Se la sua vita potesse essere descritta attraverso il titolo di un film, quella di Manu “El Narigòn” Ginobili sarebbe sicuramente “L’impossibilità di essere normale”. Il film in questione che, nonostante il titolo pretenzioso, non ha nulla di memorabile, ha un titolo che centra molto con la personalità dell’argentino.
La notizia, targata, manco a dirlo, Adrian Wojnarowski, è di pochi giorni fa: Manu rinnova con i San Antonio Spurs per un altro anno. Da definirsi ancora i dettagli dell’accordo.
Nell’epoca in cui la NBA è sempre di più la lega dei giocatori, rappresentata da fenomeni con numeri spaventosi capaci di realizzare triple doppie di media in Regular Season o nelle Finali, che senso ha emozionarsi per il rinnovo di un quarantenne che nella scorsa stagione ha realizzato 7.5 punti, 2.7 rimbalzi, 1.2 assist per 18.7 minuti di media? Perchè il numero 20 degli Spurs è un giocatore di culto senza avere nemmeno un tatuaggio, non è cool, non è fashion, non veste alla moda, non tira da otto metri e mezzo alla Steph Curry, non è tipo da schiacciate memorabili (anche se quella su Bosh nelle finals di qualche anno fa hanno fatto saltare sul divano parecchi appassionati NBA) non è (e non sarà) ricordato per una dichiarazione fuori posto o provocatoria, mai una polemica. Come ci si fa allora in questa epoca ad appassionarsi alla normalità?
Manu è una persona normalissima e forse è proprio per questo che è speciale.

Manu Ginobili con la sua maglia, la numero 20 dei San Antonio Spurs
Giocatore di Reggio Calabria, ha contribuito in maniera determinante alla promozione della Viola in A1 e alla vittoria dell’Eurolega con la Virtus nel 2001, in una squadra incredibile e irripetibile. Il turning point della carriera di Manu e molto probabilmente anche per la storia dei Spurs è il Draft del 1999, la stagione del primo titolo della dinastia, dove il proprietario (de facto)/GM/head coach ordina ai dirigenti di non scegliere un giocatore con in mano molti punti, non un fenomeno da far giocare obbligatoriamente, ma un giocatore “normale”, per non intaccare il nucleo originale. Ed è così che i dirigenti dei bianconeri iniziano la loro ricerca di un giocatore di complemento in Europa (cosa che capiterà molto spesso negli anni successivi). Si imbattono nel nome di questo argentino e lo segnarono a penna su un foglietto. Stop.
Ed è così che, in un Draft che non passerà alla storia, il talento dell’argentino verrà scelto alla 57, la penultima scelta del Draft ’99, e la classica frase “With the fiftyseventh pick, the San Antonio Spurs select Emanuel Ginobili”. Che ci crediate o no, la carriera del Narigòn in NBA è iniziata così: una franchigia che lo seleziona perché sarebbe stato poco ingombrante in una squadra non fenomenale, ma vincitrice del titolo e con un nucleo di giocatori già collaudato.
E’ quindi incredibile che una persona del genere, venuto dal nulla, che riceverà il contratto NBA 4 anni dopo, sia poi diventato non uno dei primi 10 giocatori della lega, perché sarebbe sbagliato da un punto di vista tecnico, ma uno di quei 10 giocatori che per tanti anni ha appassionato di più gli amanti della palla a spicchi, per quel suo talento, quella sua qualità pura davvero incredibile.
E’ difficile anche esaminare le caratteristiche del numero 20 perché ha fatto sempre tutto e il suo contrario. Gioca nel sistema più collaudato della storia del Gioco ed è importante perché sa uscire dal Sistema facendo cose impreviste e imprevedibili (attacco e difesa), e forse Popovich lo vuole per questo. Il pick and roll con Duncan, effettuando il reject ogni singola volta; vogliamo parlare del dai e vai ad inizio di azione con il play (Parker o Mills non fa differenza) con cui taglia completamente l’area mandando il compagno in vernice e fargli fare due punti comodi? Oppure di quei passaggi, con cui avrebbe fatto fare almeno 10 punti in NBA a partita anche a me, che a stento riesco tenere la palla in mano (https://www.youtube.com/watch?v=48WnPHE2dKk)?
Vogliamo contare le “zingarate” latine che fa nei momenti chiave delle partite? La stoppata ad Harden degli scorsi Playoffs? Quel modo di essere totalmente inelegante e scoordinato, eppure così efficace? Oppure di quando decise gara 7 del 2005 contro Detroit andando dentro e sfruttando i contatti per prendere lo slancio per creare separazione (https://www.youtube.com/watch?v=WEYVtU–QVo)? Oppure di quando fu il condottiero della nazionale Albiceleste alle Olimpiadi del 2004, una nazionale che alla fine della competizione guardava Wade e James dall’alto?
Per questo, la notizia del suo rinnovo per un altro anno mi ha costretto ad asciugare il ciglio, emozionato all’idea di poter vedere ancora per pochi mesi il numero 20 correre sui campi dell’NBA, facendo finta, per un altro anno, di essere una persona normale.
– “Senza Manu avremmo due titoli in meno”
– “Manu Ginobili sta ai San Antonio Spurs come Michael Jordan sta ai Chicago Bulls”
Gregg Popovich
Per NBA Passion,
Arturo Fagnano
