Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiArrivano i play-in: cosa c’è in palio per ciascuna delle 8 squadre in campo

Arrivano i play-in: cosa c’è in palio per ciascuna delle 8 squadre in campo

di Michele Gibin

I play-in possono essere occasione o penitenza. Soprattutto perché chi se li è inventati non ha pensato che un dato limite di partite di differenza tra la settima e la decima squadra in classifica potesse evitare che una squadra che – come in questa stagione – abbia vinto 8 partite in meno rispetto alla settima classificata, e 5 in meno rispetto alla nona, possa avere una chance che non si merita dopo 82 partite, di fare la post-season.

E’ il caso dei Golden State Warriors (37-45) che di giocare una, forse due partite extra, ne avrebbero fatto volentieri a meno al netto delle dichiarazioni di comodo (per fortuna c’è Draymond Green che se non altro ha il dono della franchezza). Gli Warriors sono però solo una delle 8 squadre che giocheranno i play-in e ciascuna di queste ha motivazioni differenti e una posta in gioco vincendo o perdendo questi “preliminari”. Eccole:

Golden State Warriors

Per gli Warriors questi play-in sono una iattura, va detto. Una squadra che ha patito infortuni gravi come quelli di Jimmy Butler e Moses Moody e che ha vinto appena 37 partite in stagione dovrebbe essere alla lottery e dovrebbe avere una scelta entro le prime 15 al draft. E invece qualifidandosi ai playoffs (spoiler, non accadrà) finirà oltre la scelta numero 15 e quindi con possibilità minori di selezionare un giocatore d’impatto, di quelli che servono come il pane se guardiamo al roster dei Dubs.

Steve Kerr ha già anticipato che Stephen Curry avrà i minuti contingentati contro i Clippers in quella che se a LA non commetteranno errori, dovrebbe essere l’ultima partita della stagione 2025-26 degli Warriors, prima di una off-season importante e le questioni Butler, Kristaps Porzingis, Draymond Green e Brandin Podziemski da affrontare. Lo scenario migliore per Golden State? Perdere giovedì notte e uscire di scena dignitosamente, e pensare alle cose serie. La palla è nel campo dei Clippers che invece…

LA Clippers

Lawrence Frank è un candidato al premio di Executive of the Year, perché ha ridato con due trade speranza e un futuro a una squadra il cui salary cap stava diventando impiccato. Con Darius Garland e Bennedict Mathurin i Clippers si sono ringiovaniti senza perderci in qualità cedendo James Harden e Ivica Zubac, e hanno lucrato dai Pacers una possibile prima scelta al draft già a questo giro (oppure nel 2031 se la scelta di Indiana cadrà entro le prime 4 oggi).

I Clippers hanno una chance vera di farsi un turno di playoffs perché non sono inferiori a Trail Blazers o Suns ma dovranno vincere due partite perché hanno perso l’ottavo posto alle ultime uscite della stagione in favore di Portland. E se dovesse andare male… poco male soprattutto se la lottery dovesse rivelarsi fortunata (difficile, perché Indiana s’è impegnata non poco quest’anno). Coi contratti in scadenza di Bogdan Bogdanovic, Brook Lopez, John Collins, Nic Batum e Kris Dunn, ci saranno tanto spazio salariale e tanti scenari di mercato aperti.

Phoenix Suns

In un mondo normale sarebbero settimi e ai playoffs perché hanno vinto tre partite in più dei trail Blazers, e invece niente. Per i Suns fare i playoffs nel primo anno dopo la cessione di Kevin Durant, con un coach come Jordan Ott all’esordio, e in un’annata in cui Jalen Green e Dillon Brooks hanno perso così tante partite, avrebbe del valore. Phoenix non avrà comunque una scelta al primo giro al prossimo draft e sul mercato l’unica decisione da prendere è su Mark Williams che sarà free agent.

Portland Trail Blazers

Allora. I Blazers avevano iniziato la stagione con la notizia che il loro allenatore era finito al gabbio per una storiaccia di scommesse illegali. E con Tiago Splitter in panchina hanno comunque finito sopra al 50% di vittorie in una stagione nata in quel modo e con diversi infortuni: Jrue Holiday, Shaedon Sharpe, Scoot Henderson hanno tutti perso tante partite, la star della squadra Deni Avidja ne ha giocate 66 a causa di una schiena sofferente da febbraio in poi.

A voler essere pignoli, si sottolinea che Portland perderà la propria prima scelta al draft se farà i playoffs, in favore dei Chicago Bulls. E’ pur vero che i playoffs sono lì a un passo, a una vittoria in più e la squadra è al completo. E i Blazers i playoffs non li fanno dal 2021.

Philadelphia 76ers

A est sono tutte in fila, dalla quinta alla decima posizione in classifica ci sono appena 3 partite di differenza. E’ pure vero che senza bisogno di parità e spareggi, una settima e ottava le avevamo già in Sixers e Magic. Ma tant’è.

Philadelphia giocherà i play-in in casa contro Orlando, e ovviamente senza Joel Embiid che ha avuto l’appendicite. Una notizia che si commenta da sola. Per il resto, i 76ers erediteranno al draft la prima scelta dei Rockets (cadrà attorno alla 20-25) e a fine stagione saranno free agent Kelly Oubre Jr e soprattutto Quentin Grimes. In palio c’è una serie di playoffs tosta si ma da guiocare contro una tra Detroit e Boston, e la possibilità di far fare esperienza a VJ Edgecombe. Non la sprechino.

Orlando Magic

Ci entrano dopo aver toppato in pieno il mese cruciale di marzo perdendo tutto. Hanno salvato la faccia in aprile vincendo partite contro squadre in vacanza da mesi ma hanno perso l’ultima partita della stagione contro le riserve dei Celtics, autoinfliggendosi i play-in.

Cosa c’è in palio per loro? La testa di coach Jamahl Mosley è già appoggiata idealmente sul ceppo, un flop farà calare la scure. Le scelte al draft sono andate a Memphis in cambio di Desmond Bane e il roster è, nel bene e nel male, questo anche l’anno prossimo. Rischiano di restare fuori.

Charlotte Hornets

Vincono il premio annuale “siamo contenti di andare ai play-in” e probabilmente, senza una partenza di stagione così sciuagurata (9-20) se la sarebbero giocata per le prime 6 posizioni a Est. Dovranno disfarsi di Miami in casa e poi aspettare cosa uscirà da 76ers-Magic, due partite per tornare ai playoffs dopo 10 anni. Loro si che quest’anno possono dire “meno male che i play-in ci sono“.

Miami Heat

Chi invece li maledice, i play-in (parole loro, sia chiaro) sono i Miami Heat che farebbero bene a impegnarsi per carità non sia mai contro gli Hornets, ma a perdere per avere una scelta di lottery al draft in arrivo e darsi un po’ di brividino, di entusiasmo che a South Beach dopo tanti pali, manca.

Quarta volta di fila ai play-in, un roster che messo così non ha futuro alcuno. Andrew Wiggins sul groppone per un altro anno, Tyler Herro eleggibile per un’estensione di contratto che Miami non ci pensa neppure a concedergli. Norman Powell free agent, Nikola Jovic perso chissà dove. E persino, seppur solo mormorate, alcune domande sul futuro in panchina di Erik Spoelstra mentre gli appelli alla pensione per Pat Riley non si contano più. E non da oggi.

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