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Supercoppa LBA Zurich Connect 2019, l’analisi delle semifinali

di Pierluigi Ninni
Supercoppa LBA

Sarà ancora ‘remake scudetto’ al Palaflorio nell’atto finale della Supercoppa LBA Zurich Connect 2019: l’ennesimo episodio di una saga infinita, che ha caratterizzato gli ultimi 12 mesi di basket tricolore. A Bari, sarà ancora Umana Reyer Venezia vs Banco di Sardegna Sassari, De Raffaele vs Pozzecco, Spissu contro Tonut.

Ma andiamo per gradi. Le semifinali della Supercoppa viste ieri ci hanno dimostrato come il livello medio del nostro campionato si sia alzato notevolmente e non solo per lo spettacolo. Un OT, due partite tirate fino alla sirena finale e giocate di una caratura importante da parte di molti protagonisti: delle semifinali, insomma, che certificano un standard medio-alto per le squadre che lotteranno per i prossimi Playoffs. La risposta del pubblico pugliese, con 4.150 presenze totali, rimarca ancora di più questo cambio di marcia, che vede il movimento cestistico italiano crescere regolarmente nell’arco degli anni.

C’eravamo anche noi ieri nella bolgia del Palaflorio e nei prossimi righi analizzeremo quelli che, secondo noi, sono stati i tratti salienti delle prime due sfide della Supercoppa LBA Zurich Connect 2019.

SUPERCOPPA LBA: VANOLI CREMONA vs BANCO DI SARDEGNA SASSARI 94-101 (dopo OT)

Quintetti: Vanoli Cremona (7 Diener, 2 Mathews, 13 Sobin, 1 Saunders, 22 Tiby) All. Meo Sacchetti;

Banco di Sardegna Sassari (0 Spissu, 31 M. Vitali, 21 Pierre, 11 Evans, 2 Bilan) All. Gianmarco Pozzecco.

Parziali: (21-16, 28-30, 20-20, 18-21, 7-14)

L’analisi in 5 punti

  1. La fisicità e i rimbalzi offensivi: elemento chiave del successo dei sardi, che hanno dominato in questo fondamentale per tutti i 45 minuti di gioco, concludendo con un impietoso 42-23 il confronto diretto con Cremona. L’atletismo di Jamel Mclean (7 rimbalzi, di cui 6 offensivi), di Miro Bilan (8 rimbalzi, di cui 4 in attacco) di Dwayne Evans (7 rimbalzi, con 3 offensivi) è risultata decisiva per garantire gli extra-possessi necessari a rimanere in partita nei momenti più difficili.
  2. Le rotazioni: non c’è stato confronto tra le due panchine. Molto più profonda ed efficace quella di Sassari, con Curtis Jerrells fondamentale nei primi due periodi per sbloccare un attacco statico e privo di opzioni. Al termine, il tabellone dirà 31-17 in favore dei sardi, mentre Meo Sacchetti può essere soddisfatto delle prestazioni del solito Michele Ruzzier e del nuovo arrivato Topias Palmi.
  3. La resilienza della Vanoli Cremona: oramai non ci sorprendiamo più, soprattutto dopo l’intera scorsa stagione degli uomini di Meo Sacchetti. Nonostante le perdite pesanti di Crawford e Mathiang, la voglia e l’atteggiamento di questa squadra non è mai cambiato. A dimostrazione di questo, l’incredibile rimonta negli ultimi 4′ minuti di regolamentari, trascinati da un Travis Diener ancora una volta decisivo nei momenti decisivi, con due triple in back-to-back create dal nulla e praticamente da solo.
  4. La ‘giostra’ del Poz: vedere una partita di Sassari è come andare sulle montagne russe. Un’altalena di emozioni, con una squadra che cambia completamente e si incendia in un attimo: come nei Playoff LBA dello scorso anno, quando Sassari accelera, c’è ne è per pochi. Lo dimostrano i primi minuti del quarto ed ultimo periodo della gara di ieri: un ball-movement di rilievo, la ricerca di una transizione veloce e di un tiro ad alta percentuale nei primi secondi del possesso. A volte, l’impressione è che questa squadra dipenda molto dal suo play Marco Spissu, che nel secondo tempo ha completamente dettato i ritmi, disegnando assist da antologia. Vero è che, in alcune fasi di gara, la stessa Sassari sembra staccare completamente la spina, soprattutto in difesa: tutto i pregi e i difetti di una squadra folle.
  5. Grandi attacchi e percentuali super: 46% da 3 per Cremona, 43% per Sassari. I lombardi hanno spesso viaggiato oltre il 55% dal campo per larga parte del confronto. Travis Diener e Marco Spissu con il 60% dall’arco: due squadre che si confermano tra l’elitè per percentuali nel panorama italiano e che fanno di questa caratteristica la loro arma migliore.

Il focus: Matt Tiby (CRE) vs Dwayne Evans (SAS)

Due nuovi arrivati, due novità per il nostro campionato. Il nativo dell’Iowa, nuovo lungo della Vanoli Cremona, è stata la vera rivelazione di questa prima giornata di Supercoppa LBA. Centro/ala versatile e dalla buona mano, ha chiuso con 25 punti (game-high) chiudendo con un 5/8 dalla lunga distanza che ci dice molto su quale sia il suo potenziale. Ottime le sensazioni anche in fase difensiva, dove per larghi tratti di gara ha saputo contenere Jamel Mclean e Miro Bilan nel loro pezzo forte, il gioco spalle a canestro o in post. Buoni istinti da passatore, può essere una manna dal cielo per coach Sacchetti visto l’infortunio di Darrell Williams e può subito diventare uno dei punti di riferimento offensivi della compagine lombarda.

Per quanto riguarda l’MVP del match Dwayne Evans, una prestazione da 13 punti e 7 rimbalzi sempre in crescendo. Anch’egli giocatore duttile, può cambiare su almeno 3 posizioni ed è in grado anche di reggere i confronti con giocatori molto più alti e strutturati del suo. Abile nel primo passo, ha nel tiro in avvicinamento e nel 1-vs-1 le sue armi migliori. Ha il difficile compito di far rimpiangere Achille Polonara, uno che in Sardegna ha fatto spesso la differenza in termini realizzativi. Caratteristiche abbastanza diverse quelle dell’americano, che nel sistema di Gianmarco Pozzecco può trovare minuti e un ruolo di assoluto spessore.

SUPERCOPPA LBA: HAPPY CASA BRINDISI vs UMANA REYER VENEZIA 73-78

Quintetti: Umana Reyer Venezia (5 Stone, 7 Tonut, 30 Cerella, 6 Bramos, 50 Watt) All. Walter De Raffaele; 

Happy Casa Brindisi (0 Banks, 15 Thompson, 1 Martin, 00 Brown, 4 Radosavljevic) All. Frank Vitucci.

Parziali: (6-19, 17-14, 31-11, 24-29)

L’analisi in 5 punti

  1. L’aggressività della Happy Casa Brindisi: il marchio principale di un primo quarto spaziale per i padroni di casa, che hanno limitato i campioni d’Italia a soli 6 punti, imballando completamente l’attacco della squadra lagunare e provocando 10 palle perse. La pressione sul ball-handler è stata asfissiante, spesso insormontabile anche per Ariel Filloy, uno che la palla la sa condurre ottimamente. Le 4 rubate di John Brown possono non essere un unicum, per una squadra che punterà spesso e volentieri su questo aspetto per limitare i roster che, almeno sulla carta, sono tecnicamente superiori.
  2. Gli aggiustamenti di Walter De Raffaele: uno dei principali artefici della rimonta della Umana Reyer, se non il protagonista principale. Prima, nel secondo quarto, cerca di arginare la zone press e gli anticipi dei brindisini mettendo in campo, per più minuti, i due play di riferimento Filloy e De Nicolao. In seguito, nel secondo tempo, annulla completamente John Brown raddoppiandolo sistematicamente, poi attua una zona 2-3 che costringe Brindisi a forzare tantissimo e che dà spazio al parziale che decide la gara.
  3. L’importanza monumentale di Michael Bramos: anche quando la sua prestazione offensiva non è rilevante, la sua presenza è palpabile in campo. A livello difensivo, è forse il miglior leader e comunicatore della LBA e del panorama italiano e dal vivo questo aspetto si nota ancora di più: chiama i raddoppi, gestisce e comanda la difesa come un veterano. Le piccole cose che in partite come queste fanno la differenza. Ecco perchè, nonostante un 3/10 dal campo, la partita del greco non può essere sminuita.
  4. La poca personalità di Darius Thompson: le attese erano alte, così come era altissima la curiosità di vederlo in azione contro una squadra del calibro dell’Umana Reyer Venezia. Il giocatore scuola UVA si è nascosto per quasi tutti i 40′ minuti, a parte l’appoggio in up-n-under che ha mandato in visibilio il pubblico del Palaflorio. In totale, solo 8 i tiri presi dal MVP dello scorso campionato olandese: troppo poco per la guardia statunitense, a cui è assegnato l’arduo compito di gestire almeno il 50% dei possessi della squadra pugliese, con o senza l’ausilio di Adrian Banks. Nel terzo quarto da incubo per Brindisi poteva e doveva prendersi più responsabilità.
  5. L’esperienza e la compattezza di Venezia: come detto in precedenza, sono i dettagli a decidere questo tipo di competizione. E, tra questi, l’esperienza del gruppo di De Raffaele è uno dei più incidenti. Parliamo di un roster che, nonostante la partenza di Haynes, ha mantenuto un’ossatura ben definita, aggiungendo semmai ancora più certezze con gli arrivi di Ariel Firroy e Jeremy Chappell. Inoltre, l’abitudine dei lagunari a giocare partite di questo livello, soprattutto nell’ultimo quadriennio, marca ancora quel gap decisivo che può cambiare le sorti dell’incontro: il parziale di 41-19 tra secondo e terzo quarto, il 6/6 dall’arco nel 3° periodo, oltretutto dopo essere stati sotto anche di 20 lunghezze, sanciscono ancora questa sensibile differenza tra le due realtà.

Il focus: John Brown vs Austin Daye 

Il confronto parla chiaro: l’ultimo MVP delle Finals LBA è un giocatore di caratura superiore a questi livelli. Tuttavia, davanti a lui, Daye ha trovato non solo la rivelazione dell’ultima stagione ma anche uno dei futuri protagonisti della scena italiana. Il John Brown visto nel primo tempo di ieri è un giocatore dominante, immarcabile in alcuni frangenti: 16 punti, 4 rimbalzi e 4 palle rubate e non solo. Onnipresente sul parquet, tra rimbalzi e tuffi per recuperare palle vaganti: l’anima di una guardia nel corpo di un lungo. Il tecnico negli ultimi 10” secondi rappresenta l’unica pecca di una prestazione incredibile.

Il miglior giocatore visto sul parquet di Bari nel day 1 è senza dubbio Austin Daye. La rimonta di Venezia parte e si conclude con un suo canestro, grazie ad un clutch-time perfetto in cui realizza 5 liberi fondamentali (10/10 a cronometro fermo). Una gara da 26 punti e contornata da un lavoro in difesa strabiliante su John Brown, messo in atto dopo due quarti cupi per il numero 9 della Reyer. Di solito si dice che la squadra che ha a roster il giocatore più talentuoso del torneo parte più avvantaggiata: con Austin Daye, il paradigma, almeno nei momenti decisivi, sembra funzionare.

Finisce qui la nostra analisi delle prime del sabato della Supercoppa LBA Zurich Connect. Il programma delle finali di domani prevede, alle 18.00, la finale per il terzo posto tra le sconfitte di ieri Cremona e Brindisi e, a seguire, alle ore 20.30, la finalissima che assegnerà il primo trofeo della stagione 2019-2020: Venezia-Sassari. Lo spettacolo continua!

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