Settimana a dir poco disastrosa per la franchigia dell’Illinois, ancora privi sia di McDermott e Dunleavy: il bilancio degli ultimi sette giorni conta una sola vittoria su quattro partite disputate: mercoledì una sconfitta sonante in casa contro un’abbordabile –almeno sulla carta- Utah, che asfalta i Bulls di venti lunghezze con un parziale killer nella seconda parte di gara e da il via alla crisi di risultati.
Giovedì gara in trasferta contro una Washington in forma in questo momento della stagione: il primo quarto si chiude con i padroni di casa già in vantaggio di 17 punti e con Chicago che incassa il colpo, non riuscendo mai veramente a reagire. Back to back, arrivano i Bucks privi di Larry Sanders, Chicago invece deve fare a meno di Rose per un fastidio al ginocchio sinistro (una maledizione vera e propria).
Pau Gasol tira fuori dal cilindro il suo nuovo career high, a 34 anni e alla sua sedicesima stagione nella lega: prende per mano i compagni e li guida senza mezzi termini alla vittoria. Il catalano gioca una gara suntuosa, condita da 46 punti con 17/30 al tiro, 18 rimbalzi (di cui 8 offensivi), 3 assist e il 92% dalla linea della carità. Mostruoso. Giudizio col quale s’è trovato d’accordo anche Noah: “Fare quello che ha fatto Pau stasera ti fa capire che genere di giocatore è, se firmi un career high alla tua diciassettesima stagione, beh, non sei un giocatore come tutti gli altri. E’ stato straordinario.” Arriva dunque la prima W dopo due sconfitte molto pesanti: ossigeno puro.
Due giorni dopo, sempre tra le mura amiche, ospiti questa volta i Magic; Orlando gioca una partita di grande intensità e chiude avanti di 8 all’intervallo. Come capita molto spesso in NBA, nel terzo quarto una delle due squadre cerca di mettere la freccia, e i Magic scappano senza quasi lasciare scampo ai padroni di casa, chiudendo in vantaggio di 15 punti a dodici minuti dalla fine: la reazione per la verità arriva coi Bulls che scrivono 36 ai punti segnati nell’ultimo quarto, ma ormai è troppo tardi: finisce con un’altra sconfitta (121-114).
Sconfitte che evidenziano forse una fragilità difensiva inaspettata ad inizio anno: tanti, troppi i punti subiti con Snell in quintetto, mentre l’unica vittoria è arrivata stranamente (neanche troppo) senza un Rose che prova a tirare da tre senza avere però percentuali di realizzazione anche avvicinabili alla sufficienza. Serve intensità, serve ritrovare la cattiveria: forse è solo una settimana di appannamento, ma può succedere nell’arco di una lunga stagione, ma l’importante è ripartire al meglio, già da questa notte.
Obiettivi Futuri:
Il calendario in questo periodo si fa davvero tosto per Chicago: le prossime partite vedranno impegnati i Bulls contro squadre di prima fascia quali Washington (occasione per una rivincita a pochi giorni di distanza), Atlanta, forse la squadra più in forma insieme ai soliti Warriors, Cleveland, che ha recuperato anche James. gli Spurs, che sono sempre gli Spurs, ed i Dallas Mavericks , in questo periodo sinceramente imprevedibile causa reboot di sistema del programmatore Rondo.
Insomma, un banco di prova a dir poco ostico ma anche importante per testare la durezza mentale e fisica della squadra, che avrà necessità di ritrovare un Butler che nelle ultime uscite è stato a dir poco sotto quelle che, legittimamente ormai, ci si aspetta debbano essere le sue attese. Un cenno anche a Mirotic, che sta tirando male e, almeno dalle sue ultime interviste, ha intenzione di riscattarsi immediatamente. Cosa riserverà il futuro a Chicago?
Per NBA passion,
Nicola Silprandi.





