In questa caldissima off-season, dopo la seconda stagione consecutiva fuori dai playoffs, anche ai San Antonio Spurs si è deciso finalmente, dopo 24 anni di successi e partite memorabili, di iniziare una nuova e decisiva fase per il futuro della franchigia. In estate tutti i grandi big hanno salutato, compreso l’ultimo reduce dello storico anello del 2014; stiamo naturalmente parlando di Patty Mills, il quale, dopo una splendida olimpiade, per provare a vincere di nuovo l’anello, si è accasato a New York sponda Brooklyn. La free agency ha portato ai Nets anche LaMarcus Aldridge, mentre Rudy Gay e DeMar DeRozan hanno scelto rispettivamente Utah e Chicago come nuove tappe delle loro carriere, segnando di fatto la fine di uno storico ciclo.
Si è scelto di ripartire da due certezze come Dejounte Murray e Keldon Johnson, diventati i due volti principali di una franchigia giovane e spumeggiante. Il primo, ormai prossimo a diventare All-Star, ha preso le redini della squadra, diventandone il principale protagonista in fase realizzativa, come testimonia anche la tripla-doppia messa a segno contro i Lakers. Sta viaggiando ad oltre 18 punti, 8 rimbalzi e 7.5 assist di media a partita e sembra aver assunto in questa stagione lo stesso ruolo che ha Shai Gilgeous-Alexander in quel di OKC, diventando il volto trascinatore della franchigia. Ad affiancarlo un’abile spalla come Keldon Johnson che, pur con i suoi notevoli alti e bassi, quest’anno si ritaglierà uno spazio maggiore in campo e avrà la possibilità della definitiva consacrazione. Pur ancora molto acerbo per quanto riguarda le percentuali al tiro, Johnson sta avendo un grande impatto sulle gerarchie della squadra. Rivitalizzante in tal senso è stata per lui anche la vittoria della medaglia d’oro ai recenti Giochi Olimpici con la nazionale a stelle e strisce.
Capitolo giovani: escludendo i due di cui abbiamo appena parlato, proviamo a tornare indietro di qualche mese. Dal recente draft abbiamo visto la solita scelta azzardata molto in stile Spurs. Che Joshua Primo rappresenti un interessante prospetto futuro non ci sono dubbi; tuttavia selezionare come dodicesima scelta assoluta, in piena zona lottery, un giocatore di neanche 19 anni, che molti davano addirittura al secondo giro e che soprattutto appare ancora molto poco conscio di cosa significhi giocare in NBA è davvero un grande rischio. Primo è nato il 24 dicembre 2002 (addirittura più piccolo di qualche mese del sottoscritto!) ed è un giocatore del draft 2022 che gli Spurs hanno deciso di mettere alla prova con un anno di anticipo. Va detto però che, nonostante la giovane età, il canadese si è reso protagonista di un’ottima stagione ad Alabama, mostrando grandi capacità sia al tiro che al ferro e un’aggressività fuori dal comune per un diciottenne. Ha ancora tutto da dimostrare, e solo tra qualche anno potremo dire se San Antonio aveva ragione o meno.
Sempre per quanto riguarda il reparto guardie, sorprende invece la prepotente ascesa di due giocatori che, in uscita dalla panchina, stanno mostrando tutta la loro qualità e regalando notevoli statistiche.
Poster di Devin Vassell, direttamente sul ragazzo delle pulizie ?#GoSpursGo#NbaTipopic.twitter.com/sQN6NquQ7I
— Marco A. Munno (@MarcoAMunno) November 19, 2021
Al di là del divertente ultimo siparietto, Devin Vassell ha realizzato un canestro davvero spettacolare, riuscendo a schivare l’ostacolo e a salire al ferro per schiacciare, dopo aver recuperato un pallone. Il ventunenne, prodotto di Florida State, sta viaggiando a 12.5 punti di media a partita, con ottime percentuali al tiro sia dal mid-range (62.5 %) che dall’arco (45.8%). Non gli è mai mancata la fiducia da parte di coach Pop fin dalla scorsa stagione da rookie, cosa davvero molto rara. Infatti l’ultimo giovanissimo a godere di una simile fiducia fu un certo Kawhi Leonard, che a soli 23 anni trascinò gli Spurs alla vittoria del titolo, aggiudicandosi l’ambitissimo riconoscimento di MVP delle Finals. Se mettiamo insieme le statistiche di Leonard e Vassell dopo le prime 12 partite delle rispettive seconde stagioni NBA, notiamo che i numeri sono molto simili, soprattutto per quanto riguarda i punti e le palle recuperate a partita. Possiamo considerarlo un vero e proprio steal del draft dello scorso anno, dimostrando di sapersela cavare un po’ dappertutto, e di essere un giocatore intelligente e con spiccate doti, soprattutto in difesa.
Lonnie Walker IV invece, dopo 3 stagioni di alti e bassi e la mancata proposta di rinnovo da parte della squadra, è più motivato che mai a far cambiare idea alla dirigenza ed è partito alla grande, essendo questo un anno cruciale per il proseguimento della sua carriera. In estate si è allenato molto soprattutto per quanto riguarda l’abilità di crearsi spazio dal palleggio, ma ha fatto vedere notevoli miglioramenti anche nel lato difensivo. Pur mostrando ancora diversi limiti al tiro, la direzione intrapresa da Walker sembra quella giusta e, dopo essere entrato oramai stabilmente nelle rotazioni di coach Pop, si sta dimostrando un giocatore solido ed efficace, facendo delle giocate costruite in pick and roll, come vediamo nel video, la sua principale dote. Chissà che la franchigia texana non possa cambiare idea su di lui, che in una recente intervista ha dichiarato San Antonio la sua casa e di voler rimanere ancora a lungo.
Infine vale la pena menzionare secondo me due giocatori d’esperienza come Doug McDermott e Thaddeus Young, inseriti soprattutto per dare un punto di riferimento ai tanti giovani e garantire solidità ed equilibrio alla squadra. Il primo, uno dei migliori tiratori dalla lunga distanza della lega, si inserisce benissimo nello stile di gioco dinamico di coach Pop, basato sull’uso continuo delle spaziature e da quello altrettanto frequente del tiro dal mid-range. Il secondo invece, che ad inizio stagione sembrava essere destinato a finire in qualche trade, sta trovando nelle ultime partite molto spazio dalla panchina, e mettendo a referto ottime prestazioni si sta dimostrando molto efficace sia in fase realizzativa che a rimbalzo.
Pur avendo il quarto peggior record della NBA, a mio avviso gli Spurs stanno dimostrando di aver già posto notevoli basi per il futuro. Sono molto più avanti rispetto ad altre squadre in rifondazione come Houston, Detroit e Orlando, e tra non molto potranno già tornare a notevoli livelli. Gregg Popovich, che probabilmente lascerà la franchigia tra 2 o massimo 3 anni, come ipotizzato a inizio stagione, si dice molto fiducioso e contento del gioco dei suoi.
“I miei ragazzi stanno crescendo e migliorando lentamente con il tempo“, ha dichiarato al termine della recente sconfitta contro i Clippers. “Naturalmente non sono contento di perdere, ma quando il tuo team lavora duro e vuole imparare così in fretta, bisogna fargli sempre i complimenti. Adesso dobbiamo migliorare ancora di più e commettere ancora meno errori“.
Anche per Popovich si apre in un certo senso una nuova avventura. Dopo 23 stagioni di vittorie e dopo essere stato quasi sempre ai vertici, coach Pop si ritrova a che fare con una squadra giovane, che ha appena iniziato a ricostruire. Per un uomo che ha lanciato nell’olimpo del basket giocatori come Tim Duncan, Manu Ginobili, Tony Parker e Kawhi Leonard e che ha vinto tutto quello che era possibile, questa sfida appare affascinante e intrigante allo stesso tempo. Ma con il suo carisma, la sua pallacanestro ancora un po’ vecchio stile e tutte le sfide che ha dovuto affrontare nel corso della sua carriera, sono sicuro che uscirà vincitore anche da quest’ultimo ostacolo e lascerà, a chi un giorno lo sostituirà su quella scottante panchina, una squadra già pronta a tornare stabilmente in alto.

