Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppEmbiid out, Noel a Dallas, Okafor KO, cosa resta ora per i Sixers?

Embiid out, Noel a Dallas, Okafor KO, cosa resta ora per i Sixers?

di Niccolo Coveri
Nersel Noel e Joel Embiid

Ma che senso ha scegliere Payton se hai MCW?”
“Che senso ha scambiarlo per prendere un altro lungo?”
“Non lo avrai prima di due anni, è una scelta buttata”

Un Climax di giudizi affrettati e valutazioni sommarie degne del peggior tifoso Tipo. E’ il draft 2014, quello di Joel Embiid per intenderci. I Sixers sono ancora in mano a Sam Hinkie ed ovviamente hanno un numero imprecisato di scelte a disposizione. Alla numero 10, nonostante l’anno prima l’NBA intera avesse assistito all‘esplosione statistica di Michael Carter-Williams, scelgono Elfrid Payton, PG con spiccate doti difensive da ULL.
Il capelluto playmaker ha vita breve nella città dell’amore, perché ancor prima di potersi abituare all’idea i Sixers lo spediscono ad Orlando in cambio di un promettente europeo classe ’94.

Dario Saric – nonostante abbia da poco compiuto 20 anni – ha appena firmato un biennale con l’Efes (2.6 milioni complessivi) con opzione di uscita nel 2016. L’intento del giovane croato di andare oltreoceano è chiara (“Manterrò la mia promessa) e si materializza nell’estate passata.

“The Croatian Sensation 2.0” (non ce ne voglia super Tony Kukoc) si presenta in punta di piedi in una squadra che annovera due dei possibili candidati al ROY: il pluri decantato Ben Simmons, ultima prima scelta assoluta, e il tanto atteso Joel Embiid, finalmente pronto ai nastri di partenza.
Dario per gli insider ha buoni fondamentali ma scarso talento e molti addetti ai lavori faticano a trovargli un’effettiva posizione in campo. Inoltre la concorrenza è spietata sia nel reparto avanzato che sugli esterni, in cui Covington sembra uno dei pochi punti fermi della squadra. Il resto della storia la conoscete tutti.

Saltato prematuramente Simmons (OFTS), andato The Process (Out Indef.), ceduti Ilyasova ad Atlanta e Noel a Dallas, ed infortunatosi anche Okafor il reparto lunghi dei Sixers si è trasformato rapidamente da un’assemblea studentesca ad un’ora facoltativa di religione.

Dario Saric, passato l’iniziale periodo di adattamento, comincia a mostrare i primi lampi della propria classe. Come sparring partner, quando i Sixers vincono e convincono grazie agli exploit di “The Process”, e come primo violino della squadra, riuscendo a registrare anche quattro doppie doppie consecutive a cavallo dell’ASG.
18+10+3.6 col 44% dal campo nelle ultime 5, in doppia cifra da 10 compreso l’exploit da 21+7+7 contro i Warriors.

Stiamo solo grattando la superficie di un diamante grezzo ricco di plus e minus, con un QI sopra la media ma tanti punti interrogativi dal punto di vista difensivo e realizzativo.
Probabilmente, anzi sicuramente non parleremo mai di un franchise player. E forse nemmeno di un secondo violino di lusso.
Ciò che è quasi certo è che i Sixers avranno comunque il loro Rookie of the year, sebbene non sia esattamente quello che aspettavano..

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