La top 10 MVP 2018-2019: chi c’è in corsa?

Top 10 MVP 2018-2019

La top 10 MVP 2018-2019: chi c’è in corsa?

Top 10 MVP 2018-2019 ricca di talento quest’anno e quanto mai equilibrata: chi vincerà il premio individuale per il miglior giocatore della lega?

In questo articolo cerchiamo di stilare la classifica dei 10 giocatori che più si guadagneranno chance di raggiungere la tanto ambita palma di MVP della stagione regolare. Nella nostra analisi terremo conto del rapporto che c’è tra i numeri che i singoli giocatori raggiungeranno nella regular season e l’impatto del loro apporto sui risultati della squadra. Ovviamente, essendoci molti giocatori in corsa, non tutti saranno inseriti in questo elenco, quindi per stilare una classifica “totale”, terremo in considerazione altri fattori oltre ai sopracitati,e i giocatori scelti saranno influenzati anche dalla loro “storia” sotto l’aspetto degli infortuni o dei problemi dentro e fuori dal campo.

Top 10 MVP 2018-2019: #10 Kawhi Leonard

Partiamo con Kawhi Leonard, passato in estate dai San Antonio Spurs ai Toronto Raptors.  Potenzialmente il natio della California potrebbe tranquillamente posizionarsi tra i primi 5 della nostra graduatoria, ma l’annata passata quasi totalmente in infermeria e i problemi con la dirigenza Spurs, non pongono a suo favore nel giudizio finale. Leonard è una delle migliori ali in circolazione,  in grado di fare la differenza sia in attacco che in difesa. Leonard, infatti, può difendere su tutti e 5 i ruoli, e offensivamente ha implementato negli anni il proprio bagaglio tecnico, con un tiro dalla media e lunga distanza molto costante (prima dell’infortunio della passata stagione, la % da 3 negli snni era salita stabilmente tra il 30% e il 40%). Inoltre,col passaggio ai Raptors (nella trade che ha portato DeRozan a San Antonio) Leonard si ritroverà per la prima volta nella Eastern Conference, già precedentemente più debole rispetto alla Western, con quest’anno un Lebron James in meno, situazione che potrà  permettere al prodotto dell’Università di San Diego di mettere su numeri da superstar. L’allontanamento dai Spurs era inevitabile visti i problemi della scorsa stagione, a Toronto Leonard troverà un ambiente sereno dove si giocherà tranquillamente un posto tra i primi seeds per i playoff, lavorando giorno dopo giorno per tornare il campione visto fino a due anni fa. A Leonard verrà chiesto di diventare il leader del team per  permettere ai Raptors di fare il definitivo salto di qualità per poter competere al meglio per i primi posti della Eastern Conference e raggiungere le tanto agognate Finals. Cela farà?

 

Top 10 MVP 2018-2019: #9 Joel Embiid

 

La posizione numero 9 è occupata dallo showman dei giovani NBA, il camerunese Joel Embiid, che tra un tweet esilarante e l’altro, ha sorpreso tutti l’anno passato con numeri imponenti ( 22,9 punti a partita con 11 rimbalzi), trascinando inaspettatamente, insieme al rookie Ben Simmons, i Philadelphia 76ers alle semifinali della Eastern Conference. Embiid l’anno scorso ha fatto un salto di qualità enorme, dopo un’annata da rookie comunque molto positiva, aumentando tutte le sue voci statistiche e lavorando per migliorare i propri punti deboli (come la tendenza a commettere troppi falli nell’arco delle partite). Ci aspettiamo quindi un’ulteriore salto di qualità dal buon Joel, in una squadra dominante in prospettiva e outsider nell’immediato, dove la crescita del camerunese e degli altri giovani (Simmons come detto, ma anche Fultz e Saric), può proiettare Phila nell’élite del mondo NBA. A favore del prodotto di Kansas University, come per Leonard, la presenza di un Eastern Conference molto debole, che permetterà ai Sixers di raggiungere i playoff e giocarli di nuovo da protagonista, ed a Embiid di mettere su numeri da capogiro. Ma non è tutto oro quello che luccica. Infatti Embiid deve migliorare ancora in alcune scelte di gioco (soprattutto nei momenti decisivi dove tende a perdere la maniglia, come successo durante i playoff scorsi) e in difesa, dove è ancora troppo molle sui cambi sistematici. Inoltre, ha già dimostrato di essere molto tendente agli infortuni, quindi sia lui che lo staff dovranno lavorare sulla gestione dei minutaggio e dei back to back, per evitare ricadute o nuovi problemi fisici. Su quest’ultimo punto, dopo un’annata tutto sommato costante, decidiamo di dargli fiducia, motivo per cui lo inseriamo con questo seed nella classifica.

 

Top 10 MVP 2018-2019: #8 Giannis Antetokounmpo

Durant su GiannisOttava posizione per l’impronunciabile greco Giannis Antetokounmpo, go to guy dei Milwaukee Bucks. La collocazione di Giannis è stata la più difficile, dovendo tener conto di molti fattori, positivi e negativi. Potenzialmente Antetokounmpo quest’anno è pronto per il definitivo salto di qualità, favorito da una Conference di basso livello, potendosi cosi giocare tranquillamente la vittoria per l’MVP. Milwaukee però, resta anche quest’anno una squadra da bassi playoff e potrà ambire presumibilmente al massimo ad una semifinale di Conference, influendo negativamente sulla candidatura del greco. Viceversa però, una squadra che gioca per lui, aiuterà Giannis ha raggiungere numeri che pochi altri avranno nella lega, creando così una situazione simile a quella che portò l’MVP a Russell Westbrook due anni fa. In ogni caso stiamo parlando di un vero crack, un giocatore incredibile per doti atletiche, con un’apertura alare di 221 cm, probabilmente il giocatore fisicamente più vicino ai livelli dell’alieno Lebron. Nell’ultimo anno, ha migliorato notevolmente quasi tutte le sue statistiche, con una doppia doppia di media da 26,9 punti e 10 rimbalzi, col 52,9% dal campo (!). Il tiro da 3 resta il difetto della casa, ma nell’ultima stagione è salito al 30,7% che, se migliorato nella stagione attuale, lo rende uno dei giocatori più completi in circolazione. Se Antetokounmpo farà ulteriori passi in avanti quest’anno nei numeri e nella leadership, si giocherà le sue chance di vittoria, anche se la vera impresa sarà portare in alto una franchigia come Milwaukee, uno small market poco propenso alle luci della ribalta, che tutt’oggi ancora non è stato ancora in grado di mettere a fianco di Giannis un supporting cast per fare il salto di qualità definitivo alla squadra. Manca comunque veramente poco per l’Olimpo, “The Greek Freak”, potrebbe essere l’anno della tua consacrazione.

 

Top 10 MVP 2018-2019: #7 Kyrie Irving

 

Ora cominciamo a salire di colpi, settima posizione per Kyrie Irving, ROY 2012 e favoloso protagonista del titolo NBA dei Cleveland Cavaliers 2016. Dopo l’anello, e un’altra Finals stavolta persa contro GSW, la scelta dell’anno scorso di “Uncle Drew” è stata quella di diventare il pilastro dei nuovi Boston Celtics di Brad Stevens. La decisione non si può dire che non sia stata azzeccata, visto il bel gioco espresso dai verdi e la crescita esponenziale dei vari Tatum, Rozier e Brown. Irving è devastante ma la sua stagione si blocca bruscamente il 24 Marzo con un’infortunio e successiva operazione al ginocchio che lo tiene fuori per tutta la RS e Playoff. Nonostante ciò, i ragazzi terribili trascinano i Celtics al primo posto della Eastern, fino alle finali di Conference dove si arrendono allo strapotere di Lebron James. Irving si presenta quest’anno completamente ristabilito e molto carico, col rimpianto di non aver potuto dare il proprio contributo nella cavalcata Playoff dell’anno passato. L’obiettivo è ripartire dai numeri pre infortunio (24.4 punti/p, 5.1 assist/p con un clamoroso 49,1% dal campo, massimo in carriera) per raggiungere i playoff e giocarsi un posto alla Finals, aiutato dai continui miglioramenti dei giovani e dalla fluidità del gioco difensivo e offensivo della squadra, impronta del coach Brad Stevens (tra l’altro, nostro candidato numero 1 per il COY). Nella Eastern Conference le uniche squadre che sembrano in grado di opporre resistenza per il primato sono Philadelphia e Toronto, ma Boston parte favorita, con Irving candidato numero uno come protagonista della Conference. Tra i dubbi nella candidatura di Irving a MVP, annoveriamo la capacità che dovrà dimostrare di avere nell’inserirsi perfettamente in un contesto che ha trovato una quadratura perfetta senza di lui (e su questo siamo fiduciosi), e nella continuità che dovrà mantenere sotto l’aspetto fisico, sia per ritornare ai livelli pre infortunio, sia per evitare le classiche ricadute, molto frequenti nei casi di problemi al ginocchio (e su questo solo il tempo darà la risposta). Se riuscirà a rimanere sano e a trascinare i Celtics, Irving potenzialmente potrà anche insidiare i primi nella lotta all’MVP, ma, ora come ora, riteniamo i successivi nomi più pronti e con più certezze in mano.

 

Top 10 MVP 2018-2019: #6 Russell Westbrook

 

Sesta posizione per l’MVP 2016-2017, che l’anno scorso è passato dall’esserne il vincitore, al non essere inserito nemmeno tra i primi 3. Il motivo è semplice: l’incapacità di rendere la propria squadra migliore coinvolgendo i compagni, problema che ha contribuito al secondo motivo, la disastrosa stagione dei Thunder, spazzati via al primo turno dei playoff dagli Utah Jazz. I Thunder nell’offseason, hanno cercato di rimediare a questa situazione, liberandosi di Carmelo Anthony, blindando Paul George e puntando sul rilancio di Dennis Schroder e Nerlens Noel. Nonostante i movimenti estivi, con una Western Conference ancora più impegnativa con la presenza dei nuovi Lakers di Lebron, i Thunder non sembrano comunque in grado di poter competere per la vittoria finale, anzi il copione rischia di essere molto simile a quello della passata stagione, affossando le chance di vittoria di Westbrook. In ogni caso, non dobbiamo dimenticarci che stiamo parlando del primo giocatore nella storia dell’NBA a chiudere con una tripla doppia di media in due stagioni consecutive, atleticamente mostruoso, rapido, forte fisicamente, con un’ottima confidenza del proprio gioco e che ha messo su un arresto e tiro dalla media e dalla lunga distanza automatico. La sua esuberanza fisica lo porta ancora troppo spesso ad andare fuori giri, ma è parte della natura del suo gioco. A differenza di altri giocatori di questa classifica, Russell ha già raggiunto l’apice della sua carriera. Di conseguenza, per raggiungere l’obiettivo massimo, oltre ai soliti numeri pazzeschi, dovrà trascinare la squadra oltre le aspettative, con una regular season da protagonista, con un buon piazzamento playoff. Ed è proprio questo il grosso dubbio che pone il nostro cosi in basso nella graduatoria, lo stesso appiglio a cui si aggrappano tutti i suoi detrattori. Dall’addio di Durant, infatti, Russ non è mai sembrato in grado di essere leader a 360°, giocando spesso per se stesso e poco di squadra, aiutato da una franchigia che, con delle scelte di mercato poco oculate, ha indebolito il team, situazione che ha portato Westbrook a prendersi tante (troppe) responsabilità offensive. L’aiuto di George e un team più profondo con gli arrivi di Schroder e Noel, saranno in grado di farlo diventare finalmente il condottiero di OKC verso il trionfo?

 

Top 10 MVP 2018-2019: #5 James Harden

Chi è James Harden? Il Barba

Il campione uscente solo alla 5° posizione? Con questa concorrenza è più che possibile. I motivi sono molteplici, partendo dal presupposto che, per ottenere un back to back per l’MVP della stagione, bisogna in qualche modo migliorare quanto già fatto l’anno precedente per prevaricare gli altri pretendenti, caso avvenuto nel passato recente solo con i mostri sacri Lebron, Nash, Curry e Duncan. Per fare ciò Harden, oltre alle cifre da capogiro messe su l’anno scorso, dovrà fare un passo in avanti (anche due) nella fase difensiva, e dovrà trascinare i Rockets alle Finals, solo sfiorate l’anno scorso. Impresa ardua, anche per le scelte di mercato rischiose messe su dal front office di Houston, che ha portato in Texas l’ormai famigerato Carmelo Anthony e liberato gli unici due difensori di livello della squadra, Trevor Ariza e Luc Mbah a Moute. E fare azzardi di mercato in una Western Conference più agguerrita che mai, è molto rischioso. Nonostante ciò, Harden resta l’MVP uscente e bisogna tenerlo in considerazione. Il prodotto di Arizona State ha chiuso l’annata con 30.4 pt/p e 8.8 as/p, e il suo rendimento non è diminuito durante i playoff dove forse, se non ci fosse stato l’infortunio di Paul, staremmo parlando di tutt’altro finale. Il natio di Los Angeles ha raggiunto un bagaglio tecnico offensivo pauroso, potendo segnare da tutte le posizioni, in qualsiasi situazione, risultando spesso immarcabile per le difese avversarie. Lo stile iper offensivo del gioco di coach Mike D’Antoni inoltre, tende ad esaltare le sue doti, e la “non difesa” di tutta la squadra, ha spesso coperto le sue nefandezze difensive. Harden, dopo gli anni di OKC dove divideva le luci della ribalta con Durant e Westbrook, è riuscito a diventare l’uomo copertina della franchigia, e il giocatore a cui affidare la palla nei momenti chiave del match, grazie ad una freddezza ed una leadership unica nel suo genere. Infine , nonostante l’alto minutaggio, a suo favore pone una resistenza e una costanza invidiabile, oltre ad essere poco propenso agli infortuni. Sarà comunque dura ripetersi per “The Beard”, ma è giusto annoverarlo nella top 5 della corsa al riconoscimento finale.

 

Top 10 MVP 2018-2019: #4 Stephen Curry

Stephen Curry, riuscirà a vincere ancora l’MVP? fonte: hoopshype.com

Più si sale nella classifica, e più diventa difficile scegliere la graduatoria. Alla posizione numero 4 scegliamo il back to back MVP 2014-2015/2015-2016, Stephen Curry. Veramente poco da dire sul giocatore e sulla squadra, stiamo parlando dell’uomo che ha polverizzato qualsiasi record esistente sul tiro da 3 punti, condottiero dei Golden State Warriors campioni NBA per tre volte delle ultime quattro edizioni, con uno stile di gioco spumeggiante plasmato dalle sapienti mani di Coach Steve Kerr. Raggiunti i 30 anni, Curry è arrivato all’apice del suo stato di forma, con una gestione delle partite e una consapevolezza dei propri mezzi arrivata ai livelli massimi. Se poi ci aggiungiamo, un cast di stelle ad affiancarlo e una resistenza agli infortuni incredibile (col solo anno 2011-2012 sotto le 70 presenze in Regular Season), la sua candidatura alla vittoria finale resta molto forte. Di lati negativi è veramente difficile trovarne, e forse non cene sono. Si può comunque sottolineare che la presenza di tante stelle nella stessa squadra e di un gioco molto corale, possono rendere i suoi numeri più ”umani” rispetto ad altri pretendenti, e una stagione importante di uno dei suoi altri compagni di team, potrebbe oscurarlo nella corsa all’MVP. Inoltre, avendo vinto la Western Conference per 4 anni consecutivi, qualsiasi risultato che non sia uno dei primi posti nella Conference, rappresenterebbe una stagione negativa per i GSW, che potrebbe portare giocatori di altre franchigie a prevaricarlo. I Warriors sono ancora i favoriti, ovviamente, ma quest’anno come non mai la Conference è attrezzata per spodestare i campioni, e lui sarebbe tra i primi a pagarne le conseguenze sotto l’aspetto dei riconoscimenti personali.

 

Top 10 MVP 2018-2019: #3 Anthony Davis

Sul gradino più basso del podio inseriamo il nostro personale outsider, Anthony Davis, perno dei New Orleans Hornets. Scommessa fino a un certo punto, visto che parliamo di un 5 volte All Star, Oro Olimpico a Londra 2012 e uno dei tre giocatori in lizza fino all’ultimo per l’MVP 2018 con Lebron James e James Harden. Dopo aver solo sfiorato il riconoscimento l’anno scorso con una stagione pazzesca, questo potrebbe essere l’anno della definitiva consacrazione per il prodotto di Kentucky. E questo può avvenire perché Davis è un lavoratore instancabile, che anno dopo anno aggiunge qualcosa in più al proprio bagaglio tecnico, diventando sempre più immarcabile. Solo nell’ultimo strepitoso anno, Davis ha chiuso con il proprio record personale nelle medie partita di punti, assist, stoppate e % dal campo, dimostrando di saper trascinare il proprio team in alto (raggiungendo il secondo turno ai playoff, arrendendosi solo ai campioni di Oakland), con leadership e carisma. La franchigia si appoggia su di lui, e gli ha costruito intorno un supporting cast di ottimo livello, che vede in Davis la punta di diamante e faro offensivo a cui affidare il pallone nei momenti difficili. Da non tralasciare inoltre, il suo apporto difensivo, essendo un giocatore in grado di tenere molto bene i cambi sistematici, e con un innato timing per la stoppata. Sembrerebbe quindi tutto apparecchiato per la sua vittoria finale, ma Davis ha un grosso tallone d’Achille, la tendenza agli infortuni. Sebbene nessuno dei vari problemi avuti in carriera sia stato talmente grave da diventarne succube, Davis nei 6 anni di NBA ne ha passate di tutti i colori. Per capirci, in ordine sparso ricordiamo: frattura della mano, infortunio alla spalla tentando un alley-oop, problemi al ginocchio destro, e vari acciacchi tra caviglia e schiena, che ne hanno limitato l’uso soprattutto tra il 2014 e il 2015. A dir la verità, negli ultimi due anni i problemi sono stati pochi sotto l’aspetto fisico, ma non cela sentiamo ancora di togliergli del tutto l’etichetta di “injury-prone”. Tra i possibili contro, inoltre, dobbiamo menzionare che, sebbene la squadra giochi per lui e l’anno scorso abbia fatto un ottimo percorso, New Orleans resta un team di media-alta classifica, a cui basta qualche piccolo problema d’infermeria o di gioco, per uscire dal giro playoff nella terribile Western Conference, e condannare Davis nella corsa al riconoscimento finale. Che sia l’anno buono per “The Brow”?

 

Top 10 MVP 2018-2019: #2 Lebron James

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Golden State Warriors at T-Mobile Arena

LeBron James, Los Angeles Lakers vs Golden State Warriors at T-Mobile Arena (Ty Nowell, Lakers.com)

Alla posizione numero 2, il Re. C’è davvero qualcosa da dire che non si sappia già su Lebron James? La risposta è ovviamente no , ma un’analisi va fatta e la facciamo. A Dicembre sono 34 anni, e ‘sto qui è presente nei primissimi posti della lotta all’MVP da 13 anni (l’anno da rookie non lo contiamo, dai). Già questo basterebbe. Trovargli difetti ora è quasi impossibile, basta vederlo giocare e si capisce il modo in cui domina le partite. Facciamo un rapido sunto: Lebron è un giocatore che nasce con un talento infinito, travolto da una pressione mediatica incredibile fin dall’High School. Arriva in NBA con un hype mai più raggiunto e domina, come ci si aspettava. Trascina una squadra da Legadue in finale NBA, fa degli errori e delle cadute di stile (The Decision), si rialza e raggiunge tutti gli obiettivi che un’atleta può raggiungere nella propria carriera, tra cui tre anelli, 4 MVP e un Oro alle Olimpiadi col Dream Team 2.0. Oltre al talento, uno dei motivi principali dei suoi successi è la fame, quella fame che lo ha portato negli anni ad allenarsi fino alla morte, per migliorare anche la più piccola pecca del suo stile di gioco. Il duro lavoro sta dando i suoi frutti, Lebron si presenta a 34 anni in splendida forma, con una consapevolezza ed una sicurezza nei proprio mezzi senza eguali nella lega attuale. Negli ultimi anni James è diventato anche un ottimo tiratore dalla lunga distanza, soprattutto quando riesce a mettersi in ritmo col palleggio, risultando totalmente immarcabile, visto che quando si butta dentro si trasforma in un Panzer abbattendo tutto ciò che gli si para davanti. Gli unici dubbi sulla sua candidatura, riguardano non lui, ma la squadra in cui gioca. I Lakers hanno una squadra interessante, con giovani di altissimo livello in prospettiva, ma se tolto Lebron, le punte di diamante sono Lance Stephenson e Rajon Rondo, nella giungla della combattutissima Western Conference, la strada è molto in salita per il Re, creando una situazione simile a quella dell’anno passato, dove essere l’uomo in missione dei Cavs, non è bastato per vincere l’MVP. Crediamo che se James e i Lakers la spunteranno nella temibile Western Conference raggiungendo i playoff con un ottimo piazzamento, il Re sarà probabilmente MVP per la quinta volta, ma saranno in grado di farlo?

 

Top 10 MVP 2018-2019: #1 Kevin Durant

Kevin Durant, il candidato numero 1 alla vittoria dell’MVP stagionale fonte: fatandsassymama.com

Quando si stila una classifica del genere è impossibile affidarsi solo ai numeri, alla squadra di appartenenza o ai risultati ottenuti. Si parla di campioni assoluti e ognuno di noi può avere un’opinione diversa sulle posizioni di questa graduatoria. Arrivati al dunque, bisogna affidarsi all’aria che tira tra le squadre e alle sensazioni che i giocatori trasmettono prima della palla a due che darà inizio a questa stagione NBA. Seguendo anche queste sensazioni, la scelta cade su Kevin Durant per la posizione n°1 nella corsa all’MVP. La parabola del natio di Washington in alcuni punti è simile a quella de suo predecessore in classifica. Da tutti considerato un “crack” negli anni del college, viene scelto al draft dai compianti Seattle Supersonics (di cui Kevin ha recentemente richiesto la riammissione in un esibizione cittadina con i Warriors) e comincia a dominare vincendo il rookie of the Year e, dopo il trasferimento della franchigia ad Oklahoma City, sfiora il titolo perdendo nelle Finals contro gli Heat di un Lebron in missione. Ad OKC vince l’MVP 2014, ma dopo un anno arriva la caduta di stile, non rinnova, lasciando i Thunder a bocca asciutta alla scadenza di contratto, e si accasa ai Warriors dove vince due titoli da protagonista. Durant negli anni ha ampliato il suo bagaglio offensivo, già enorme, con movimenti fronte e spalle a canestro che lo rendono impossibile da marcare per chiunque. Per capirci, stiamo parlando di un giocatore che non scende sotto i 28 punti di media a partita dall’anno da rookie! Questi numeri, inoltre, nascondono l’impatto difensivo di Durant, giocatore in grado di difendere su tutti i ruoli, prendendo spesso in consegna il giocatore offensivamente più pericoloso degli avversari. Con un’ottima resistenza agli infortuni (unico stop rilevante, nel 2014-2015 per un infortunio al piede), l’unico dubbio nella sua candidatura è lo stesso citato già per Stephen Curry e riguarda il team di appartenenza. Infatti, una (improbabile) pessima stagione dei Warriors o l’exploit di un suo compagno di squadra, potrebbe oscurare la corsa Durant all’MVP.

Ma quali sono i motivi che elevano Durant rispetto agli altri campioni della lista?

Il motivo principale della nostra scelta è, anche se vi sembrerà strano, l’arrivo di Lebron James ai Lakers. Sono anni che tra i due è in atto una “battaglia” per il ruolo di miglior giocatore del mondo, e anche analizzando i momenti salienti della carriera di Durant, il nome di Lebron ricorre spesso come suo antagonista. In alcuni momenti, Durant si è dimostrato in uno stato di forma migliore del fenomeno di Akron, come nell’anno dell’MVP, ma tra i due, Lebron è sempre sembrato un passo avanti come impatto e continuità. Ora, finalmente, potranno confrontarsi nella stessa Conference, e questa sarà la motivazione in più per Durant per andare oltre i propri limiti e dimostrare a tutto il mondo della NBA, che il paragone tra di loro regge eccome, e che può raggiungere il livello del “Prescelto” (come lui stesso a dichiarato) o addirittura superarlo. Oltre alle forti motivazioni di Kevin, è molto probabile che in caso di super stagione per i Warriors (e non sarebbe una novità), in cui sia Curry sia Durant (i nostri unici due candidati, non cene vogliano Thompson e Cousins) dominano il campo come già successo, ci sono più possibilità che venga dato a Kevin l’MVP rispetto a Curry, che ne ha già vinti due consecutivi appena 3 e 4 anni fa, rispetto a Durant che ne ha vinto solo uno anni prima. Non è ovviamente una regola scritta, ma Durant scalpita da tempo per ottenere nuovamente il riconoscimento,  che forse avrebbe meritato due anni fa. In conclusione, crediamo che Durant sarà il giocatore più motivato tra i papabili alla vittoria finale ed è quindi il nostro candidato principale al titolo di MVP della stagione regolare!

Antonio Sena
antonio-sena@libero.it
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