Zona Nuggets, momento di forma assoluta, chiamatela come volete, ma la squadra proveniente dal Colorado sembra non volersi fermare più e puntare a quel, forse insperato, ottavo posto valido per i playoff. Tre vittorie nelle ultime quattro, tutte con un solo possesso di vantaggio: di 3 contro gli Hornets, di 2 contro i Warriors e, questa notte (in mezzo la sconfitta di 3 contro gli Heat), di 3 contro gli Indiana Pacers. Per battere la squadra di Vogel, i Nuggets hanno dovuto tirar fuori un quarto quarto fuori da ogni logica: 45 a 35. Numeri folli. Per la franchigia del Colorado infatti è un record: mai nella sua storia in NBA i Denver Nuggets erano riusciti a rimontare una partita segnando 45 o più punti nell’ultimo quarto. L‘eroe di giornata è Will Barton, uno che in questo 2016 sembrava aver un attimo abbassato il rendimento, mettendo a rischio la candidatura a Most Improved Player di questa stagione. 15 punti nell’ultimo quarto, che condiscono la sua prestazione da 21 punti (in standard con la sua stagione). Barton e il Gallo (top scorer per i Nuggets con 23 punti), oltre a firmare il record per la squadra di Denver, lo firmano anche per la squadra di Vogel: gli Indiana Pacers erano 25 anni che non perdevano nei tempi regolamentari segnando almeno 125 punti. Era il 1990, ed allora furono i Boston Celtics di Larry Bird che vinsero 132 a 152.
Will Barton
In due quarti: ecco in quanto tempo i Warriors hanno trasformato la sfida con i Nuggets nell’ennesima vittoria. Stratosferico Curry (34 punti, 10 assist e 7 rimbalzi), monumentale Festus Ezeli (16 punti in 18 minuti), ad Oackland già stanno mettendo le cose in chiaro per quanto riguarda il primo posto della Western Conference. Nei Nuggets, dopo un primo tempo disastroso, nella ripresa ecco arrivate ottime risposte. Bene Danilo Gallinari (25 punti) e Will Barton (19).
PARTITA
Ed è il primo quarto dei Warriors quello che desta più stupore: 40 punti (sì avete letto bene, i Warriors non avevano ancora raggiunto questa cifra nel primo quarto in questa stagione) fatti, solo 23 subiti. Un cotanto vantaggio non necessita di spiegazioni, se non l’analisi della, quasi, perfezione. Difesa under the rim al limite del plausibile (18 su 8 per Denver da due con Faried totalmente annullato dalla coppia Green-Ezeli), lavoro offensivo incredibile (14 assist a 5 per i Warriors), percentuali stratosferiche (52% da due e 55% da tre, con un Curry stratosferico da 4 su 7).
Quarto numero due, ma i Warriors sono quelli del primo. Iguodala, Barbosa, Klay Thompson (questi tre da tre) e McAdoo firmano l’iniziale parziale di 12 a 2 (due tiri liberi di Arthur). Le “riserve” (se di riserve si può parlare) dei Warriors conoscono il gioco a memoria e continuano a macinarlo fino a che ogni piccolo pezzetto dei Nuggets non sia stato ben frullato: 25 a 10 dopo 5 minuti che a fine quarto diventa un 35 a 21, ove per Denver, a salvarsi è solo Danilo Gallinari, che in modo, sportivamente, irrispettoso sfida Curry da tre (vincendo per altro la contesa del quarto per due triple ad una riuscite). 74 a 44 in un solo tempo, per i Nuggets la partita sembra già giunta alla fine.
Sembra, perchè al rientro dagli spogliatoi i Nuggets hanno deciso che se devono perdere (e la sfida tra Memphis e Golden State insegna), lo devono fare con dignità. Pronti via ed i Nuggets vanno in vantaggio per 7-0, con Mudiay ed Harris (le due guardie nel primo tempo non si erano praticamente mai viste) sugli scudi. Faried e “il Gallo” mettono la firma anche loro sul terzo quarto, ed a metà di esso i Warriors sono sotto di 21 a 12 (86 a 65 il totale) solo grazie ad un super Festus Ezeli, capace di fare 9 punti in circa 3 minuti. Il problema della rimonta (insperata) dei Nuggets però si chiama Steph Curry, che ha una media punti da mantenere: 13 punti nelle seconda metà del third quarter (tra un layup di Will Barton e l’altro), 99 a 75, e la rimonta può dirsi che finita.
Warriors già vincenti ma poco concentrati, ed il quarto quarto inizia più o meno come è iniziato il terzo: con un pazzesco parziale di 27 a 13 ove il protagonista principale è Will Barton autore di 14 punti, i Nuggets si portano sul -10, con la squadra di Walton al comando per 112 a 102. Curry il suo trentello lo ha già fatto, Barnes il suo ventello ancora no: 5 punti di fila, partita chiusa. 119 a 104.
DENVER NUGGETS
Le sfide che i Nuggets devono vincere ovviamente non sono queste, ma dalla differenza dei due tempi (il primo chiuso 44 a 74 per i Warriors, il secondo 60 a 45 per i Nuggets) si possono intuire determinate disamine tattiche. Malone ha scelto di iniziare (per ovviare al problema delle assenze nel reparto centri) con lo small-ball: Faried centro, Gallinari da “4” e Barton da “3”. La soluzione ha convinto molto poco, soprattutto per le scelte difensive: Gallo si sa che under the rim fa fatica con giocatori della stazza di Green (senza parlare di Barton che difensivamente non è un fenomeno), e questo ha chiuso Faried nella morsa Ezeli-Green. Il totale dei rimbalzi del primo quarto è stato ridicolo: 18 a 5 per i Warriors con 6 offensive rebounds (che hanno consentito una miriade di doppie chance alla squadra californiana). Nel secondo tempo più minuti a Jokic e meno Faried da 5 hanno portato “Manimal” Faried a dominare sotto canestro (11 rimbalzi a fine partita). 24 a 16 i rebounds a favore dei Nuggets nel secondo tempo, contro i 37 a 19 per i Warriors del primo tempo sono un segnale importante: i Nuggets (soprattutto fino al rientro di Wilson Chandler) non sono una squadra da small-ball.
GOLDEN STATE WARRIORS
Nel quadretto perfetto dei Warriors veramente poche cose si possono aggiungere, se non che questa vittoria (per nulla delle più complicate) ha confermato tutto quello che si è visto di questi “early” Warriors: difesa perfetta (quando la partita è ancora in bilico; invece diversi, e plausibili, sono gli errori a partita acquisita, ed è forse una delle poche cose a renderli “cestisticamente” umani), attacco devastante guidato dai 40 (40, sì!!!!) assist e condito da percentuali fuori da ogni logica (quasi il 50% da due, più del 50% da tre). In più potremmo metterci qui a parlare per la centosettesima volta (e vi possiamo assicurare che comunque non sarebbe l’ultima) dell’esplosione di Ezeli, delle conferme di Barnes e Green, di un Klay Thompson forse ancora un po’ troppo sonnecchioso, e di un Curry stratosferico da 34-10-7 (sì, quasi tripla doppia), ma sarebbe alquanto superfluo. La domanda ora non è quante ne vinceranno, ma chi è realmente in grado di battere questi Warriors, che vincono sempre anche con l’infortunio di Kerr
BOXSCORE
| DENVER NUGGETS | ||||||||||||
| Giocatore | Pti | Ast | Min | Tiri | 3Pti | RO | RD | RT | Flt | Stl | TO | Stop. |
| Harris G. | 16 | 2 | 30 | 6-8 | 2-2 | – | 3 | 3 | 1 | 1 | 1 | – |
| Mudiay E. | 13 | 5 | 30 | 6-19 | 0-4 | 1 | 3 | 4 | 3 | 4 | 4 | 2 |
| Gallinari D. | 25 | 1 | 34 | 7-13 | 2-4 | – | 2 | 2 | 1 | – | 1 | – |
| Barton W. | 8 | 1 | 39 | 7-16 | 2-4 | – | 8 | 8 | 2 | 2 | 3 | 1 |
| Faried K. | 8 | 1 | 21 | 4-9 | 0-0 | 3 | 8 | 11 | 2 | – | 1 | 1 |
| Nelson J. | 10 | 5 | 21 | 4-8 | 2-6 | – | 1 | 1 | 3 | 2 | 4 | – |
| Foye R. | – | 2 | 18 | 0-5 | 0-2 | – | 3 | 3 | – | – | 2 | – |
| Jokic N. | 4 | 1 | 18 | 2-4 | 0-0 | 2 | 2 | 4 | 1 | 1 | 1 | 1 |
| Arthur D. | 4 | 1 | 12 | 1-5 | 0-1 | 2 | 1 | 3 | 4 | 1 | 1 | 1 |
| Miller M. | – | – | 7 | 0-1 | 0-1 | – | 2 | 2 | 1 | – | 2 | – |
| Hickson J. | 5 | – | 7 | 2-3 | 0-0 | 1 | – | 1 | 2 | – | 2 | 1 |
| Papanikolau K. | – | – | 2 | 0-0 | 0-0 | – | 1 | 1 | – | – | – | – |
| GOLDEN STATE WARRIORS | ||||||||||||
| Giocatore | Pti | Ast | Min | Tiri | 3Pti | RO | RD | RT | Flt | Stl | TO | Stop. |
| ThompsonK | 18 | 5 | 30 | 7-16 | 4-8 | – | 6 | 6 | – | – | 1 | – |
| Curry S. | 34 | 10 | 34 | 12-22 | 8-16 | – | 7 | 7 | 1 | 3 | 4 | 1 |
| Barnes H. | 21 | 1 | 31 | 8-13 | 2-4 | 1 | 4 | 5 | 3 | 1 | – | – |
| Green D. | 12 | 8 | 34 | 5-9 | 2-3 | 2 | 7 | 9 | 3 | – | 2 | 1 |
| Ezeli F. | 16 | 2 | 18 | 7-7 | 0-0 | 3 | 4 | 7 | 4 | 1 | 3 | 2 |
| Iguodala A. | 2 | 7 | 23 | 1-3 | 0-1 | – | 2 | 2 | 2 | 2 | – | 1 |
| Livingston S. | 2 | 2 | 18 | 1-2 | 0-0 | 2 | 2 | 4 | 2 | – | 3 | 1 |
| Speights M. | 3 | – | 13 | 1-7 | 0-1 | 2 | 4 | 6 | 2 | 1 | 2 | 1 |
| Barbosa L. | 6 | 1 | 12 | 2-6 | 1-3 | 1 | 2 | 3 | 3 | 1 | 2 | – |
| McAdoo J. | 3 | 1 | 10 | 1-4 | 0-0 | 2 | – | 2 | – | 1 | – | – |
| Clark I. | – | 3 | 7 | 0-2 | 0-1 | – | 1 | 1 | – | – | 1 | – |
| Thompson J. | 2 | – | 7 | 1-1 | 0-0 | – | 1 | 1 | 2 | – | 2 | – |
| Rush B. | – | – | 2 | 0-1 | 0-0 | – | – | – | – | – | – | – |
HIGHLIGHTS
https://www.youtube.com/watch?v=fkovvUi05Jo
Per Nba Passion,
Simone Scumaci
Record: 31-51
Nella Mile-High City v’è una squadra che da contender, sino ad un paio di anni fa, si è trovata ad affrontare le ultime due stagioni da comprimaria: i Nuggets dal 2013 in avanti, complici infortuni ed una gestione tecnica non all’altezza delle aspettative, hanno avuto diverse difficoltà, non riuscendo nemmeno a lottare per l’ultimo posto utile per i playoff. Tim Connelly, il GM, e Josh Kroenke, il presidente, in questa estate, hanno optato per una rivoluzione minuziosa ed in parte silenziosa. Per prima cosa è stata variata la guida tecnica: via Brian Shaw (già via ad inizio 2015, al suo posto ad interim Melvin Hunt), non all’altezza di sostituire un allenatore come George Karl, ed al suo posto, nel giugno del 2015, è stato chiamato Mike Malone, ex coach dei Sacramento Kings, un allenatore in grado di lavorare e dare una svolta sia in fase offensiva, sia in fase difensiva (quella ove i Nuggets in questi ultimi due anni hanno peccato maggiormente). Per seconda cosa, Connelly e Kroenke, hanno deciso di lavorare sul roster: di talento ve ne era, forse troppo per una squadra non in grado di lottare per i playoff, ma l’amalgama, quella è scomparsa nel 2013, quando coach Karl è stato licenziato e Masaj Ujiri, allora GM dei Nuggets, ha deciso di accettare l’offerta dei Raptors.
MOVIMENTI DI MERCATO
Jameer Nelson e Will Barton, arrivati ad inizio 2015
La rivoluzione in Colorado, in realtà, non è iniziata questa estate, ma qualche mese prima, ovvero ad inizio di quest’anno, quando ormai si era capito il destino dei Nuggets 2014-2015. Nella sessione invernale molti furono i variamenti nel roster: via Timofey Mozgov (a Cleveland per due first-round pick), via Arron Afflalo ed Alonzo Gee (entrambi a Portland per una first-round pick del 2016, Will Barton, vera e propria rivelazione degli ultimi sei mesi, Victor Claver e Thomas Robinson, questi ultimi due mai utilizzati), via Nate Robinson (per Jameer Nelson), e, soprattutto (vero capolavoro della dirigenza Nuggets), via JaVale McGee ed il suo contrattone (Sixers). Al loro posto, oltre ai già citati Barton e Nelson, arriva anche Joffrey Lauvergne, centro francese classe 1991, come seconda riserva d’ufficio (v’è ancora JJ Hickson come prima alternativa) al nuovo centro titolare dei Nuggets dopo la cessione di Mozgov: Jusuf Nurkic, il centro bosniaco scelto al draft del 2014.
I Nuggets, ad inizio estate, erano una delle squadre con più incognite di tutta la Western Conference. Tanti i rinnovi da eseguire e molte le scelte tecniche da fare, a partire da quella, importantissima, settima scelta al draft. I siti di mock draft davano pareri discordanti: chi sosteneva che i Nuggets sarebbero andati su una small forward, ad esempio Justice Winslow, oppure su una shooting guard di livello, come ad esempio Mario Hezonja se avesse superato le prime sei scelte. Denver, invece, stupì tutti: Emmanuel Mudiay, dato come possibile top 5 nel draft, alla settima non era ancora stato scelto. Occasione troppo ghiotta per la dirigenza del Colorado per farsela sfuggire. Arriva così nella squadra di Malone un playmaker. Con la settima scelta, una squadra in ricostruzione solitamente prende un titolare: i Nuggets invece hanno scelto quello che sembrava dovesse essere il vice di Ty Lawson. Le voci sulla partenza di quest’ultimo, allora, si fecero sempre più insistenti (specialmente dopo il rinnovo di Wilson Chandler, dato come possibile partente).
Lawson-Mudiay, Mudiay-Lawson, i dubbi finiscono il 14 luglio del 2015: per l’ennesimo volta, il playmaker di Clinton, nel Maryland, viene arrestato a causa dei suoi problemi con l’alcol. La dirigenza dei Nuggets decide che è troppo e partono le trattative per una trade: il 20 luglio Lawson approda agli Houston Rockets mentre a Denver arrivano Pablo Prigioni, Joey Dorsey (waived entrambi), Nick Johnson e Kostas Papanikolau. Non una trade fantasmagorica, soprattutto ragionando sulla qualità del giocatore venduto (e di quelli presi), ma di sicuro i Nuggets hanno ottenuto quello che volevano: liberarsi di un giocatore, che, seppur uomo chiave negli ultimi anni della franchigia del Colorado, era ormai diventato un problema sia tattico che di spogliatoio, ed affidare le la regia dei Nuggets ad uno dei due playmaker più importanti del draft del 2015.
Nel roster dei Nuggets, però, gli arrivi non sono finiti qui: vengono firmati Nikola Jokic (centro serbo scelto alla 41 nel draft del 2014 ma lasciato ancora un anno in Europa), e i not-guaranteed contract per il training camp (ovviamente da valutare chi rimarrà e chi no) di Oleksiy Pecherov (centro), Devin Sweetney (swingman) e Matt Janning (guardia), anche questi ultimi tre proveniente dalle leghe d’oltre oceano (a testimoniare il fatto di come la dirigenza di Denver guardi molto al basket europeo). Ad un roster così infarcito di giovani, però, un po’ d’esperienza serve. Dopo la firma del free agent Jameer Nelson (già arrivato nella stagione precedente) arriva anche quella dell’ex Cavs (e molte altre squadre) Mike Miller.
QUINTETTO BASE
PG – Emmanuel Mudiay
SG – Jameer Nelson/Randy Foye
SF – Danilo Gallinari
PF – Kenneth Faried
C – Jusuf Nurkic
Il quintetto base dei Nuggets in realtà potrebbe essere molto diverso da quello mostrato. Se per il ruolo di point guard non vi sono dubbi, lo stesso non si può dire per il ruolo di shooting guard. L’adattamento al ruolo di Nelson potrebbe essere la soluzione ai momenti no di Mudiay (è pur sempre un rookie), ma la scelta di una SG di ruolo potrebbe essere forse la più consona vista la scarsa qualità da tre sia di Mudiay che di Nelson. In questo caso Randy Foye potrebbe essere la scelta più affidabile, anche se non v’è da escludere l’innesto da titolare di un giocatore come Will Barton.
Nel reparto forward e lunghi invece v’è da capire che tipo di modulo utilizzerà Malone. Il quintetto inserito qui in esempio dovrebbe essere quello base: Gallinari (fresco di rinnovo e che sembra finalmente tornato quello del 2013), Faried e Nurkic saranno i titolari. Tanto talento, soprattutto offensivo, soprattutto under the rim. L’unico problema è la difesa sugli small-ball. Gallinari è un 2.08, Faried un 2.03 e Nurkic un 2.11. Insomma, in reparto in totale controtendenza con la moda odierna. L’adattamento potrebbe essere lo spostamento di Faried e Gallinari rispettivamente a centro e power forward e l’inserimento da titolare di Wilson Chandler come small forward. La scelta ovviamente sarà del coach, e non ci stupiremmo se vedessimo quintetti diversi a seconda delle partite.
ASPETTATIVE PROSSIMA STAGIONE
I Nuggets hanno il classico roster imprevedibile come ve ne sono tanti nella Western Conference. Il talento, come già detto, è tantissimo, gli interrogativi anche. Il 31-51 pronosticato sembra una buona media di una squadra che, in caso non si trovasse il giusto affiatamento ed i giusti movimenti, potrebbe veramente rischiare di finire nelle ultime tre e, in caso contrario, lottare per l’ultimo posto utile per i play-off.
POSSIBILE SORPRESA – Emmanuel Mudiay

Mudiay, playmaker scelto alla numero 7 nel draft del 2015
La sorpresa di questi Nuggets, ovviamente, non può essere che lui: il rookie, scelto alla numero 7, Mudiay. Di lui si è detto tutto e il contrario di tutto: che sia un fenomeno, un sopravvalutato, che abbia enormi margini di miglioramento, che non ne abbia cosi tanti, chi lo dava top 5, chi lo dava dopo la 10 e così via. Lui durante la Summer League ha risposto abbastanza bene: una visione del gioco fuori dalla media, doti atletiche incredibile ma anche un tiro da rivedere. Di sicuro v’è una cosa: i Nuggets lo possono e lo devono aspettare. Se riuscirà a prendersi in mano questi Nuggets sin da subito, portandoli a discreti risultati, allora ecco che il playmaker congolese potrebbe essere tranquillamente uno dei seri candidati al Rookie of The Year.
GIOCATORE CHIAVE – Danilo Gallinari
Giocatore simbolo, di più talento, con più aspettative di tutti: stiamo parlando ovviamente di Danilo Gallinari. Dopo il rinnovo da quasi 40 milioni di dollari di questa estate, il Gallo è chiamato ad un stagione al limite del career-year. Gli infortuni degli ultimi due anni sembrano (e lo speriamo vivamente) lontani, la forma sta tornando quella dei primi anni a Denver (guardate un paio di Highlights dell’EuroBasket 2015 se non ci credete) e, soprattutto, Danilo sembra aver maturato quella personalità da leader carismatico fondamentale in una squadra dove lui ha le capacità per essere il leader tecnico.
Per Nba Passion,
Simone Scumaci
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