Metti un magnate russo milardario in una nobile decaduta affamata di vittorie. Aggiungi talento, campioni affermati e condisci tutto con il progetto di un nuovo imponente e super tecnologico palazzetto. Non stiamo parlando del Chelsea vincente di Abramovic, Drogba e Mourinho ma dei catastrofici Brooklyn Nets di Mikhail Prokhorov. La dimostrazione vivente che investire una marea di soldi, soprattutto se ad minchiam, non necessariamente porta a dei risultati. Perché fare “All-In” è divertente se fai un poker tra amici, un po’ meno se metti in gioco il futuro di una franchigia intera.
Breve resume dal 2011:
? Favors e due prime scelte future (#4 Kanter nel 2011 e #21 Dieng nel 2013) a Utah per Deron Williams
? First pick 2012 (#6 Damian Lillard) a Portland per Gerald Wallace.
? Ri-firme milionarie di Deron Williams e Gerald Wallace
? Jordan Farmar, Johan Petro, Anthony Morrow, Jordan Williams, DeShawn Stevenson e una prima scelta 2013 da Houston (Shane Larkin) ad Atlanta per Joe Johnson, che aveva appena firmato un monolite da 123 milioni in 6 anni – gli Hawks stanno ancora ringraziando.
? Paul Pierce, Kevin Garnett e Jason Terry ai Nets in cambio di Gerald Wallace, Kris Humphries, MarShon Brooks, Kris Joseph, Keith Bogans e
3 prime scelte non protette (#17 James Young 2014, #3 Jaylen Brown 2016, la 2018) e la possibilità di scambiare la prima scelta nel 2017 a Boston.
5 anni di catastrofi manageriali e di apparizioni ai Playoff durate meno di un gatto in autostrada. Ora di Garnett e tutti gli altri non c’è più alcuna traccia. Così come non c’è traccia alcuna delle scelte, scialacquate in maniera sconsiderata da Billy King (in lizza per diventare il peggior GM del decennio) & soci. Brooklyn più o meno volontariamente sta tankando da inizio stagione e attualmente ha il peggior record della lega. Purtroppo per lei, nessuna estrazione fortunata in vista per Maggio, perché la (probabile) #1 diventerà a breve proprietà dei Celtics in virtù di quel famoso “swap” inserito nella mega trade con Boston. Ai Nets resteranno due scelte a fine giro intorno alla 25, quella dei biancoverdi appunto e quella ricavata dalla recente dipartita di Bogdanovic.
Direi di ripartire da qui. La cessione del croato – forse una delle poche mosse sensate degli ultimi anni – è il primo vero segnale di cambiamento per la franchigia. Bogdanovic, per quanto fosse sembrato un giocatore discreto/utile, avrebbe chiamato a fine anno una marea di soldi (meritati?) e la sua cessione oltre ad aprire ulteriore spazio per la crescita del giovane LeVert ha portato in casa la prima scelta di cui sopra che per quanto bassa fa sempre comodo nel deserto delle prospettive.
I problemi principali però non riguardano francamente chi parte ma chi, almeno per il momento, resta. Brook Lopez, ufficialmente il giocatore franchigia, è uno di quei giocatori che potremmo annoverare nel gruppo delle “false stelle”. Numeri importanti, rendimento più o meno costante, ma non troppo apprezzato nell’ambiente, sia per la sostanziale monodimensionalità sia per la sua tendenza all’infortunio.
Nonostante i vari rumors girati negli ultimi mesi sembra che nessuno si sia mai fatto veramente avanti per il gemello dei Nets e all’alba del contract-year,
Brooklyn potrebbe dover cominciare a sondare seriamente il terreno per un’eventuale cessione, per evitare di perderlo a zero o di dover cominciare a chiedersi se valga la pena committarsi con lui con un altro quinquennale.
Idem dicasi per Jeremy Lin, sicuramente più maturo ma lontano dai fasti della Linsanity e apparentemente inadatto al ruolo di play titolare. Anche per lui, dopo una stagione travagliata, da giugno si parlerà di contratto in scadenza. E anche nel suo caso l’ideale forse sarebbe cercare qualcuno pronto a metterselo in casa, magari una contender a caccia di un sesto affidabile, soprattutto considerata la vasta quantità di PG presenti in free agency.
Il Margine di manovra a livello salariale c’è ed abbondante, sebbene ci siano dubbi sull’effettiva volontà di qualche “Top” di venire a giocare a Brooklyn. Le uniche firme tentate nella passata free agency (Crabbe e Johnson) si sono rivelate, fortunatamente per i Nets, solo operazioni di disturbo.
In tal senso gli arrivi di Sean Marks e Kenny Atkinson come GM e Allenatore, il primo assistente di Popovich agli Spurs ed il secondo assistente di Bud ad Atlanta, sembrano aver già marcato una via ben precisa per il futuro.
Dal punto di vista manageriale i Nets hanno abbassato sensibilmente il loro monte stipendi adeguandosi alle capacità e alle prestazioni della squadra, restando per ora in attesa di un eventuale “colpo” da sferrare in estate.
2012/13 – $83.5 (2°) 49-33 (Perso 1° Round)
2013/14 – $102.9 (1°) 44-38 (Perso 2° Round)
2014/15 – $88.4 (1°) 38-44 (Perso 1° Round)
2015/16 – $80.5 (12°) 21-61 (NO Playoff)
2016/17 – $78.3 (30°) ? (Peggior Record)
Per la serie “piccole Oasi nel deserto”, da questa ennesima stagione fallimentare sembrano essere usciti dei piccoli lati positivi.
Gli infortuni di Vasquez prima e Lin poi hanno permesso a Whitehead, giovane play nativo proprio dello stato di NY, di mettersi sulle spalle minuti e responsabilità, mostrando un carattere e un decision making insolito per un ragazzo della sua età (classe ’95). Oltre al play ex Seton Hall, ormai beniamino del pubblico, sprazzi di decenza sono arrivati da Sean Kilpatrick e dal solido ex-Utah Trevor Booker. Piccolo calo di rendimento per Rondae Hollis-Jefferson, arrivato l’anno passato nella trade che ha portato Mason Plumlee a Portland e attestatosi su cifre e percentuali non entusiasmanti.
Il prospetto più interessante, e forse anche più inaspettato, è rappresentato da Caris LeVert: talento incredibile martoriato dagli infortuni (terzo intervento in 22 mesi nel Marzo 2016) e per questo calato drasticamente nel draft. Brooklyn scelse comunque di andare su di lui, prendendolo a fine primo giro (#20) e per il poco che si è potuto apprezzare, sfiga permettendo, potrebbero aver visto più lungo del previsto.
Direte: Bene, ma non benissimo. Ed è per questo che Coach Atkinson constatata l’evidente scarsità del materiale a disposizione ha implementato una pallacanestro divertente e al tempo stesso funzionale, che riuscisse a tirar fuori il meglio da ogni singolo giocatore. Una pallacanestro rapida, in cui allo scheletro della motion offense degli Hawks si aggiungessero lampi del pace&space dantoniano.
? Più di 310 passaggi a partita
? 1° per Pace in NBA
? Bottom5 per palleggi prima del passaggio
? Bottom5 per Long2 tentati
? Top5 per triple tentate
In contumacia all’assenza di un playmaker degno d’essere chiamato tale, è stata incentivato un gioco senza ballhandler in cui non esistono sostanzialmente giochi prestabiliti a metà campo ma ci si affida alla capacità di lettura delle difese dei giocatori. Una pallacanestro read&react che necessita di applicazione e allenamento, tanto che gli stessi Hawks di Budenholzer finirono stranamente sotto il par alla prima stagione cercando di trovare l’alchimia giusta.
I dettami sono semplici: tutti possono portare palla e provare l’uno contro uno. Tutti possono e devono prendersi il loro tiro se hanno lo spazio. (“if a player has a good look at the basket, he should shoot his shot “). La filosofia dantoniana subentra in transizione, puntando a cogliere le difese impreparate e creare mismatch favorevoli già nei primi secondi dell’azione.
Ball movement, tiri aperti, tagli a canestro e condivisione della sfera. Tutto apparentemente facile e tutto apparentemente bellissimo, ma nonostante il buon periodo di forma, con 5 vittorie nelle ultime 10 di cui 2 contro i cugini della grande mela, la strada è ancora lunga. Tra essere i Nets e diventare come gli Spurs, ma almeno l’aver abbandonato l’improvvisazione e la spasmodica ricerca del tutto e subito è un passo avanti non da poco.
Ora manca solo di farlo capire anche a Proko, mr. “Campioni in 5 anni”, che poche settimane fa, dopo la sconfitta roboante contro quegli Spurs che dovrebbero essere loro ideale e fonte di ispirazione, si è lasciato andare ad un’altra dichiarazione importante:
“Francamente, merito quell’anello oggi ancor più di sei anni fa”. A giudicare da ciò che abbiamo potuto vedere, anche no. E di questo passo e con queste convinzioni, ai tifosi Nets non resteranno che i Bestie Boys. “No Sleep ‘Till Brooklyn” guys.
And One.

