Nella notte San Antonio ha conquistato la finale NBA. Non certo la prima per il trio Ginobili-Parker-Duncan e non certo la prima nemmeno per coach Gregg Popovich. Per l’allenatore della franchigia del Texas si tratta della sesta finale in carriera, con quattro vittorie e una sconfitta (l’anno scorso contro gli Heat).
san antonio
E’ arrivata nella notte l’eliminazione per gli Oklahoma City Thunder, dopo la sconfitta casalinga contro i San Antonio Spurs. Ancora una volta Durant&soci sono caduti in overtime, come accaduto diverse volte in questi playoff.
Due volte è successo nel primo turno, contro i Memphis Grizzlies, sempre vincenti nelle gare oltre il 48° minuto. Vittoria invece contro i Clippers, ma, come detto, questa notte non è bastato.
Grazie alle vittorie 4-2 rispettivamente su Indiana e Oklahoma City, Miami e San Antonio si sono aggiudicate il pass per le NBA Finals. Sette gare di passione e spettacolo, ecco qua orari e date degli incontri:
Gara1 @ San Antonio ore 03:00 italiane 5 Giugno.
Gara2 @ San Antonio ore 02:00 italiane 8 Giugno.
Gara3 @ Miami Heat ore 03:00 italiane 10 Giugno.
Gara4 @ Miami Heat ore 03:00 italiane 12 Giugno.
Gara5 @ San Antonio ore 02:00 italiane 15 Giugno.
Gara6 @ Miami Heat ore 03:00 italiane 17 Giugno.
Gara7 @ San Antonio ore 03:00 italiane 20 Giugno.
NBA Playoffs Analysis&Grades, Thunder: Westbrook e Durant presenti, il contorno stecca
All’AT&T Center di San Antonio i Thunder si trovano ad affrontare il ritorno di fiamma degli Spurs.
Questa volta non bastano Westbrook e Durant, uniti ad un buon Reggie Jackson, a trascinare la squadra verso la vittoria. Deludono in molti, soprattutto chi aveva fatto un lavoro egregio nelle ultime due uscite. Ecco come si sono comportati i Thunder:
Serge Ibaka: Dopo due turni stoici, fa vedere che l’infortunio c’è e si fa sentire. Stringe i denti, ma non è assolutamente il Serge Ibaka di gara 3 e gara 4. Chiude con 6 punti, 2 rimbalzi, 2 assist, una palla rubata e due stoppate. Tira con il 30% dal campo e gioca soltanto 27 minuti. Non una grande serata, ma l’infortunio, probabilmente, lo condiziona oltre misura. Voto 5.
Kevin Durant: Quando ha la palla in mano è imbarazzante, c’è poco da fare. Fa sentire sempre sotto minaccia il proprio marcatore, che comunque fa un gran lavoro difensivo facendogli prendere anche dei tiri difficili. Chiude la sua partita con 25 punti, 5 rimbalzi, 2 assist, una palla rubata e una stoppata. In fase difensiva potrebbe fare meglio e sfruttare il suo 0 nel tabellino dei falli, ma non ci riesce. Tira con il 52% dal campo (33% da tre punti) e 1 su 4 al tiro libero. Partita dai due volti. Voto 6.
Kendrick Perkins: Senza dubbio il peggiore in campo dei suoi, nonostante il minutaggio molto basso. Si fa notare per i 6 rimbalzi raccolti, distribuiti equamente tra offensivi e difensivi, e per due assist. Ma soprattutto si nota per le difficoltà che ha in fase difensiva, dove è costretto a spendere 4 falli in 16 minuti. Può fare senza dubbio meglio. Voto 4,5.
Russel Westbrook: Insieme a Durant, ha il grande merito di provarci. Dopo la grande prova dell’ultima partita, conferma il suo stato di forma, che però non basta ad garantire la vittoria ai suoi. Chiude la gara con 21 punti, 4 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate. Tira con il 50% dal campo (2 su 6 da tre punti) e con il 78% dalla lunetta. Una luce in una serata buia. Voto 6,5.
Reggie Jackson: Vederlo tirare p una cosa meravigliosa, la sua fase difensiva, invece, ha fatto due passi indietro rispetto a quella delle ultime due partite. Chiude con 11 punti, 3 rimbalzi e 2 assist, tirando con il 50% dal campo (1 su 2 da tre punti). Insieme a Durant e Westbrook è l’unico a salvarsi in una notte molto, molto negativa.
Dalla panchina non arrivano gli aiuti sperati. In una sera in cui i titolari non riescono ad attaccare e difendere come vorrebbero, nessuno riesce ad entrare e spaccare in due la partita. Una serata no per tutti, anche per chi è abituato a partire da fuori e rimettere le cose in ordine. Voto alla panchina: 5.
Dopo una deludentissima gara 4 degli Spurs, che si sono visti massacrare da OKC di un Westbrook storico, a parlare è stato Marco Belinelli che è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport.
Il nativo di San Giovanni in Persiceto è parso molto deluso, ma fiducioso per gara 5 e per il proseguio dei suoi Spurs nei Playoffs, ecco le sue parole : “Loro hanno dominato sin dal primo minuto, secondo me la partita si è riaperta a 6 minuti dalla fine, nonostante non avessimo giocato bene. Per noi gara 3 e gara 4 non sono state buone partite, non abbiamo avuto mai il controllo, non siamo riusciti a passarci la palla come sempre, e non siamo riusciti a difendere contro una squadra come Oklahoma che è molto atletica. Siamo riusciti a rimontare un minimo uscendo noi dalla panchina, cercando di essere aggressivi. In gara 5 saremo molto più aggressivi, perchè sarà una gara fondamentale.”
Per NBA Passion,
Francesco Papillo
Spurs, Belinelli fa mea culpa: “Abbiamo giocato male, ma siamo pronti per gara 4”
Al termine della sconfitta esterna in gara3 contro i Thunder, Marco Belinelli ha rilasciato alcune dichiarazioni in cui è apparso abbastanza amareggiato: “Ibaka è incredibile. Abbiamo giocato male in attacco e in difesa, loro sono stati aggressivi da subito, in particolare proprio con Ibaka e Jackson. Sono una grandissima squadra, noi invece dobbiamo correggere i nostri errori e tornare pronti per gara4, martedì.”
Dopo una gara-2 dominata, nessuna si aspettava una sconfitta per la franchigia texan: Belinelli ne individua un fattore decisivo nei tiri liberi. “Decisivi sono stati i liberi, causati dal bonus. Loro attaccano molto, Durant è inarrestabile. C’è dispiacere, ma questi sono i playoffs”.
I San Antonio Spurs vincono, senza particolari problemi, anche in gara 5, staccando il biglietto per le finali di conference.
All’AT&T Center finisce 82-104 e, come tifosi e giocatori degli Spurs speravano, la serie si chiude in maniera rapida, in modo tale da poter arrivare alla finale con le batterie rigenerate. La serie vede i Trail Blazers imporsi soltanto in gara 4, quando Popovich perde Parker nel secondo quarto e concede riposo extra a Duncan e Ginobili, quest’ultimo non brillante nei suoi minuti sul parquet. L’impressione, però, è sempre stata quella che San Antonio avesse sempre la gara in pugno e che fosse già proiettata verso la finale di conference, dove dovranno vedersela con gli Oklahoma City Thunder o i Los Angeles Clippers, che si stanno sfidando in una serie lunga e logorante, in cui i Thunder sono in vantaggio per 3-2. La speranza di Popovich, che anche questa volta coincide con quella dei tifosi e dei giocatori, è quella di trovare, indipendentemente dal colore delle divise, una squadra stanca e possibilmente spossata dalla serie, per poterla mettere sotto torchio con una difesa asfissiante, come sempre quando si parla di Spurs, e un attacco che si muove a meraviglia, girando il pallone senza forzare mai. Non c’è dubbio che, chiunque sia l’avversario, i ‘Big Three’ e compagni daranno filo da torcere, cercando di arrivare alla serie finale per cercare di prendersi una rivincita inseguita per un anno. Molti tifosi di San Antonio preferirebbero trovare i Thunder, visto la scarsa organizzazione dell’attacco di OKC tenuto in piedi principalmente dalle iniziative personali di Durant e Westbrook, e altrettanti i Clippers, che però potrebbero mettere in difficoltà i texani sul piano dell’atletismo. Una sola cosa è sicura: qualunque squadra non avrebbe voluto trovare sulla sua strada Popovich.
Per Dunk NBA
Shedly Chebbi
(@shedly7)
“The Big Challenge” a senso unico: Portland può ancora sperare, contro questi Spurs?
Doveva essere la “grande battaglia”. Così l’aveva definita Gregg Popovich prima di gara-1. Ed invece i San Antonio Spurs hanno in mano la serie, e i Blazers tornano a Portland con un sacco di domande. Ieri sera Terry Stotts ci ha provato, ha fatto degli aggiustamenti per limitare Tony Parker e Manu Ginobili. Ma ad ogni suo aggiustamento c’è stata la pronta contromossa di Popovich.
Il risultato è stato di 114-97 per gli Spurs, dopo il 116-92 di gara-1. Nonostante il risultato finale molto simile, in gara-2 i Blazers hanno tenuto abbastanza bene nel primo quarto, a differenza del primo episodio in cui sono andati subito sotto di 15 punti. Ma è stato un secondo quarto da 41 punti ed il 63% dal campo per i nero argento ad indirizzare partita e serie verso il Texas. Ma quello che lascia abbastanza sconcertati è stato il modo in cui gli Spurs hanno costruito il parziale. Notoriamente sono una squadra che soffre a rimbalzo offensivo, ma nella seconda metà del primo tempo hanno segnato 12 punti da seconda chance, recuperando 5 rimbalzi in attacco, e 10 punti in contropiede. Quando Portland provava ad alzare il ritmo, gli Spurs andavano letteralmente a nozze.
E’ il secondo tempo dei Blazers che può dare indizi importanti per la continuazione della serie: infatti gli Spurs hanno segnato solo 44 punti con appena sei punti tra contropiede e seconde opportunità. Se Portland vorrà riaprire la serie, dovrà giocare con la stessa intensità in difesa che gli ha permesso di recuperare dal meno diciannove al meno nove ieri nel secondo tempo. Il fattore campo potrebbe finalmente contare qualcosa in questi Playoffs, infatti i Blazers hanno chiuso la regular season con un record di 31-10 in casa. Anche se gli Spurs non saranno di certo spaventati, in quanto sono la miglior squadra in trasferta della Lega. Ma il rumore prodotto dai tifosi dell’Oregon potrebbe dare benzina a Lillard e compagni per giocare con la giusta cattiveria agonistica. Avranno bisogno di molto di più da LaMarcus Aldrdge, che finora ha tirato un misero 2/14 contro la difesa di Tiago Splitter (che già aveva costretto a tirare con il 30% Nowitzki nelle prime cinque gare del primo turno). E molto di più anche da Dame Lillard, che sta tirando solo il 40% nella serie.
Dovranno fare un lavoro migliore nel contestare i tiri aperti degli Spurs, che hanno segnato con il 52% in gara-2, e nel contempo cercare di prendere loro qualche tiro non contestato. Una statistica apparsa durante gara-2 faceva notare che durante la serie contro i Rockets soltanto il 49% dei tiri presi da Portland erano contestati. Questa percentuale è salita al 76% in gara-1 contro San Antonio, e 21 dei 25 tiri di Aldridge sono stati contestati dalla difesa. Vero che ha segnato comunque 32 punti, ma l’attacco non ha sicuramente girato a pieno ritmo perché il sistema offensivo di Portland è strutturato per prendere “open jumpers” costruiti attorno a Aldridge in post o in pick&roll con Lillard. La strada sembra essere tutta in salita per i Blazers, soprattutto perché San Antonio sembra avere tutte le risposte alle loro mosse.
Alberto Vairo (@albicoach)
All’AT&T Center di San Antonio, Texas, gli Spurs ospitano i Dallas Mavericks, per il derby texano che vale l’accesso alle semifinali di conference.
Popovich deve essersi fatto sentire, visto l’avvio di gara degli Spurs, che già nel primo quarto mettono sotto, e non di poco, i Mavericks, chiudendo il primo quarto sul risultato di 23-35. Il secondo quarto non placa la furia dei padroni di casa, che rompono letteralmente le speranze di cristallo dei Dallas, che deve cedere alla difesa di San Antonio, che chiude il primo tempo in vantaggio per 46-68. Al rientro sul parquet i Mavericks non riescono a cambiare passo, mentre i padroni di casa, seppur senza particolari problemi, si prendono un po’ di riposo, allungando ulteriormente e chiudendo il terzo quarto sul 68-94. Nell’ultimo quarto Popovich concede il meritato riposo ai ‘Big Three’, ma la squadra gira comunque alla grande e la partita termina con il risultato di 96-119.
Per Dallas buona la prova di Nowitzki, che sfiora la doppia doppia con 22 punti e 9 rimbalzi. Buona anche la prova di Harris, che parte dalla panchina e segna 17 punti. Deludono, e non poco, gli altri effettivi scesi in campo.
Per San Antonio brilla soprattutto la stella di Tony Parker, che chiude la sua grande serata con 32 punti, 4 rimbalzi e 4 assist. Ottime anche le prove di Manu Ginobili, che parte dalla panchina e segna 20 punti, prende 3 rimbalzi, serve 5 assist e ruba la bellezza di 6 palloni. Buono anche l’apporto di Danny Green, autore di 16 punti, e Kawhi Leonard, che segna 15 punti e prende 6 rimbalzi.
Per Dunk NBA
Shedly Chebbi
(@shedly7)
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Nella Western Conference a dominare la scena sono gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant, che 19 giorni fa hanno strappato la testa della classifica dalle mani dei San Antonio Spurs. Ma il team di Popovich, già finalista la scorsa stagione contro gli Heat, sta facendo vedere ottime cose, nonostante l’età media molto elevata degli uomini chiave.

Proprio la finale persa contro Miami sembrava essere la fine, sfortunata, del ciclo guidato dal trio Duncan-Parker-Ginobili, che però stanno mostrando quando abbiano, ancora, da dare a San Antonio, risultando spesso decisivi per le sorti della squadra.
La partita che meglio ha messo in risalto questa ‘dipendenza’ degli Spurs da quei tre è la sconfitta, in trasferta, dello scorso 7 febbraio, quando i Brooklyn Nets hanno messo sotto i texani per 103-89.
La squadra, che al momento si trova al secondo posto della Western Conference, attualmente ha un record di 37-15 e, molto probabilmente, ha già un posto sicuro nella post-season. Tuttavia lo stato di forma della squadra, da gennaio ad oggi, non sembra essere molto brillante, visto che ben 8 delle 15 sconfitte complessive sono arrivate nel 2014, quando la squadra ha avuto un record di 13-8 (9-6 a gennaio e 4-2 in questa parte di febbraio).
La sensazione, che in questo caso coincide con la realtà, è che l’età avanzata degli uomini chiave sia un po’ il limite di questa squadra, visto che le riserve di Duncan e Parker sembrano non avere quella marcia in più che servirebbe agli Spurs per poter competere con tutte le altre squadre di vertice.
Anche la mancanza di lunghi sembra essere un problema per Popovich, che spesso è costretto a schierare il quintetto ‘basso’. Parlando in questi termini, la squadra non sembrerebbe essere all’altezza di competere ai play-off, ma, quando si hanno giocatori, seppur non più giovani, con una qualità pari a quella del trio, e un signore come Gregg Popovich in panchina, è difficile pensare che una squadra qualsiasi possa non avere difficoltà a vincere contro San Antonio.
Un altro dato che può far star tranquilli i tifosi dei texani è la percentuale di vittorie ottenute fino a questo momento. Gli Spurs, infatti, hanno vinto, fin qui, il 71,2% delle partite giocate, contro il 70,7% con cui l’anno scorso è stata chiusa la regoular season. I numeri, che alla fine nello sport sono quelli che fanno la differenza, per ora stanno dando ragione a Popovich, abilissimo a non far cedere mentalmente i suoi dopo la tripla della vittoria di Ray Allen in estate, e chissà che i ‘nonni’ dell’NBA continuino a sorprendere e, perché no, fare un pensiero al titolo.
Per Dunk NBA, Shedly Chebbi (@shedly7)
Fonte: http://www.basketinside.com/



