Con la risicata vittoria della Lituania sulla Georgia si sono chiusi gli ottavi di finale di EuroBasket 2015, con molte conferme (Serbia, Francia, Italia) e qualche sorpresa (Repubblica Ceca e Lettonia che hanno superato rispettivamente Croazia e Slovenia). Insieme a quello tra i baltici del sempre sottovalutato Maciulis e i nostri azzurri, l’incontro che desta più attenzione è di sicuro quello che oppone Spagna e Grecia. Di seguito abbiamo dunque provato ad analizzare le possibili chiavi tecniche della sfida.
Quando attacca la Spagna…
Che non si tratti la Roja implacabile e dominatrice dell’ultimo periodo lo si era notato sin dalla prima partita, quando una Serbia in forma aveva messo all’angolo la formazione iberica, imitata alla terza giornata dalla prima Italia convincente vista fino a quel momento nella manifestazione continentale, e lo stesso Pau Gasol ha ammesso che il talento non è lo stesso rispetto al recente passato. Però comunque gli spagnoli restano una formazione temibile, esperta, con proven winners quali (oltre al lungo catalano) Sergio Rodriguez, Sergio Llull, Rudy Fernandez e Felipe Reyes, in pratica la spina dorsale del Real Madrid del Grande Slam 2015.
Eppure, fino a questo momento, la Spagna ha vissuto il momento migliore quando si è accesa la stella di Pau Gasol stesso, non a caso miglior marcatore del torneo con 23.0 punti di media. La sua eccelsa qualità tecnica gli ha permesso di essere letale in qualunque situazione, dai movimenti nei pressi del canestro (contro la Germania) alle situazioni in cui riceve dalla punta e legge la difesa decidendo se attaccare in penetrazione o (soluzione prediletta) con un piazzato che il più delle volte finisce morbido dentro la retina. I suoi pick&pop con Rodriguez sono la chiave per smuovere la difesa, e talvolta da quelli può uscire anche l’extra – pass per le mortifere conclusioni di Llull e Mirotic dall’arco. Senza Gasol, cui giocoforza ogni tanto tocca tirare il fiato, la Spagna rende meglio quando può sfruttare il proprio primary fastbreak, ovvero la transizione che dalla difesa arriva direttamente alla conclusione dall’altra parte.
Gli ellenici dal canto loro sono ben preparati, in quanto nelle varie situazioni di contropiede finora hanno sempre chiuso benissimo gli spazi centrali rimanendo compatti e costringendo gli avversari a segnare grazie a lob trasformati in canestri (che restano comunque delle soluzioni meno sicure). Nella propria metà campo gli ellenici sono fisici, asfissianti, e si preoccupano soprattutto di togliere spazi agli attaccanti contenendoli, più che andando a caccia della palla. E guai a colui che osa andare in penetrazione dal centro, in quanto gli uomini di Katsikaris, che di norma tengono gli spazi stretti, collassano in quattro sullo sciagurato attaccante a costo di concedere (la difesa non può non lasciare qualcosa all’attacco, è abbastanza logico) viceversa il possibile tiro da tre, preferibilmente dagli angoli. Questa impostazione fisica ha lo svantaggio che soffre gli attacchi dinamici, e in questo senso la Spagna potrebbe essere un avversario tosto da affrontare, dato che fa della circolazione di palla la sua forza. Il tutto starà, ovviamente, nel muoverla con i giusti tempi e giusti modi, creando così situazioni di sovrannumero o sfruttando i buchi che la circolazione stessa molto probabilmente provocherà.
…e quando attacca la Grecia
Quello che potrebbe far pendere la bilancia dalla parte degli uomini di Atene è però la varietà di soluzioni offensive che la essi hanno al loro arco. Il ruolo cruciale è quello del centro: finiti i tempi di Baby Shaq – Schortsianitis, la compagine ellenica ha inserito nel proprio roster due fondamentali elementi come Bourousis e Koufos. Il primo è un lungo che sa fare tutto, mettere palla per terra, tirare dall’arco (ha un range notevole), fare a sportellate il post basso, concedendosi talvolta anche qualche conclusione dalla media distanza. Difendere sulla sua versatilità sarà una priorità per la Spagna, perché con in campo lui la Grecia ha anche la possibilità di sfruttare una sorta di Princeton Offense, facendogli arrivare palla dal gomito dove lui poi trova il compagno tagliante che mette alle strette la difesa avversaria. Senza in campo lui, può essere invece sfruttato il tremendo dinamismo di Koufos, che a seconda del momento salta in verticale e corre in orizzontale, risultando quindi un’altra pesante (in tutti i sensi) variabile di cui tener conto.
Finita qui? Ovviamente no. Perché chi è in grado di sfruttare al meglio i raddoppi (finti o veri) sui due lunghi è l’atletico Antetokoumpo, pericoloso in qualsiasi circostanza, si tratti di tiro da tre, sfruttamento della linea di fondo, classico attacco al ferro in terzo tempo o tagli backdoor. Questi ultimi sono proprio quelli su cui la Spagna finora ha difeso più a fatica, in quanto la sua impostazione nella propria metà campo prevede l’accorciamento degli spazi e la protezione del pitturato (in particolare l’area attorno allo “smile”). Una difesa, e questa è una caratteristica cruciale, che sceglie il più delle volte sceglie di essere aggressiva, non rendendo mai l’attacco tranquillo.
LA CHIAVE
Di primo acchito, i greci appaiono favoriti, anche della maggior varietà di soluzioni. Oltre a quelle citate, per comodità non abbiamo ricordato infatti il talento di Spanoulis e Kaimakoglou, la visione di gioco di Calathes e il lavoro sporco di Printezis, tutte qualità che, offensivamente o difensivamente, possono creare situazioni estemporanee in grado di indirizzare la partita. Il peggior avversario della Grecia è la Grecia stessa: i ragazzi di Atene devono reggere mentalmente, non perdere la lucidità, soprattutto in caso il piano partita non prenda la direzione prevista e ciò causi frustrazione, o qualora viceversa vengano troppo facilmente troppo presto causando esaltazione e, dunque, smarrimento della determinazione.
La Spagna viceversa ha nel fattore mentale il suo punto di forza, potendo far leva su quella garra che, prima ancora delle indiscutibili qualità tecniche, le ha sempre permesso di raggiungere i propri obiettivi. Vedremo come si metterà, ma la sensazione è che le due contendenti possano mettere in piedi un match grandioso.
Per NBA Passion,
Luigi Ercolani



