Il talento non basta quando non si è al sicuro nella fortezza della propria mente. È ciò che sta accadendo ad Andrew Wiggins, sulle cui doti cestistiche non si discute, ma che sta ora mostrando una fragile condizione di nervi e pazienza. Il giocatore ha reso bene nelle ultime due gare giocate dai Minnesota Timberwolves, ma i malumori sembrano affliggerlo da tempo e soprattutto da un punto di vista tecnico. Precisamente, in seguito ad un preciso evento: la formazione della coppia delle meraviglie Towns-Butler.
“Sussurri ai compagni” e frustrazione per il nuovo ruolo. Eclissi Towns-Butler
Andrew Wiggins, esplosività da vendere e intelligenza cestistica in continua evoluzione, vorrebbe più spazio per esprimere il proprio potenziale negli estenuanti piani partita di coach Tom Thibodeau. Ad impedirgli il grande salto sarebbe la presenza dei due compagni più performanti, i due leader della squadra. Secondo Darren Wolfson di 1500 ESPN infatti, il 23enne da University of Kansas sentirebbe da un po’ di tempo una notevole pressione dovuta al monopolio offensivo di Jimmy Butler e Karl-Anthony Towns.
La sensazione di essere relegato a terza opzione d’attacco negli schemi dei suoi Timberwolves avrebbe generato una “campagna di sensibilizzazione” ad opera dello stesso Wiggins, che avrebbe cominciato ad esprimere la propria frustrazione qua e là in spogliatoio, seppur in maniera velata e poco appariscente. La coppia Towns-Butler di fatto è ridotta al solo primo, con il secondo comunque indisponibile per infortunio, ma Wiggins guarda ad una situazione a lungo termine.
Towns sempre alla grande, Wiggins meno… I numeri della discordia
Eppure le ultime due gare dei Minnesota Timberwolves (entrambe vinte) hanno visto un Andrew Wiggins in discreta forma: 23pt-5rim-3ast e 9/16 dal campo contro i Golden State Warriors, 16 punti e 7/14 dal campo contro i Washington Wizards. Non esattamente numeri da frustrato; magari non i numeri che il giocatore si aspetta da se stesso. Poi però arriva KAT, con 31 punti e 7 rimbalzi prima, 37punti e 10 rimbalzi dopo. Signore e signori, la prima opzione offensiva. D’altronde è inevitabile, per qualsiasi coach al mondo, servirsi di un centro vicino alla perfezione offensiva come Towns. In ogni caso, il lungo continua a disporre di un numero di tentativi al tiro per 100 possessi inferiore a Wiggins (19.6 il primo, 22 il secondo).
Wiggins allora deve aver percepito che proprio nelle ultime due gare, nonostante le prestazioni degne di nota, la sua usage percentage sia scesa. La sua media è di 23.7%, contro il 20.9% delle due suddette uscite. Numeri tradotti in partecipazione ridotta, che a sua volta si converte in scarso coinvolgimento emotivo, con rischio di rivalità malsana. La mutilata coppia Towns-Butler trova un terzo appoggio in un facilitatore come Jeff Teague, che però sembra non essere un peso per Wiggins e si proclama uno dei fautori della “sveglia motivazionale” alla quale il compagno è stato sottoposto ultimamente. Non dev’essere un periodo facile, ma la maturità di un giocatore deve venir fuori anche nei momenti in cui la squadra vive bene lo status quo. I Wolves sono sesti ad ovest, giocano bene e divertono: è davvero il caso di sollevare un polverone?
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