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L’inizio dei New Orleans Pelicans, con un Davis in grande spolvero

L’inizio della stagione dei New Orleans Pelicans è stato sfavillante, con 4 vittorie nelle prime 4 gare, e una media punti altissima, sconfiggendo squadre quotate come gli Houston Rockets ed i Los Angeles Lakers. Nelle ultime partite i Pelicans hanno avuto una forte flessione, giustificata in parte dalle 3 partite in 4 giorni dal 27 al 30 Ottobre e dai problemi fisici della stella Anthony Davis. Andiamo ora ad analizzare in che modo i New Orleans stanno approcciando questo inizio di Regular Season, con i pro e i contro del gioco impostato da coach Alvin Gentry.

LA FORZA D’URTO OFFENSIVA

Le punte di diamante dell’attacco dei Pelicans.

Iniziamo con la nota lieta delle prime gare dei Pelicans, l’efficienza offensiva. Il passato da vice di Steve Kerr a Golden State sta mostrando i suoi frutti nel team di coach Gentry, con un attacco fluido e piacevole, ed un gioco dentro/fuori ben distribuito tra tutti gli interpreti in campo. Al momento, New Orleans è seconda come media punti per partita, dietro solo agli alieni di Oakland. Ogni giocatore è ben consapevole del proprio ruolo, ed ognuno porta il proprio mattoncino alla causa. Questo sistema di gioco è di fondamentale importanza per l’attacco dei New Orleans Pelicans, visti i continui problemi fisici periodici che attanagliano Anthony Davis (ultimo caso, l’infortunio al gomito che lo ha tenuto fuori nelle due sconfitte con Jazz e Nuggets e successivamente contro i Blazers). L’aver mantenuto lo zoccolo duro dell’anno scorso ha permesso alla squadra di affinare l’intesa tra i giocatori, permettendo a tutti di prendersi responsabilità offensive, trovando protagonisti diversi ad ogni partita e togliendo punti di riferimento alle difese avversarie. Nonostante ciò, la leadership di Davis è fondamentale, e non è un caso che le sconfitte siano arrivate in sua assenza. Senza l’ex Kentucky Wildcats, infatti, il gioco tende spesso a stagnare sull’esterno, con troppe conclusioni dalla distanza o iniziative personali in uno contro uno dei piccoli. L’infortunio di Davis non è grave, e la vena di Nikola Mirotic e Jrue Holiday sta in parte sopperendo, ma il suo rientro è necessario per mantenere i Pelicans nelle zone alte della classifica, anche, come spiegheremo, per il suo apporto difensivo. Singolarmente, Holiday, Randle e  Mirotic stanno facendo passi da gigante nella gestione del match e nell’impatto offensivo (tutti e tre ampiamente in doppia cifra di media con ottime percentuali, soprattutto il naturalizzato spagnolo, vero go to guy in assenza di Davis), e molti altri componenti del roster stanno contribuendo con alti e bassi nell’attacco di New Orleans (in particolare E’Twaun Moore ed Elfrid Payton). Se il collettivo continuerà a farla da padrone, sarà dura per tutti frenare l’attacco dei Pelicans.

LA COPERTA CORTA E LE DIFFICOLTÀ DIFENSIVE DEI NEW ORLEANS PELICANS

A fare da contraltare all’ottimo ritmo offensivo espresso dai Pelicans, apriamo il problematico capitolo difesa. New Orleans è costantemente nelle ultime posizioni come efficienza difensiva, ed è in parte dovuto alla velocità di esecuzione degli schemi offensivi, che portano spesso la squadra a deragliare e a concedere facili conclusioni in contropiede. Il problema si è accentuato nei match in cui Davis era fuori per infortunio, togliendo quella tranquillità di cui i Pelicans avevano bisogno per rendere al meglio e non perdere la maniglia nell’arco delle partite. L’infortunio della stella dei New Orleans Pelicans, ha creato difficoltà anche sotto le plance dove la sua verticalità è fondamentale (nel match contro i Clippers ha tra l’altro raggiunto le 1000 stoppate in carriera). Infatti, Randle non può reggere tutto il match contro avversari più atletici, Okafor difensivamente fa molta fatica, e il volitivo Diallo deve ancora crescere molto per essere incisivo. Una riprova di questa situazione, la si riscontra chiaramente nel breve recap sottostante della partita contro gli Jazz, dove sono inserite varie situazioni in cui Gobert, col suo atletismo, ha banchettato sotto le plance approfittando dell’assenza forzata di Davis e della differenza di elevazione contro i lunghi di New Orleans, contribuendo alla rotonda vittoria finale.

La filosofia del gioco di Gentry ha una spiccata tendenza offensiva e queste difficoltà erano preventivabili, in tal senso l’assenza di una pedina fondamentale come Davis rompe un equilibrio già precario. Lo staff dovrà comunque cercare di risolvere il problema, per giocarsi le proprie carte nei playoff della terribile Western Conference. La squadra dovrà crescere nella gestione della transizione, per evitare un alto numero di turnover e dovrà limitare i rimbalzi offensivi concessi ai lunghi avversari con un lavoro di squadra, soprattutto nelle fasi del match dove Gentry gioca la carta dello small ball con Mirotic centro. I problemi difensivi nascono anche dalle caratteristiche del roster, con esterni poco inclini alla difesa perimetrale molto spesso battuti sul primo passo o nel pick and roll, appoggiandosi troppo sull’aiuto del lungo o dell’esterno sul lato debole che non sempre può arrivare, portando a facili conclusioni al ferro della squadra avversaria. Anche quest’anno la panchina non è particolarmente lunga, dare una quadratura difensiva alla squadra con questi presupposti sarà molto difficile per il coach dei New Orleans Pelicans.

L’IMPATTO DI DAVIS SUI NEW ORLEANS PELICANS

Come avrete notato, nella analisi della fase offensiva e difensiva del team è sempre uscito fuori il nome di Anthony Davis, e non è un caso. La stella dei Pelicans è l’ago della bilancia della squadra, e la sua presenza è fondamentale per gli obiettivi della franchigia. Dopo 6 anni nella lega, Davis sta toccando il punto più alto della sua carriera, con miglioramenti evidenti in tutte le fasi di gioco, anche nel suo fondamentale più carente, il tiro da 3. The Brow sta prendendo sempre più consapevolezza dei propri mezzi e la sua leadership in campo è tangibile. Dopo una grandiosa stagione conclusa in doppia doppia, che gli è valsa il terzo posto nella classifica per l’MVP, AD ha iniziato col botto le prime 4 partite, tutte vinte, con 27.3 pp/p e 13.3 rb/p con il 52.1% al tiro e un clamoroso 57.1% dai tre punti, con due prestazioni monstre contro Houston (32+16) e Los Angeles sponda Clippers (34+13) dove ha sfoderato tutto il suo repertorio offensivo, dai movimenti spalle e fronte canestro, alle penetrazioni, al tiro dalla media e lunga distanza. Difensivamente, come detto, Davis è il punto cardine su cui si aggrappa tutto il team, grazie alla sua capacità di cambiare su tutti i ruoli, sopperendo alla differenza di peso con i pivot più grossi, grazie ad un atletismo strabordante. Il titolo di MVP della stagione regolare è lì ad un passo, ma come già successo in passato, gli infortuni bussano spesso alla sua porta. Il problema al gomito sembra meno grave del previsto, ma uno stop dopo solo 4 gare di Regular Season non è di buon auspicio. Davis è comunque rientrato nella gara contro gli Warriors, ma non è sembrato ancora al 100%, con una prestazione mediocre non all’altezza della sua fama, tornando infatti in tribuna nella successiva sconfitta con Portland. Siamo sicuri che se la salute sarà dalla sua parte, Davis se la giocherà fino all’ultimo per l’MVP, guidando la squadra ad un’altra stagione importante.

QUALE STAGIONE PER I PELICANS?

I New Orleans Pelicans dovranno affrontare nei prossimi incontri dirette avversarie per i playoff, e squadre meno quotate, partite che ci daranno le prime indicazioni sui reali obiettivi della franchigia. Lo staff dovrà recuperare nel più breve tempo possibile Anthony Davis, e continuare a lavorare sulla già ottima circolazione di palla per armare le mani dei tiratori, in particolare Mirotic e Moore. Sotto le plance i continui miglioramenti di Julius Randle sono importanti per il futuro e ci si aspetta qualcosa in più dall’impatto dalla panchina di Jahlil Okafor ed Elfrid Payton. Difensivamente c’è molto da lavorare, e solo il tempo speso in palestra può portare miglioramenti tangibili. La strada per un’altra annata importante è tracciata, la crescita e la salute della squadra faranno il resto per portare il team in alto, nel tentativo di eguagliare e magari superare, il risultato raggiunto nella passata stagione.

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