La Pasqua del basket italiano il LBF è scossa dall’addio di Sassari al massimo campionato dopo aver ottenuto la salvezza contro Brixia tre giorni fa. Una notizia che fredda i tifosi sardi e gli appassionati di basket femminile, un’altra mazzata alla credibilità di un movimento che oggi sta perdendo sempre più squadre, appeal e competitività. Possiamo parlare quanto vogliamo della qualificazione azzurra ai Mondiali, ma la verità è che il basket femminile italiano oggi è ai minimi termini come squadre. Ma davvero è tutto così in salute?
Quando qualcuno ci racconta la favoletta dell’orso de “il basket italiano è in salute” viene da ridere, e non soltanto a chi sta scrivendo, ma anche e soprattutto a chi oggi è costretto a chiudere i battenti perché i costi sono troppo alti. Si ritorna ai soliti discorsi di mesi fa, ai gridi d’allarme dei dirigenti e presidenti di società più piccole che poi puntualmente hanno alzato bandiera bianca . Un dramma dietro l’altro, squadre che sono costrette a chiedere il riposizionamento in serie inferiori o che chiudono direttamente i battenti… tutto bene, no?
LBF perde i pezzi: Sassari è solo l’ultima di una lunga serie…
Quando il presidente FIP ha parlato di basket italiano in salute evidentemente il riferimento doveva essere a 20 anni fa, non c’è altra spiegazione. Chissà – allora – se gli sono fischiate le orecchie ora che anche Sassari ha detto addio alla LBF. Forse non una realtà storicissima, ma comunque solida e con cammini europei seri e sempre ben onorati da impegno, professionalità e voglia. Ora provi ad immaginare il lìder maximo del basket italiano come possono sentirsi coach Citrini e Carangelo e compagne oggi, dopo essersi salvate meritatamente contro Brixia…
Negli ultimi 2-3 anni il basket italiano femminile ha perso Bologna Faenza, Lucca, Roma e Ragusa. Forse può bastare così. I risultati della nazionale sono solo ed esclusivamente merito di coach Capobianco e delle giocatrici che vanno in campo e danno sempre il 200%, non di terze persone che stanno nascondendo la polvere sotto il tappeto come niente fosse. Di questo passo tra 3-4 anni il campionato vedrà Reyer e Schio affrontarsi 20 volte in stagione, e già non si va lontani… ma davvero si vuole arrivare a questo?
Costi folli, adempimenti ed obblighi che sono costosissimi, trasferte che non costano poco: il basket italiano femminile così non può sopravvivere. Gli incassi da botteghino non possono bastare per sopravvivere, lo si è capito? Il basket italiano ha talenti e passione, ma non ha il necessario per sopravvivere. Non è solo una questione di sport, ma di dare valore a chi dimostra di meritarlo. Il futuro del movimento dipende da scelte concrete e non chiacchiere con cui ci si riempie la bocca. Ci vuole sostegno da tutte le parti e non aria fritta. E la scelta di FLIMA TV con abbonamento da pagare per un servizio che funziona poco e male non sembra brillante, ma suicida.
Sassari è l’ultimo volto di un basket femminile che sta cadendo a pezzi. Ma cosa serve? Forse più copertura mediatica, più investimenti, costi più bassi per garantire alle società di sopravvivere, progetti a lungo termine ed una valorizzazione del movimento giovanile. In Serie A2 Ilaria Bernardi sta dominando, in A1 le due venete sono tra le top in ELW ed hanno 10 giocatrici sulle 12 del gruppo nazionale di Capobianco, ma il punto non sta qua. Serve di più, serve un cambio di rotta. Adesso. Quante altre piazze devono sparire per svegliarsi? Così si affonda, lo sa, vero, la FIP ed il suo capo supremo? Buona Pasqua, ma non a tutti….


