Roster NBA, una delle questioni per le 22 squadre che completeranno la stagione a Orlando al Walt Disney World Resort, è come rimpiazzare i giocatori infortunati, o costretti al forfait perché positivi al coronavirus.
La strategia della NBA pare essere quella di poter permettere alle squadre di firmare dei free agent per completare i roster in caso di bisogno, senza limiti di numero, ma il pool di giocatori da cui pescare sarebbe ridotto.
Alle squadre sarà permesso impiegare i two-way players (la G-League ha ufficialmente cancellato la sua stagione nei giorni scorsi), ed i giocatori che hanno già avuto contratti NBA in questa stagione, ma non veterani o giocatori non attivi in stagione come ad esempio Jamal Crawford.
In caso di positività al test per il coronavirus, al giocatore verrà imposta una quarantena di almeno 7 giorni (estendibile a 14), ma non è ancora chiaro se, passata la quarantena ed in caso la sua squadra sia ancora in gioco, il giocatore possa rientrare nel roster attivo e tornare in campo.
Una delle soluzioni che la NBA ha proposto è quella di lasciare i due two-way players permessi per ogni squadra al di fuori della “bolla” di Orlando, e di riserva in caso di necessità per infortuni o positività. Le squadre premerebbero invece per portare i due two-way player ad Orlando assieme al resto dei giocatori.
In questo modo, sia che i two-way players restino fuori o dentro la bolla isolata di Orlando, il numero massimo di giocatori a roster per le squadre sarebbe di 17.
L’obiettivo della NBA è quello di tenere il più ridotto possibile il numero totale di persone che si troverà allo stesso momento ad Orlando, e se i two-way players dovessero viaggiare con le rispettive squadre, la lega avrebbe a che fare con ben 44 giocatori in più rispetto al numero oggi stimato. I giocatori si sistemeranno in 3 diversi hotel, e saranno sottoposti ogni sera ai tamponi diagnostici, con i risultati disponibili già il mattino successivo.






