
Cleveland Cavaliers, Shumpert

Cleveland Cavaliers, Shumpert
La guardia dei Cleveland Cavaliers Iman Shumpert ha rilasciato delle dichiarazioni riguardo un periodo particolare che ha vissuto con i compagni di squadra, in cui non la franchigia dell’Ohio non riusciva a ritrovare fiducia e continuava ad inanellare sconfitte molto pesanti, come quelle contro Miami, contro Detroit, contro i Chicago Bulls.
Mi ricordo quella sensazione che provavamo dopo le sconfitte subite, come se stessimo mandando tutto quello di buono avevamo fatto fino ad allora all’aria. Abbiamo perso una serie di partite, in più le voci su una possibile trade che mi vedeva coinvolto. Mi sento sollevato ad essere rimasto a Cleveland. In più ci siamo ripresi anche in stagione, ricordando che giochiamo per i Cavs, ed abbiamo inanellato una serie di vittorie.
Ogni tanto ripenso al passato, quando ero infortunato: mi dicevo spesso ‘Cavolo, stavo male e stavamo perdendo, non potevo fare nulla per aiutare i miei compagni di squadra’. Ora sono qui e sto giocando bene, con moltissima energia, ed è magnifico. Mi sento come se mi avessero trascinato fuori dall’inferno. Ora ogni partita è come se fosse l’evento dell’anno in TV e spesso noi vinciamo.
Mentre i Cleveland Cavaliers stanno affondando contro i Golden State Warriors nonchè campioni in carica, questa settimana la rubrica #picturesoftheweek si occuperà di una Kiss Cam molto particolare. Andiamo a vedere le “effusioni amorose” più belle che ci ha regalato la NBA negli ultimi anni.

Ron Artest & Paul Pierce
Primo posto per Ron Artest e Paul Pierce. Guardate quanto si vogliono bene questi due ragazzotti: la prima mossa sembra esser di Ron che, in questo scatto, abbraccia il suo avversario come il miglior sciupafemmine discotecaro il sabato sera.

Jason Kidd tenta i suoi avversari
Secondo posto, Jason Kidd che prova a distrarre l’avversario. Il giocatore degli Indiana Pacers sembra reagire male e quindi declinare la gentile proposta.

Kobe Bryant & Brian Cook
Terzo posto, Kobe Bryant e Brian Cook, abbraccio, sembra un tango, kiss, smack ad occhi chiusi. Kobe, non è la tua piccola figlia lui. E’ un omone enorme. Comunque sia andata questa storia non è durata molto.

Antawn Jamison & Alan Anderson
Quarto posto, Antawn Jamison e Alan Anderson. Un bacio sulla tempia ad occhi chiusi durante una azione. Effettivamente lo stupore sembra dipingere il volto del giocatore dei Toronto. Beh, ci può stare, hai la palla in mano e vuoi fare qualcosa e un avversario non prova a rubartela ma ci prova con te. Si scherza, ovviamente, ma lo sconcerto può esser condiviso.

Anderson Varejao & Iman Shumpert
Quinto e ultimo posto, Anderson Varejao e Iman Shumpert. C’è tutta una storia. Siamo sicuri che Varejao tenterà di nuovo di dare un bacio a Iman, ora che sono alle Finals, giocando in squadre avversarie?
#picturesoftheweek #kissme
“E’ un buon giocatore, ma si fa sempre male”, quante volte abbiamo sentito questa frase? E quante volte l’abbiamo detta, magari parlando con amici del nostro sport preferito, basket o calcio che fosse?
Ecco, questa è la frase si sposa alla perfezione con Iman Shumpert, guardia dei Cleveland Cavaliers, da ormai tutta la sua pur giovane carriera.
Il punto però, è che il numero 4 dei Cavs, a differenza di tutti gli altri, usa questo “titolo” praticamente come stimolo, quasi come una medaglia da portare con onore al petto su ogni parquet che calca in giro per gli States.
“Mi faccio spesso male perché non mi risparmio mai… Quando spingi al massimo ogni partita, in ogni singola azione, ci sta che il tuo corpo a volte possa risentirne” – dice Iman – “ma questo è il mio modo di giocare, non posso permettermi di togliere il piede dall’ acceleratore”.
Al momento, la guardia dei Cavs, é alle prese con la sua ennesima riabilitazione dopo aver subito un brutto infortunio al polso nel training camp estivo che lo sta tenendo ai box dall’inizio della regular season.
“Non ho mai visto nessuno lavorare così sodo per rientrare da un infortunio” – afferma coach David Blatt – “a livello fisico è più in forma che mai, sta bruciando le tappe, ma dobbiamo comunque rispettare i tempi”.
Insomma, il buon Shumpert sta “attaccando” la riabilitazione desideroso di rientrare il prima possibile per aiutare i suoi compagni nella lunga rincorsa al tanto desiderato “anello”, il quale è diventato ormai un ossessione per il popolo di Cleveland.
Non sarà sicuramente un fenomeno, ma l’ex Knicks potrebbe risultare, come successo nella scorsa stagione dopo essere arrivato alla corte di coach Blatt, una pedina fondamentale nelle rotazioni dei Cavs, soprattutto in fase difensiva, dove con il suo atletismo e la sua rapidità di piedi, potrebbe veramente dare quel qualcosa in più che sta mancando in questo inizio di stagione alla regina dell’Est.
È questione di tempo, poche settimane ancora, e rientrerà. “L’obiettivo é farlo rientrare per la partita di Natale” dicono quelli dello staff medico. Ci siamo dunque, Iman Shumpert sta tornando, e con lui, la faretra di Cleveland, si riempie di ulteriore pericolosità e classe al servizio del loro condottiero, il prescelto che dovrà condurli “all’anello” promesso: sua maestà Lebron James.
Per NBA Passion,
Alessandro Gottardi.
La prima sfida della stagione dei Cavs contro Atlanta è terminato 96-98 in favore degli Hawks ma non c’è nulla di preoccupante: si tratta solo di Pre-Season.
Nonostante il 3/13 al tiro da cui sono scaturiti gli 8 punti segnati nella notte, LeBron James è stato comunque il protagonista di serata, scattando un selfie con alcuni piccoli tifosi di fede Cavs e commentando nel post-partita il suo “nuovo ruolo” nella stagione NBA che verrà: “Fino a che Irving, Thompson e Shumpert torneranno fisicamente disponibili, il nostro team ha i giocatori e il talento necessario per compensare le assenze. Da parte mia, continuerò a essere un leader per i miei compagni, ma non voglio essere un trascinatore”.
Parole mai banali quelle del “Prescelto”, che indirettamente lascia trasparire buone sensazioni circa la conferma di Tristan Thompson, soffermandosi principalmente su un argomento fondamentale: il ruolo che assumerà nella prossima stagione.

Troppe volte, nel corso della scorsa stagione, LeBron James ha dovuto assumersi più responsabilità di quante gliene fossero dovute: un errore che non dovrà capitare nella prossima stagione.
Già, perché la maggiore carenza evidenziata nel corso delle ultime Finals, è stata senza ombra di dubbio la mancanza di personalità da parte dei compagni, con James che ha dovuto troppe volte forzare la mano in alcune situazioni, prendendo più responsabilità di quelle dovutegli. Una situazione dovuta sicuramente all’assenza di elementi imprescindibili come Irving e Love, oltre che ad una panchina un po’ troppo corta e le energie finite quindi anzitempo. Tutte lacune che sembrano esser state superate grazie ad un buon mercato dei Cavs che ha portato alla corte di coach Blatt nuovi, importanti elementi come Mo Williams, Richard Jefferson e Sasha Kaun, senza contare i ritorni di Love, Varejao e si spera presto anche Irving, con la speranza dell’imminente firma di Thompson.
LeBron James che non vuole alzare nessuna polemica verso i compagni ma più semplicemente evidenziare gli errori commessi lo scorso anno con la voglia e la determinazione di far crescere i propri compagni, ci tiene a precisare: “Non si tratta di una mancanza di responsabilità da parte mia. Semplicemente, è necessaria una crescita da parte di tutti noi. Siamo uomini cresciuti, siamo professionisti e per questo motivo tutti devono contribuire”. Parole da leader vero che mettono sull’attenti i Cavs: se tutti svolgono il proprio compito in campo, il titolo NBA sarà molto più che un miraggio.
Per NBAPassion,
Mario Tomaino (Mariot_22 on Twitter)
Brutte notizie per Cavaliers ed i Miami Heat dai campi di allenamento: si fermano due giocatori molto importanti per le due franchigie, Iman Shumpert e Hassan Whiteside.
Per la guardia dei Cleveland Cavaliers è stato riscontrato un infortunio al polso che lo lascerà ai box fermo per un minimo di 12 ad un massimo di 14 settimane. Una brutta tegola in vista dell’inizio della regular season.
Stiramento al polpaccio invece per Hassan Whiteside: questo il bollettino medico invece in casa Miami Heat. Il Big Man, sorpresa positiva dell’ultima stagione, ha saltato l’allenamento odierno e si sta sottoponendo a delle terapie secondo quanto riportato dal suo head coach Spoelstra. L’infortunio è avvenuto in un allenamento venerdì: le sue condizioni sembrano migliorare anche se non si conoscono ancora i giorni che lo separano dal rientro a pieno regime.
Può essere considerata una Free agency senza troppi colpi di scena quella imbastita attualmente dai Cleveland Cavs: dopo la conferma di Kevin Love, che ha rifirmato con i Cleveland un contratto quinquennale da 110 milioni, è arrivata anche la firma di Shumpert, che invece rimarrà legato ai Cavs per 4 anni a 40 milioni di dollari con una player option per il quinto anno. Nonostante le diverse voci che nel corso della stagione volevano il ‘Beach Boy’ lontano da Cleveland, la scelta di rifirmarlo è apparsa abbastanza logica e scontata: Love è uno dei pochi (se non forse l’unico) FA disponibile sul mercato che rappresenti pienamente le caratteristiche dello ‘stretch four’ richieste dal gioco ideale di LeBron James.
E dopo una incredibile cavalcata ai Playoffs di cui è stato assoluto protagonista, anche Tristan Thompson ha deciso di rientrare nel contratto come Love con un quinquennale da 80 milioni. A Blatt ora l’arduo compito di far rendere al meglio Love e Thompson e il resto del pacchetto lunghi composto da Mozgov e il rientrante Varejao: 4 lunghi di assoluto livello che Blatt dovrà gestire nel migliore dei modi in campo e fuori, per non incorrere in fastidiosi mal di pancia da parte dei propri uomini nel corso della stagione.
La situazione di Lebron James rimane invariata ma sicuramente non interromperà il suo regno a Cleveland quest’anno: il re infatti dovrebbe essere uscito dal contratto per capire, da un lato, le reali intenzioni dei Cavs, e, dall’altro, per lasciare maggiore spazio di manovra al GM della franchigia: la sua firma non è per nulla in discussione.
Discorso a parte merita J.R. Smith invece: con una player option da 6,4 milioni rifiutata, ecco che adesso il futuro del giocatore sembra assai in bilico. Per sostituirlo i Cavs avevano valutato l’opzione Gordon Hayward che però ha immediatamente rinnovato il suo contratto con Jazz. Situazione da monitorare giorno dopo giorno, non sono da escludere colpi di scena.
Un altro nome che infiamma il mercato dei Cleveland è Dwyane Wade, grande amico di Lebron ed ex compagno di squadra agli Heat. Ai Cavs farebbe però comodo sicuramente un altro giocatore con quel potenziale, quel talento e quel carisma, specie se Smith dovesse decidere di fare le valigie e salutare la compagnia dopo soli 6 mesi. Una suggestione più che una reale trattativa, a causa anche di un Salary Cap che non consente grandi manovre visti i rinnovi milionari che Cleveland ha già dovuto affrontare.
Roster invariato, o quasi, insomma. La stagione di Cleveland si appresta ad essere da subito infuocata: gli stessi ragazzi che hanno raggiunto eroicamente le FInals al primo anno di convivenza, sono pronti a ripetere la storia, possibilmente con un finale diverso. E con un Love, un Varejao e un Irving in più, sperare di portare finalmente il primo titolo NBA della storia di Cleveland non è assolutamente un’utopia.
Per NBA Passion,
Andrea Arghittu
I Cavaliers usufruiranno della qualifying offer per Dellavedova ed Iman Shumpert, due protagonisti positivi dei playoffs 2015 della franchigia dell’Ohio, che è arrivata fino alle finali nonostante un numero di infortunati pauroso (Kevin Love ed Irving).
A rivelarlo è stato il GM David Griffin che ha anche parlato del futuro di Lebron James e Kevin Love: i due dovrebbero uscire dal loro contratto ma tornare entrambi per la prossima stagione.
44 punti, 8 rimbalzi e 6 assist: questi i numeri messi insieme da LeBron James nel corso di Gara-1 delle NBA Finals.
Una grande prestazione agli occhi di tutti o quasi, non per il diretto interessato però, che, come riportato da Basketballinsiders.com, ha dichiarato: “Dobbiamo giocare meglio tutti quanti, incluso me stesso. Non credo di aver fatto una grande prestazione. Devo sistemare ancora diverse cose in modo tale da essere più preciso offensivamente ed essere di maggiore aiuto per il team. Devo comunicare maggiormente in modo che anche difensivamente possiamo fare un passo in avanti. Non si tratta di qualcosa che riguarda soltanto me, è una questione che riguarda tutti quanti. Dobbiamo rivedere i filmati di Gara-1 per poter essere più incisivi in Gara-2”.

Nonostante i numeri messi insieme, LeBron James vuole fare uno step in avanti per cercare di portare a casa Gara-2
Nonostante il Playoffs-High fatto registrare, sembra proprio che il #23 dei Cavs non pensi ad altro che poter migliorare in vista della rivincita di Gara-2. Nonostante l’enorme mole di punti messi a segno, i Cavs hanno bisogno di mettere in moto gente come Jr Smith e Shumpert, risultati poco incisivi offensivamente nel corso di Gara-1, e la panchina, fattori ambedue fondamentali nelle vittorie fatte registrare sin qui nei Playoffs.
Non ci resta quindi che attendere ancora fino alla notte tra Domenica e Lunedi, per capire se effettivamente LeBron James e i Cavs riusciranno ad effettuare le migliorie necessarie per risultare maggiormente competitivi in vista di Gara-2.
Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)
Secondo Joe Vardon del Northeast Ohio Media Group, pare che i compagni di Kyrie Irving abbiano privatamente espresso la loro perplessità circa l’abilità del #2 dei Cavs di riuscire a giocare nonostante il dolore.
Irving, che ha accusato una tendinite al ginocchio sinistro, ha saltato le ultime due sfide contro Atlanta. Da quanto trapelato, sembra che Iman Shumpert più di tutti non abbia digerito la cosa. Nonostante non abbia fatto espressamente nomi, la guardia di Cleveland ha parlato apertamente di come di giocatori debbano giocare comunque aldilà del dolore percepito.
A difesa del playmaker dei Cavs, è intervenuto però LeBron James, che ha cercato di spiegare le difficoltà di Irving nel giocare con i problemi fisici che lo assillano: “È difficile giocare con la tendinite ti usura la gamba lungo tutto la durata della partita”. Dello stesso parere, è sembrato coach David Blatt, che ha assunto il ruolo di pompiere davanti alla stampa, nel tentativo di smorzare gli animi: “Non è vero che i ragazzi hanno perplessità sulla situazione di Irving, anzi. Sono ansiosi di rivederlo in campo”.
La Post-Season dei Cavs è stata alquanto sfortunata in termini di problemi fisici, nonostante i risultati suggeriscano il contrario: aldilà di Love, anche James e Shumpert hanno accusato diversi problemi fisici sin dalle Semi-Finals ma, nonostante ciò, hanno continuato a giocare senza dare troppo peso al dolore. Che sia questo il motivo che ha generato i mugugni nei confronti di Irving all’interno dello spogliatoio dei Cavs?
Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)
Aveva ragione J.R. Smith quando, solo qualche giorno fa, pubblicava su Instagram una foto che ritraeva la tristezza sua e dell’amico Iman Shumpert sulla panchina di New York e, allo stesso tempo, la felicità ritrovata in quel di Cleveland. “One man’s trash is another mans treasure”. Questo il laconico messaggio lanciato dalla guardia dei Cavs all’indomani della convincente Gara-6 disputata da lui e Shumpert.
Uno strano destino che li ha legati sin dai tempi di New York, dove Shumpert era il titolare e J.R. Smith faceva faville da sesto uomo. Poi il declino improvviso, con i Knicks incapaci di racimolare risultati, e il pubblico che ormai era stanco degli atteggiamenti, dentro e fuori dal campo, del nativo del New Jersey. La trade con i Cavs, allora, pareva l’unica soluzione sensata, con Phil Jackson che sperava di liberare quanto più spazio salariale possibile nel tentativo di accelerare il processo di ricostruzione: mai decisione fu più sbagliata.
Gli scarti di uno sono diventati il tesoro di un altro e, ieri, sera, è arrivata l’ennesima conferma.
Nel momento di massimo equilibrio quando, ai colpi di uno risponde l’altro, serve il colpo di genio del talento sopraffino; quel talento spesso irriverente, spesso fuori dagli schemi, spesso bistrattato. Quel talento che, aggiunto ad un pizzico di follia e ad una condizione psico-fisica pienamente ritrovata, può risultare il fattore X fondamentale nel proseguo di quest’avventura verso le Finals dei Cleveland Cavs. Nonostante le già ottime triple messe a referto nel secondo-quarto di gioco, J.R. Smith dà il meglio di sé nel terzo periodo, sfornando tutto il proprio repertorio in 10 minuti di talento assoluto: step back threes, catch and shoot threes, tiri contestati al limite dell’immaginazione; quando la mano è calda e la testa è ben salda sulle spalle, nulla è impossibile. J.R. spezza gli equilibri quando l’equilibrio era l’unico fattore a farla da padrona. Non è stato LeBron (che comunque ha disputato un ottima partita), non è stato Irving, non è stato nessun altro all’infuori di Smith: è stato l’ex Knicks a dare uno scossone alla partita, raffreddando il caloroso pubblico di Atlanta, smorzando al limite dell’incredulità l’entusiasmo generatosi attorno al team.
“Quando inizia a riscaldarsi, le sue mani diventano davvero bollenti”. Questo il laconico commento di coach Blatt al termine del match. 8-12 da tre, record di triple per i Cavs nei Playoffs e game, set and match portati a casa anche e soprattutto per merito suo: “Quando inizio a tirare” – dice J.R. – “I miei compagni mi dicono di continuare a farlo”. Segno che la fiducia in lui è tanta e lui la ripaga nel migliore dei modi.
Dopo tanti anni di alti e bassi passati tra Denver e New York, per lui sembra essere finalmente arrivato il momento della redenzione: J.R. Smith non è più un ragazzino immaturo, non è più un elemento di rottura all’interno dello spogliatoio: è diventato un elemento imprescindibile per i Cavs, l’X Factor che non t’aspetti ma che può fare la differenza spaccando le partite e rivelandosi decisivo come non mai nei momenti chiave delle partite.
Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)
Finalmente una partita. Non che le altre della serie non lo siano state, sia chiaro. Ma finalmente, dopo le due trasferte di Chicago ricche di intensità ma povere di spettacolo, Gara-5 è stata una partita nella quale si sono riviste giocate ricche di talento.
Dopo l’incredibile buzzer beater di LeBron James che ha sancito il pareggio nella serie, si ritorna a Cleveland dove, ad attendere i Cavs, c’erano ben 20562 spettatori pronti ad essere un fattore decisivo negli equilibri del match. Il segnale ad inizio partita dei Bulls è stato chiaro: vogliamo vincere. Partenza a fionda per gli uomini di coach Thibodeau, che attaccano la difesa dei Cavs sin dai primi secondi dell’azione, difendendo altrettanto egregiamente le iniziative del #23 e dei compagni: dopo appena 3 minuti di gioco, la precisione al tiro dei Bulls (4/5 dal campo) e la loro intensità difensiva (0/4 per Cleveland) gli consentono di comandare il match con un parziale di 12-2 che fan ben sperare. Ma se c’è da vincere, LeBron James vince. Dopo le critiche subite riguardo i pessimi tiri presi fino a Gara-4, quello visto ieri notte è stato un LeBron James in grande spolvero: 24 punti con 10-12 al tiro nel primo tempo per ‘The King’; Cleveland va al riposo con un vantaggio di +10.
Nel secondo tempo succede di tutto: l’episodio chiave è sicuramente il ‘flagrant 2’ inflitto a Taj Gibson. Cleveland si porta sul +17 a 8 minuti dal termine ed è lì che gli uomini di Blatt si spengono. Ormai sicuri della vittoria, concedono ai Bulls l’opportunità di tornare a -2 con ancora 1 minuto di gioco. La palla persa ingenuamente da Dellavedova, fa presagire il peggio per i tifosi dei Cavs: la rimonta sembra ormai ad un passo. Tutto sembra concretizzarsi su una tripla sbagliata da Irving; Rose parte a razzo verso il canestro, voglioso di riportare finalmente in parità il match, Dellavedova lo contrasta egregiamente ma il #1 di Chicago riesce ad ogni modo a tirare ma, dalle retrovie, sbuca la mano di LeBron a dire di no, “questa rimonta non s’ha da fare”.

Grande prestazione nella notte per LeBron James: 38 punti, 12 rimbalzi, 6 assist, 3 stoppate e 3 palle rubate per ‘The King’ nella notte.
Finisce così 106-101 per Cleveland, con una magnifica prova di LeBron James, sostenuto in particolare da Shumpert e Irving, che sembra essersi ripreso dopo i problemi fisici accusati in Gara-3; lato Bulls, Rose sempre il più pericoloso, nonostante un problema alla mano che nel secondo tempo ha ridotto il suo impatto nella partita, bene anche Dunleavy, autore di un ottimo break nell’ultimo periodo di gioco.
“Penso che lo staff abbia fatto un buon lavoro, permettendomi di essere determinante. Ho semplicemente provato ad essere più aggreviso”. Così LeBron ha parlato a fine match. E c’è da giurarci. Il James ammirato nella notte è un lontano parente di quello prevedibile e sterile visto nelle precedenti sfide. 38 punti, 12 rimbalzi, 6 assist, 3 palle rubate, 3 stoppate e 0 palle perse; la difesa di Butler è stata finalmente annullata: “Nessuna palla persa. E’ sempre la prima cosa che guardo a fine partita per essere il più efficiente possibile per il team”. Prestazione importante per lui, vittoria che è merito suo e merito del team, con Irving su tutti che, nonostante i continui acciacchi, ha sfoderato una prestazione importante: “Questa mattina mi sono sentito bene. Sentivo che sarebbe stata una gran giornata.” – ha detto Kyrie, che nel corso della serie ha evidenziato alcune lacune a livello mentale che deve risolvere al più presto – “Per me questa è la più grande sfida mentale della mia carriera perché sto cercando di dare di più ed essere ciò che LeBron è per tutti noi”. Una responsabilità importante per un ragazzo di 23 anni.
D’altro canto, però, i Bulls non posso che essere rammaricati per quanto sta accadendo nella serie: nonostante la grave assenza di Pau Gasol, Rose e compagni stanno sprecando l’importante occasione di poter eliminare dei Cavaliers in piena emergenza. La franchigia di Cleveland, dall’inizio della serie ad oggi, non ha di certo brillato in quanto a fortuna, con diverse situazione a loro sfavore:

Bulls: così non va. Nonostante diversi fattori a vantaggio, Chicago non riesce ad imporsi nella serie.
Nonostante tutti questi fattori in favore di Chicago, Rose e compagni non hanno mai dato l’impressione di poter comandare per lunghi tratti le partite, evidenziando dei paurosi cali lungo tutte le sfide della serie; un problema evidenziato già in Regular Season.
Se la difesa, ad ogni modo, lavora piuttosto bene in alcune situazioni, l’attacco, con la perdita di Gasol, è affidato quasi totalmente nelle mani di Rose: se gira lui la fase offensiva dei Bulls ne risente in meglio.
Adesso si decide tutto in Gara-6: i Cavs vogliono chiudere la pratica, i Bulls vogliono lasciare vive le speranze di un’incredibile ribaltone in Gara-7. Il tempo per ricaricare le batterie e riordinare le idee è poco ma, quel che è certo, è che sarà l’ennesima, combattuta battaglia della serie.
Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)

