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NBA, a chi conviene il Play-in? Secondo Mark Cuban a nessuno: “Raddoppia lo stress”

di Lorenzo Brancati
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Come preannunciato, l’attuale stagione NBA si sta dimostrando estremamente congestionata tra impegni continui, strascichi dell’ultima lunghissima annata e prospettive di un torneo Play-in che prolungherà la durata della corsa playoffs di diverse squadre.

Per ognuna della due conference, Eastern e Western, le compagini che al termine della regular season (16 maggio 2021) si saranno posizionate tra la settima, ottava, nona e decima posizione si sfideranno in un torneo a eliminazione semi-diretta. Dopo 72 partite ravvicinate, così, le squadre in questione dovranno compiere uno sforzo ulteriore per assicurarsi un posto nei playoffs.

Tra quelle direttamente coinvolte ad Ovest troviamo i Dallas Mavericks. Come già fatto da Luka Doncic negli ultimi giorni, anche Mark Cuban si è ora espresso fortemente contrario all’ultima implementazione della lega. Il proprietario della franchigia ha commentato: “La parte peggiore di questo approccio è che raddoppia lo stress di un calendario già congestionato. Piuttosto che giocare per un posto playoffs e poter iniziare a far riposare i propri giocatori quando le posizioni si faranno definite, le squadre dovranno giocare ogni gara come se fosse già una di playoffs. Il tutto per assicurarsi un posto tra le prime sei, perché non raggiungerlo potrebbe essere catastrofico.”

Come detto, anche Doncic si è detto contrario all’idea, sottolineando come: “Pur lottando per 72 partite per un posto nei playoffs si rischia di ritrovarsene estromessi perdendone due di fila.”

Ad oggi, in ogni caso, sembra proprio che a parlare per i due sia la situazione alquanto precaria della squadra. I Mavericks sono proprio settimi, a 1.5 gare di distacco dal sesto posto dei Portland Trail Blazers, il primo utile alla qualificazione diretta alla post-season. Riavvicinarsi potrebbe non essere impossibile, ma per assicurarsi la buona riuscita della rimonta sarà necessario giocare tutte le partite al massimo delle possibilità, come sottolineato da Cuban stesso.

Perché la NBA crede così tanto nel Play-in?

Al di là delle critiche mosse dai diretti interessati, è bene osservare come la dinamica del Play-in non sia una novità assoluta, ma piuttosto una riproposizione più elaborata di quanto già visto all’interno della bolla di Orlando.

Se da un lato è vero che questa non andrà a fare altro se non allungare per otto squadre una stagione regolare già abbastanza estenuante e colma di impegni ravvicinati, dall’altra potrebbe trattarsi di una manovra più sensata di quanto possa apparire.

In primis, ha consegnato alla lega una serie di gare di discreta rilevanza da cui guadagnare per mezzo della vendita dei diritti di trasmissione alle varie emittenti. Secondo poi, alzerà inevitabilmente i livelli di interesse per una fase finale di stagione regolare che per ammissione dello stesso Mark Cuban viene vista spesso come un momento di riposo per i giocatori più importanti.

Infine, osservandola ancora più da vicino, quella del Play-in appare come l’ennesima mossa della NBA volta a scoraggiare la pratica del tanking selvaggio. Dando infatti chance di giocare i playoffs fino alla decima classificata, si scoraggiano inevitabilmente sempre più squadre dal tirare i remi in barca troppo presto per puntare tutto sul Draft dell’anno successivo. Cercando di rendere insomma anche in questo caso l’ultima parte di stagione regolare più interessante di quanto non sia stata nelle ultime annate.

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