
Lillard con il GM dei Trail Blazers
L’annata dei Trail Blazers si è conclusa in maniera trionfale.
La sconfitta per 4-1 in semifinale con i Warriors è stata emozionante più di quanto il risultato non dica. A parte gara 1, le altre quattro partite hanno visto i Blazers sempre dominare per poi crollare negli ultimi quarti causa scarsa esperienza e soprattutto per i meriti del MVP, quel Stephen Curry in grado di essere decisivo nei momenti chiave dei match.
In regular season, dopo un inizio stentato, sono giunti quinti ad ovest esprimendo uno dei migliori sistemi di gioco offensivi dell’intera lega.
Andiamo ad analizzare e a dare un giudizio singolo a tutti i componenti del roster:
Harkless 7,5: Scarto ad Orlando, rigenerato da Stotts. Prima parte di stagione timida ed esplosione nel momento in cui ha preso il posto di Vonleh in quintetto, i Clippers ne sanno qualcosa. Scomodo per gli attaccanti nelle marcature ed in netta crescita nei tiri dall’arco, può migliorare ancora molto.
Al Farouq Aminu 8: Discontinuo ma fenomenale quando è in giornata. Ai playoff ha mostrato il meglio di sè in tutte le fasi di gioco. Incredibile l’incremento delle proprie percentuali da tre. Arcigno in fase difensiva, adrenalinico nel pitturato. Rivelazione.
Crabbe 7,5: In netto miglioramento, il suo minutaggio è salito sempre più durante la stagione. Giocatore intelligente e con un potenziale di punti nelle mani da non sottovalutare. Sara RFA a fine stagione ma bisognerà assolutamente rifirmarlo.
Ed Davis 7: Con le mani il buon Ed è molto limitato, lo conosciamo ormai da anni in NBA. Tuttavia il suo apporto dalla panchina è sempre stato molto buono sia a rimbalzo che difensivamente. Spesso anche decisivo in alcune gare, è stato lui l’operaio di Portland, tanto lavoro oscuro ma prezioso.
Henderson 6: sfortunato ad inizio stagione causa infortunio, Gerald ha faticato inizialmente ad entrare nel Sistema di gioco di Stotts. Man mano è però venuto fuori e tra alti e bassi ha dato il suo contributo energico alla causa. Deludente ai playoff.
Kaman 5: A inizio anno i patti erano stati chiari, doveva fare da elemento trainante per i giovani data la sua esperienza in NBA. Spazio sul campo per lui ce ne sarebbe stato molto poco… certo che però poteva almeno tenersi in forma fisicamente, cosa che non ha fatto. Il suo momento più glorioso della stagione è stato quando è stato tirato in causa da Stotts per fare gli hack a De Andre Jordan. Giocatore ormai finito, il prossimo anno non dovrebbe esserci.
M.Leonard 6: Centro moderno dalle mani educate con ampi margini di miglioramento. Ci si aspettava il grande salto di qualità da Meyers Leonard ma così non è stato. Nella serie playoff contro Memphis sembrava esploso definitivamente assieme a McCollum tanto che alcuni osarono persino paragonarlo a Sabonis(!!). Diciamo che si sono messi di mezzo anche gli infortuni a frenarlo. Speriamo possa tornare e soddisfare le aspettative nella prossima stagione. Altro RFA da rifirmare.
Lillard 9,5: La stagione della consacrazione. Rimasto l’unico superstite del quintetto dello scorso anno non si è mai abbattuto ed anzi da vero leader, dentro e fuori dal campo, ha trascinato una squadra di giovanissimi sino alla semifinale di conference. Caricargli tutto sulle spalle è probabilmente stata una mossa azzeccata. Per la serie: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare.
McCollum 9: Dopo I playoff stratosferici dello scorso anno, McCollum si è consacrato anche grazie alla partenza di Matthews vincendo il premio MIP a mani basse. E’ divenuto ormai senza discussioni il secondo violino di Portland. Annata da incorniciare, giocatore dotato di talento, Stotts lo ha utilizzato anche da playmaker in più occasioni.
Montero, Connaughton, Alexander S.V: poco spazio per loro, ma i ragazzi sono stati sempre molto presenti, utili a far gruppo e a creare quell’alchimia di squadra che ha portato i Blazers a compiere un’impresa. Li abbiamo visti soffrire ed esultare sempre più degli altri. Non so se verranno rifirmati, ma forse qualche chance, almeno a Connaughton che è quello che pare promettere meglio, si potrebbe anche provare a darla.
Plumlee 8: Dopo una stagione incolore a Brooklyn, Stotts lo ha rigenerato reinventandogli un ruolo. E’ diventato infatti l’arma tattica di questi Blazers dimostrando di essere un gran passatore oltre che un discreto rimbalzista. Decisivo in molte partite, grandi cifre ai playoff per lui. Poco incisivo in attacco, è ad ogni modo da confermare sperando però che possa migliorare il tiro dalla media.
Brian Roberts 6: Preso l’ultimo giorno di mercato per sostituire Tim Frazier (5, non all’altezza di fare il vice Lillard). Doveva essere quel play di esperienza in grado di dare fiato a Damian una decina di minuti a gara ed in parte ci è anche riuscito. Spesso però Stotts ha preferito fare a meno di lui scalando CJ nel ruolo di playmaker. Roberts potrebbe tornare utile dalla panchina anche in futuro.
Vonleh 5: Giovane dall’enorme potenziale, preso assieme ad Henderson nella trade per Batum, si può dire che Vonleh è stata la grande delusione della stagione. Stotts dopo il primo infortunio di Leonard ha provato a metterlo in quintetto per fargli acquisire fiducia ma è servito a poco. Mai decollato, poco incisivo sia offensivamente che difensivamente, pian piano è finito fuori dalle rotazioni per far spazio ad Harkless. Ai playoff Stotts non gli ha mai fatto vedere il campo ed un motivo ci sarà…
Stotts 10 : Se non fosse stato per Kerr che ha stabilito il record di vittorie NBA, sarebbe stato lui il COY della stagione. Paradossalmente in quest’annata abbiamo visto i migliori Blazers degli ultimi tre anni, nonostante le dipartite di gente del calibro di Aldridge e Batum. Privo di 4/5 dei titolari della stagione scorsa e con un quintetto sotto i 26 anni, è riuscito ad ottenere il meglio dai suoi grazie a scelte tattiche intelligenti come l’utilizzo del quintetto piccolo (a volte siamo stati in campo anche con Lillard-CJ-Crabbe-Henderson-Aminu) sfruttando così il tiro dall’arco e creando un gioco offensivo a tratti spettacolare.
Ad inizio anno si diceva che i Blazers potenzialmente avevano molti punti nelle mani ma che difensivamente sarebbero stati un disastro, bè non è stato così. Basta vedere i playoff, anche con i Warriors c’è stata grandissima intensità ed una difesa che tutto sommato è riuscita a limitare bene la squadra dal miglior record della storia NBA.
Neil Olshey (GM) 7: A Oshley non si può dir nulla se si guardano i risultati del campo ma qualche appunto glielo si deve fare poiché i grandi meriti sono stati più che altro di Stotts. Probabilmente il suo intento era semplicemente quello di creare una squadra futuribile mettendo Lillard al centro del progetto, non di certo creare un team in grado di spaventare i Warriors in semifinale.
La trade che ha portato Batum a Charlotte è stata una mossa decisamente errata anche considerato il rendimento di Henderson e Vonleh. Peccato perché Nic Batum è esattamente quel tipo di giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere in rosa, in grado di fare qualsiasi cosa in tutte le zone del campo.
Come non dimenticare poi la pessima scelta dello scorso anno quando andò a cedere Will Barton (ottima stagione la sua a Denver) e la prima scelta al draft di quest’anno per Afflalo.
Inoltre, nel momento in cui si era intuito che Portland poteva arrivare ai playoff, e dato l’infortunio di Leonard, ci si aspettavano dei rinforzi nel roster, un lungo perlomeno, tagliando magari Cliff Alexander. Invece nulla, immobilismo.
Su Aldridge invece poco da dire, aveva provato a rifirmarlo in estate ma il ragazzo ha preferito andare a San Antonio. Pochi rimpianti anche per il buon Matthews alla fine di un ciclo e Robin Lopez che non era certo un fenomeno. Bene la firma di Aminu da Dallas e colpaccio Harkless praticamente regalato dai Magic. Azzeccata anche la mossa Plumlee anche se ci si è dovuti privare di Rondae Hollis Jefferson, un giovane molto interessante che aveva fatto bene questa stagione a Brooklyn fino a quando un infortunio lo ha costretto a stare lontano dai campi di gioco.
In definitiva un Oshley che deve ringraziare Stotts e l’esplosione di McCollum, perché senza di loro probabilmente oggi staremo parlando di tutt’altra stagione.
Obiettivi e proposte dai free agent:
- Ryan Anderson: un lungo con tanti punti nelle mani ed esperienza come lui potrebbe essere una discreta soluzione.
- Al Horford: tra i centri svincolati lui è quello più completo. Un giocatore che alzerebbe di non poco il livello.
- Dudley: Per allungare la panchina, vista anche l’evoluzione del basket moderno, un tiratore da 3 del suo calibro farebbe comodo.
- Durant: dopo James, l’ala piccola più forte in NBA. Poco da aggiungere.
- Harrison Barnes: giovane ma già di ottimo livello. Arriva da due stagioni da titolare nel quintetto vincente dei Warriors. Sembra il profilo perfetto per il sistema Oshley.
- Batum: infortuni a parte, il buon Nic ha fatto una grande stagione a Charlotte. Un tentativo per riprenderlo nell’Oregon si potrebbe fare. Anche perché lo scambio con Henderson e Vonleh grida vendetta.
- Clarckson: come guardia che porta punti dalla panchina non ci starebbe male, d’altronde i Blazers in quel ruolo, esclusi i titolari, non hanno grandi opzioni.
- Teletovic: altra ala grande che porta punti e rimbalzi dalla panchina.
- Dellavedova: rognoso in difesa e migliorato in attacco, l’australiano potrebbe essere l’uomo giusto per dare fiato a Lillard e portare energia in campo.
- Evan Turner: giocatore duttile in grado di ricoprire più ruoli. Arriva da una grande stagione a Boston e potrebbe fare molto bene nei quintetti piccoli di Stotts.

