da lui e Oladipo come coppia di guardie del futuro. Il giovane Gordon ha avuto una stagione travagliata e anche lui sta entrando in forma solo adesso, rimanendo però indietro tecnicamente per i due mesi passati ai box. Ma anche Gordon dovrà essere un tassello dei Magic del prossimo anno insieme a Nik Vucevic in mezzo. Credo che manchi una shooting forward, un’ala con punti nelle mani e con un raggio di tiro ampio che possa aprire il campo. Potrà magari arrivare dal draft, magari Stanley Johnson di Arizona. Questo si vedrà nel prossimo futuro, dipenderà molto dalla posizione di scelta.
I Magic ora devono soltanto chiudere al meglio la stagione, non tanto sul piano delle vittorie, ma almeno sul piano del gioco per convincere se stessi che la prossima stagione i playoff possono e devono essere alla portata.
Per nbapassion.com
Alberto Vairo (@albicoach)

