Simpatico gesto quello accaduto ieri in California. Durante la gara di pre-season tra i Lakers e i Warriors, un indemoniato Stephen Curry (25 punti alla fine) è stato protagonista di uno show. Una delle quattro bombe messe a bersaglio, infatti, è partita davanti al naso di Kobe Bryant, dopo un’assidua difesa sul numero 30 di Golden State. Risultato? Solo retina. E il Mamba reagisce così…
Stephen Curry
Golden State Warriors, Curry: “Ero legatissimo a Mark, ma Kerr farà benissimo”
di Luca Fazzini
Scritto da Luca Fazzini
Steph Curry è pronto. Il giocatore dei Warriors dopo un Mondiale da protagonista, coronato con la vittoria finale con Coach Krzyzewski, ha parlato della sua avventura a Golden State per la prossima stagione, con un nuovo coach : “Ero legatissimo a coach Mark Jackson, è stata dura accettare la scelta della dirigenza subito dopo la sconfitta in gara7 contro i Clips. Kerr farà benissimo, ci conosciamo in spogliatoio e siamo una squadra unita. Potremo senza infortuni toglierci soddisfazioni, anche grazie a Shaun Livingston, arrivato quest’estate. E non vedo l’ora di sfidare Steve Kerr nelle gare da tre punti in allenamento”.
Steph è pronto i Warriors possono stare tranquilli.
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Golden State Warriors, Thompson vuole il massimo salariale: la dirigenza tentenna
Scritto da Olivio Daniele Maggio
Neanche il tempo di archiviare il Mondiale conquistato con Team USA che Klay Thompson è già proiettato alla prossima regular season con i suoi Golden State Warriors. Al momento però sembra che ci sia un’altra questione a tenere banco in quel di Oakland.
La franchigia e la guardia infatti starebbero già parlando di una eventuale estensione contrattuale: l’attuale accordo con Thompson scade nel 2015 e la società non ha alcuna intenzione di lasciarlo diventare restricted free agent. La strada appare comunque in salita: secondo quanto riportato da Chuck Myron di ‘Hoops Rumors ‘, l’agente del giocatore, Bill Duffy, avrebbe chiesto il massimo salariale per il suo assistito. Nonostante i Warriors apprezzino ( e non poteva essere altro) il classe 1990, la richiesta fatta dal procuratore fa tentennare la dirigenza, pronta a fare la sua proposta per blindare uno degli Splash Brothers (l’altro è Stephen Curry, ndr).
Nell’ultima stagione Thompson ha messo a referto una media di 18.4 punti, 3.1 rimbalzi e 2.2 assist a partita, mentre nella post season ha totalizzato 16.4 punti, 3.6 assist e 3.4 rimbalzi a partita.
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (daniele_maggio on Twitter)
Le mie migliori Point Guard ad Ovest (più qualche outsider)
A differenza di altre classifiche, nelle quali si arrivava tranquillamente a prendere i migliori 5 lasciando fuori giocatori che per numero di partite giocate, infortuni e mancata qualificazione ai playoffs non avevano le cifre e i risultati di squadra adatti per essere inseriti nella top 5, per le Point Guard il discorso è diverso, essendoci tantissimo talento distribuito su quasi tutte le squadre dell’Ovest e dovendo quindi fare una classifica che coniughi statistiche e raggiungimento di determinati traguardi di squadra, senza trascurare le proprie simpatie. Si parte!
5) Mike Conley Jr: Memphis Grizzlies, 1987. Il figlio d’arte (il padre fu campione olimpico nel salto triplo nel 1992), scelto al draft 2007 con la 4° chiamata dai Memphis Grizzlies, al settimo anno di esperienza NBA può finalmente essere messo nell’èlite del basket americano. Play vecchio stampo, che per necessità ha sviluppato una pallacanestro molto tattica e ragionata, con ritmi non necessariamente frenetici vista la struttura fisica molto diversa dalle altre PG come Westbrook, Lillard, ma anche lo stesso Paul. La cocente sconfitta patita in gara 7 contro i Thunder, sicuramente condizionata dalla squalifica a Zach Randolph, ha fermato i sogni di gloria di Conley e di una Memphis che forse il prossimo anno, con l’aggiunta di Carter, può sperare finalmente di tentare la scalata fino in fondo. Il tutto contando sull’ennesimo anno di esperienza accumulato da Conley, giocatore sempre migliorato a livello di statistiche anno dopo anno. I 9.4 punti della stagione 2007-08 sono diventato 17.2 quest’anno, passando gradualmente per 10.9, 12.0, 13.7, 14.6, mostrando una leadership sempre maggiore e una capacità di assumersi anche le proprie responsabilità in attacco che sorprende sempre di più. I 6 assist di media ne fanno poi comunque uno dei top 10 nella Lega, ma l’impressione è che per valutare a 360° l’operato di Conley i numeri siano abbastanza relativi.
4) Russell Westbrook, Oklahoma City Thunder, 1988. Odi et amo. Probabilmente il giocatore più pazzo della Lega, capace di sfornare triple doppie nei playoffs come nemmeno i più grandi di sempre, ma di prendersi 35 tiri in una partita segnandone 10 e perdendo palloni in doppia cifra. Russell Westbrook è da tante persone indicato come il principale responsabile degli insuccessi di Okc, ma le cifre (in questo caso mostruose), non sembrano fare di lui o almeno solo di lui l’indiziato principale. Enorme realizzatore, questo lo ha già fatto capire ampliamente negli anni passati, essendo reduce da 4 stagioni consecutive sopra i 21.8 di media (suo minimo dal 2010-11, registrato quest’anno. Gli 8 assist di media della stagione da sophemore e della terza stagione nella Lega sono però numeri abbastanza irraggiungibili, considerato che sono aumentati i tiri presi, rimanendo sulle quasi 4 palle perse di media. Un giocatore che, in quanto a numeri, produce di tutto sia in positivo che in negativo. Chi ha aspettato i playoffs per attribuirgli responsabilità e colpe non sue, ha avuto sia materiale a supporto che prestazioni incredibili che hanno spostato forse le critiche su KD (nella serie coi Clippers a tratti dominato difensivamente da Paul e in enorme difficoltà nel far uscire la palla dai raddoppi). In ogni caso, c’è ancora chi pensa ed è convinto, numeri alla mano, di avere davanti una fenomenale guardia più che un playmaker in senso pieno, ma nel basket dei tempi attuali Russell Westbrook incarna perfettamente il concetto di nuova Point Guard, che riesce a coinvolgere (nel suo caso non sempre) i compagni ma è allo stesso tempo capace di segnarne 40 per più sere consecutive. La fisicità rimarrà la sua caratteristica saliente e prevarrà, almeno fin quando il corpo supporterà il tutto, per altri ancora; ma quando sarà costretto a ragionare di più e saltare di meno, ho l’impressione che vedremo un giocatore molto più completo e ancora più sorprendente.
3) Damian Lillard, Portland Trail Blazers, 1990: un futuro MVP. 24 anni tra due giorni e una leadership che nessuno dei giocatori citati finora aveva mostrato nei suoi primi due anni. Migliorato rispetto all’anno da rookie in percentuale da 3, rimbalzi, palle perse (sceso a 2.4 rispetto alle 3), punti per partita (20.7 contro 19), e sicuramente prossimo a scollinare sui 25 di media. Lillard sembra un Russell Westbrook che fa meno affidamento sul fisico, senza dispensare giocate sopra al ferro, ma prediligendo la leadership silenziosa e il controllo mentale della partita senza mai andare oltre le righe. Portland è uscito al primo turno, è vero, e ci sono altri giocatori che essendo andati più avanti meriterebbero ben altro piazzamento, ma tutti sanno che la debolezza maggiore del team è stata la pochezza della panchina, mai dimostratasi all’altezza dei 5 solidi starters capeggiati da Lillard. Aldridge, pare, sta riflettendo sull’estensione contrattuale, ma se fossimo in lui non esiteremmo un secondo a scegliere di giocare con il futuro migliori play dell’NBA. E’ solo questione di tempo, il prossimo anno potrebbe già essere quello della consacrazione finale.
2) Chris Paul, Los Angeles Clippers, 1985: Leader della classifica degli assist per partita, 10.7 di media, 2.5 palle rubate, 4.3 rimbalzi e 19.1 punti. Altro da dire? Teoricamente no, ma da un giocatore capace di sfornare numeri del genere da quando è entrato nella Lega praticamente, e vicino ormai ai 30 anni, si chiede solo un’ultima cosa per la definitiva consacrazione come Hall of Famer: l’anello. La mia idea è che, nonostante i Clippers abbiano nello spot di ala piccola (Barnes, Granger, Dudley non si sono dimostrati all’altezza e la speranza è che possano mettere le mani su Deng dopo che Pierce si è accasato ai Wizards), unito alla vulnerabilità di DeAndre Jordan che per forza di cose viene fatto accomodare in panchina negli ultimi minuti per evitare falli sistematici stile HakaShaq, un minimo di responsabilità vadano attribuite comunque anche a Cp3. La completezza dei numeri non si discute, la capacità di prendere la squadra per mano e portarla a rimonte impossibili nemmeno, ma forse a Paul manca una totale concentrazione, che spesso lo porta a compiere clamorosi passi falsi come nei playoffs di quest’anno contro i Thunder (il tentativo di tiro da 3 per subire il fallo, poi non arrivato, che ha permesso ai Thunder di vincere gara 5 dopo essere stati a -6 a 40 secondi dalla fine e -2, con palla a Paul appunto, a 17 secondi dalla fine..situazione in cui Westbrook stava cercando di fare fallo e Paul perse clamorosamente il pallone ). CP3 ha sicuramente i mezzi per non cadere in errori del genere, poi pagati sanguinosamente, e a 30 anni per raggiungere la perfezione che potrebbe significare titolo, basterebbe evitare alcuni cali di concentrazione. Altra cosa, difensore sottovalutatissimo, ben oltre la statistica delle palle rubate. Ricordate la difesa su KD, che mandò l’MVP totalmente in crisi!?
1) Tony Parker, San Antonio Spurs, 1982: 28° scelta del draft 2001, chilometri macinati sul campo da gioco, passaggio da una dinastia a un’altra, ma sempre a fianco del suo amico Tim Duncan. Uno ha fatto le fortune dell’altro, e Tony merita di essere in alto in questa classifica perché, al di là dei numeri, con la sua struttura fisica e una piccola propensione agli infortuni, è eroico arrivare a 5 anelli ed essere, SEMPRE, protagonista in tutte le edizioni degli Spurs da titolo. 17.1 punti di media in 13 stagioni NBA, 6 assist, 2.5 palle perse (pochissime se spalmate su una carriera intera, e contando quindi anche i primi anni di apprendistato da coach Pop). Il neo, forse, la difesa. Ovviamente penalizzato in una posizione in cui ormai dominano bestie di 100 chili, ma alla fine contano i risultati, e chi può dargli torto? In una Lega camaleontica soprattutto in questa estate, con i finalisti dell’est ormai in ricostruzione, Indiana ancora cantiere aperto, Okc che non ha ancora messo le mani su un lungo per sostituire Perkins, siamo sicuri che anche il prossimo anno non saremo costretti a dare ragione al franco-belga?
0) Stephen Curry, Golden State Warriors, 1988: sarete rimasti sorpresi, ma era prevedibile che in questa classifica ci fosse un lieto fine. Troppo talento per metterne solo 5, lasciando comunque clamorosamente fuori Dragic, migliorato tantissimo, e Lawson, ma lasciate che almeno 6, per non mettere fuori un Conley che comunque rimane un signor giocatore, vengano messi. Tornando a noi, come può contestarsi una scelta del genere? Steph Curry, nonostante il fisico esile e una paurosa propensione agli infortuni soprattutto nei primi 2 anni, è la point guard migliore ad Ovest, e credo nell’intera Lega. Per lui mi sono permesso di fare eccezione alla regola per cui si dovevano coniugare risultati personali e obiettivi di squadra, ma lo si è fatto con la consapevolezza di essere davanti un futuro Hall of Famer. 17.5, 19.9, 18.8, 21.6, 23.7 punti di media nelle sue prime 5 stagioni bastano? No? Allora 5.9, 5.8, 5.3, 6.9, 8.5 assist di media? Ma come, 8.5 assist facendo quasi 24 a partita? Ecco, siamo davanti a un giocatore unico. In più, tiratore da 90% in carriera ai liberi, record per triple segnate in singola stagione lo scorso anno, 44% in carriera da 3, “solo” 3 palle perse di media, obiettivamente poche per quanto ha la palla nelle mani. La mia idea è che coach Mark Jackson gli abbia dato una serenità mentale, una fantasia e una capacità di fare quasi sempre la scelta giusta, che difficilmente troverà in Steve Kerr. Probabilmente da quest’ultimo coach Steph potrà prendere tantissimo sotto il profilo caratteriale, ma onestamente sembra un giocatore difficilmente migliorabile, entrato per molti come specialista ma diventato macchina infernale da assist e punti. Anche per lui, sperando in qualche mossa di mercato azzeccata dei Warriors (che si sono, per il vero, mossi comunque benissimo negli ultimi anni), il prossimo anno dovrà essere quello decisivo, perché con un giocatore del genere non ci si può accontentare di un primo turno playoff; e, difatti, non si sono accontentati e hanno dato il benservito a coach Jackson.
Durante la premiazione di giocatore più benevolo dell’NBA, Stephen Curry ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardo al licenziamento di Mark Jackson dalla panchina dei Warriors: “Sono sconvolto. Non mi aspettavo che scegliessero il sostituto così in fretta. Pensavo volessero aspettare un altro po’, ma evidentemente non era questo il pensiero della dirigenza. Comunque sia, siamo consci del fatto che tutte queste operazioni sono volte alla vittoria del titolo, e per questo apprezzo molto il lavoro che si sta facendo”.
Domani sera vedremo andare in scena una sfida dal tasso tecnico ed atletico di primo piano, tra due delle migliori Point Guard della National Basket League: Stephen Curry e Chris Paul, che scenderanno da avversari sul parquet dello Staples Center di Los Angeles nel game 1 della serie dei playoffs che vede contrapporsi Warriors e Clippers.
La “seconda squadra di LA” si è qualificata a questi playoffs come terza forza dell’ovest (rischiando di soffiare il secondo posto in extremis ad OKC), dopo una stagione cominciata bene e finita meglio, sotto l’egida di Doc Rivers e grazie ai colpi di un Blake Griffin definitivamente esploso nella sua forza disarmante, servito a dovere da un grandioso CP3, che ha saputo piazzare giocate magistrali, assicurando poi anche continuità e punti. I Warriors, dall’altra parte, hanno basato molto del loro successo sugli Splash Brothers, la coppia Curry-Thompson, che ha spesso risolto le pratiche più scottanti per il team di Mark Jackson, ben supportata dalle solide prestazioni di Iguodala, Lee, O’Neal e Bogut, che però starà fuori durante la prima face dei playoffs per una frattura ad una costola. I guerrieri di Oakland si sono qualificati come sesti della Western Conference, con un record di 51 vittorie e 31 sconfitte: Jackson ha saputo creare in pochissimi anni un team dinamico, concreto, giovane ma in grado di competere con i maggiori team della lega. Un ostacolo durissimo, dunque, per la squadra di Rivers, data comunque per favorita.
Una chiave di lettura per la serie che vede GS e LAC avversarie nei PO, può essere proprio l’osservazione delle due PG: Chris Paul viene da più parti considerato il play migliore della lega, e le sue giocate lo testimoniano. 19.1 punti e 10.7 assist a partita, nella stagione 2013/2014, che migliorano fino ad arrivare a 28 punti e 12.6 assist a partita nelle gare contro i Warriors (CP3 ne ha giocate 3/4). La sua capacità di demolire le difese avversarie, con la sua straordinaria mobilità e vivacità, potrebbero far fuori qualsiasi avversario: se CP3 sta in partita, per i Warriors il gioco si fa davvero duro, perchè è l’esperienza quella che ancora manca a Curry e compagni, a differenza del trio Jordan-Paul-Griffin.
Dall’altro lato Steph Curry vanta 24 punti e 8.5 assist a partita in stagione (22 punti e 9.5 assist nelle sfide contro i Clippers), con una regolarità al tiro che fa invidia ai più grandi della storia della NBA: è stato il primo a mettere a segno più di 250 triple a stagione per due anni consecutivi, registrando un 47.1% al tiro dal campo e un 42.4% al tiro da tre ( contro i 46.7% e 36.8% di Chris Paul). Purtroppo Curry pecca ancora nelle palle perse, mentre le palle rubate sono una peculiarità di Paul: il play di Los Angeles potrebbe tentare di sfruttare questo punto debole dell’avversario, come ha fatto nella prima gara di season contro i Warriors, che ha visto ben 11 palle perse per Curry e 6 steals per CP3.
Un ultimo dato statistico: l’ultima volta che due Point Guard con una media punti più alta di 19 punti per gara si sono affrontate ai playoffs era il lontano 1991, e quelle due PG erano Magic Johnson e Tim Hardaway Senior. Questo è l’ultimo di una lunga serie di dati che ci indicano quanto Los Angeles Clippers VS Golden State Warriors possa davvero essere la più entusiasmante serie playoffs di quest’anno.
V. Sanfilippo, @sanfi_fm
Marco Belinelli con molta probabilità farà parte del “Three point shootout Contest” durante l’All-Star Game
Scritto da Marco Tarantino
Non è ancora ufficiale, ma con molta probabilità il “nostro” Belinelli parteciperà al “Three point shootout Contest”, famigerata gara di tiratori dalla lunga distanza durante l’All-Star Game.
Insieme a lui ci saranno Kevin Love dei Minnesota Timberwolves, Kyrie Irving in forza ai Cleveland Cavaliers, Kyle Korver degli Atlanta Hawks e Steph Curry, protagonista dei Golden State Warriors.
L’ex Bologna è attualmente al primo posto nelle statistiche attuali dei tiratori da 3 in NBA, seguito da Marshall dei Lakers e da Kyle Korver.
Durante la passata edizione il vincitore fu Kyrie Irving dei Cavs, che superò in finale Matt Bonner dei Spurs per 23-20.
E’ dal 2007-2008 (Jason Kapono) che nessun giocatore vince il contest per 2 turni consecutivi.
All’ORACLE Arena di Oakland i Golden State Warriors affrontano i Denver Nuggets. Nel primo quarto partono forti i Warriors, ma i Nuggets vengono fuori nel finale di tempo e riescono a recuperare e superare i padroni di casa per 35-32. Nel secondo periodo Denver cerca l’allungo, mentre i Warriors cercano, frettolosamente, di recuperare. Gli attacchi di Golden State, però, sono troppo frettolosi per portare a buoni risultati ed il secondo quarto, e quindi il primo tempo, si chiude sul 65-58. Al rientro sul parquet i Nuggets hanno una leggera flessione ed i Warriors riescono, a 3:23 dalla fine a pareggiare, ma, improvvisamente, si riaccendono i giocatori di Denver, che chiudono il quarto sul 91-82. Nell’ultimo periodo, nonostante i tentativi dei padroni di casa, la partita prosegue sulla falsa riga del resto della partita ed i Nuggets chiudono sul 123-116.
Per i Nuggets buone prestazioni di Wilson Chandler, autore di 22 punti, e di Ty Lawson, in doppia doppia con 22 punti e 11 assist, e Foye, 21 punti. Buona prova anche di Nate Robinson, 24 punti dalla panchina.

Per i Warriors buone le prove di David Lee, 28 punti e 11 rimbalzi, Stephen Curry, 24 punti, e Thompson, 21 punti.
All’ORACLE Arena di Oakland i Golden State Warriors affrontano i Boston Celtics. Grande avvio di gara dei Warriors, che dopo 2 minuti e 50 hanno un parziale di 2-10. I Celtics, però, riescono a recuperare chiudendo il primo quarto sul risultato di 21-24. Nella ripresa Boston riesce ad andare a recuperare, e sorpassare, lo svantaggio del primo quarto. Il primo tempo si chiude con il risultato di 49-47, ottenuto grazie a Bradley, che mette 2 punti sulla sirena. Al rientro sul parquet, però, i Celtics non riescono a confermare il momento positivo avuto nel secondo quarto e vanno di nuovo sotto. Golden State non riesce ad approfittare del momento non positivo degli ospiti e riesce a prendere un vantaggio di soli 5 punti. Nell’ultimo periodo Boston ci mette il cuore e, quando mancano 11 secondi alla fine, trova il pareggio con Jeff Green. Ma, evidentemente, i Celtics hanno fatto i conti senza l’oste, che in questo caso è Stephen Curry. Il tiratore di Golden State mette dentro la palla del 97-99 a 2 secondi dalla fine, che, grazie anche all’errore sulla sirena di Wallace, risulta decisivo.
Per i Warriors grande prestazione di Andre Iguodala, autore di 22 punti. Buone anche le prove di Curry, 19 punti e 7 assist, Klay Thompson, autore di 17 punti, e David Lee, autre di 16 punti.

Per i Celtics ottima prova di Jeff Green, in doppia doppia con 24 punti e 11 rimbalzi. Buona anche la prova di Sullinger, doppia doppia dalla panchina con 21 punti e 11 rimbalzi, e Humphries, 16 punti e 14 rimbalzi.
Per Dunk NBA
Shedly Chebbi
I primi due mesi della stagione NBA 2013/2014 si sono conclusi, e il giornale online bleacherreport.com ha stilato la classifica dei 5 migliori giocatori per ruolo. Per quanto riguarda i playmaker ovviamente non compaiono due super stars: si tratta di D-Rose, infortunatosi nuovamente a Portland dopo un anno di inattività e che ha disputato pochissime gare in questa season, e neanche Rondo, play dei Boston Celtics, vicino al rientro, ma che ha praticamente saltato tutto il 2013. Vediamo quindi come si compone il “quintetto” dei 5 migliori playmaker NBA:
Al 5° posto
Tony Parker
Team: San Antonio Spurs
Age: 31
2013-14 Per-Game Stats: 18.0 points, 2.5 rebounds, 6.1 assists, 0.0 blocks, 0.6 steals, 19.88 PER
Al 4° posto
Damian Lillard
Team: Portland Trail Blazers
Age: 23
2013-14 Per-Game Stats: 21.4 points, 3.6 rebounds, 5.8 assists, 0.3 blocks, 0.8 steals, 20.16 PER
Al 3° posto
John Wall
Team: Washington Wizards
Age: 23
2013-14 Per-Game Stats: 20.2 points, 4.2 rebounds, 9.0 assists, 0.4 blocks, 2.1 steals, 20.93 PER
Al 2° posto
Stephen Curry
Team: Golden State Warriors
Age: 25
2013-14 Per-Game Stats: 23.4 points, 4.7 rebounds, 9.6 assists, 0.3 blocks, 1.9 steals, 23.32 PER
Al 1° posto
Chris Paul
Team: Los Angeles Clippers
Age: 28
2013-14 Per-Game Stats: 19.7 points, 4.7 rebounds, 11.3 assists, 0.1 blocks, 2.5 steals, 27.35 PER
All’AmericanAirlines Arena di Miami gli Heat ospitano i Golden State Warriors di Stephen Curry. La partita non delude le aspettative ed il primo quarto è altamente spettacolare con gli Heat costretti a rincorrere fin da subito ed i Warriors, trascinati da Curry e Lee, a cercare di allungare sui padroni di casa. A confermarsi già dal principio una delle squadre più forti della lega sono gli ospiti, che chiudono il primo quarto sul risultato di 38-33. Nel secondo periodo la partita si fa più equilibrata e Miami riesce a rispondere punto sul punto agli attacchi di Golden State. Tuttavia i padroni di casa non riescono a raggiungere gli ospiti e si va al riposo sul risultato di 65-60. Al rientro sul parquet la musica non cambia ed i Warriors sembrano avere molta più fame rispetto agli Heat. La decisione con cui Golden State riesce ad attaccare, e difendere, è impressionante tanto che la reazione del Magnifico Trio James-Bosh-Wade non porta i frutti desiderati e i Warriors allungano ulteriormente. 96-87 il risultato che conclude il quarto. Nell’ultimo periodo i Warriors non danno l’allungo decisivo, ma gli Heat non riescono a recuperare. Golden State vince anche su Miami rilanciando, ulteriormente, la propria condidatura ad essere protagonisti anche ai play-off.
Per i Warriors grandi prestazioni di David Lee, doppia doppia fatta da 32 punti e 14 rimbalzi, e Stephen Curry, che realizza 36 punti e 12 rimbalzi.

Per Miami non bastano le buone prestazioni dei vari James (26 punti), Wade (22 punti) e Bosh (19 punti).























