All’AT&T Center di San Antonio va in scena il secondo atto tra gli Spurs, padroni di casa, e i Portland Trail Blazers. Rispetto alla partita di pochi giorni fa, la gara è molto diversa. I ritmi sono più bassi, le difese più attente e gli attacchi faticano molto a trovare la via del canestro, specialmente nei primi due quarti di gioco.
I texani riescono in qualche modo a portarsi in doppia cifra di vantaggio, grazie soprattutto, come spesso accaduto in questa stagione, alla sua second-unit, guidata nel primo tempo dalle giocate di Mills e Diaw, mentre i Blazers vengono limitati parecchio dalla ottima difesa della squadra di coach Popovich. Il punteggio alla fine del 2 quarto è bassissimo: il 36-28 in favore degli Spurs testimonia al meglio l’andamento del match fino a quel momento.
Al rientro dagli spogliatoi le due squadre scendono sul parquet con una mentalità completamente diversa. I ritmi si alzano e a beneficiarne è lo spettacolo offerto al pubblico. Le due squadre si affrontano a viso aperto e gli ospiti riescono a mettere pressione ai nero-argento fino alla fine, portandosi addirittura ad un solo possesso di svantaggio dopo la tripla di Noah Vonleh (la sua prima tripla stagionale, dopo che nelle partite precedenti aveva tirato 0-7 da oltre l’arco).
Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. E’ questa la frase perfetta per descrivere quello che succede nel momento di massima difficoltà per gli Spurs. Dalla panchina esce Manu Ginobili, fino a quel momento in netta difficoltà come tutti i suoi compagni e a secco di punti nel primo tempo, sfornando una delle sue prestazioni migliori della carriera. Nel solo quarto periodo segna 14 dei suoi 17 punti finali, di cui 9 consecutivi negli ultimi 4 minuti di gioco. I compagni lo cercano di continuo e lui li ripaga infilando canestri da ogni parte del campo e in ogni modo possibile. È lui, quindi, il protagonista assoluto della vittoria (93-80 il punteggio finale) degli speroni texani, che vincono la loro 5 partita consecutiva e incrementano il loro record a 8 vittorie e solo 2 sconfitte.
SPURS
Cosa ha funzionato: Nel primo tempo la squadra di Popovich ha messo in mostra una difesa fenomenale, sia sul perimetro che nel pitturato, permettendo agli avversari di segnare solamente 28 punti alla fine dei primi due quarti. Kawhi Leonard sta crescendo ancora e inizia anche a dominare fisicamente gli avversari più grossi di lui (schiacciata monstre su Mason Plumlee). La second-unit, invece, si conferma come una delle migliori della lega, regalando ancora una volta la vittoria alla squadra. Da registrare anche le pochissime palle perse (solamente 6), dato in netto miglioramento rispetto alle precedenti uscite.
Cosa non ha funzionato: Se la difesa ha lavorato alla grande nei primi due quarti, lo stesso non si può dire per l’attacco. La squadra ha trovato moltissime difficoltà a costruire dei tiri puliti e quelle poche volte che ci è riuscita è stata molto imprecisa nelle conclusioni, specialmente dal perimetro. LaMarcus Aldridge ha fatto un enorme passo indietro, rispetto alle buone prestazioni offerte contro i Knicks e i Sixers, risultando un elemento entraneo agli schemi offensivi di Popovich, lavorando comunque alla grande in fase offensiva.
BLAZERS
Cosa ha funzionato: Nella seconda parte di gara la squadra ha messo in campo tanta grinta e tantissimo cuore, rischiando di vincere la partita a casa di una delle franchigie favorite per il titolo. Damian Lillard ha giocato una partita all-around, condita da 27 punti, 7 rimbalzi e 6 assist, risultato imprendibile per lunghi tratti del 3 e del 4 quarto.
Cosa non ha funzionato: Il reparto lunghi non si sta dimostrando all’altezza delle ambizioni della squadra: Plumlee non viene sfruttato al pieno delle sue potenzialità e Chirs Kaman, schierato titolare al posto dell’infortunato Myers Leonard, è stato più un danno che altro per i propri compagni. La second-unit non può reggere il confronto con gli altri secondi quintetti nella lega.
MVP DELLA PARTITA: Manu Ginobili.
PEGGIORE IN CAMPO: Chris Kaman
TABELLINI
Per NBA Passion,
Giuseppe Fagnani (@dartfagnans)



