Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiQuando le Finals vanno a gara 7: Royals i primi, il dramma di Starks nel ’94 e l’effetto Mandela del 2013

Quando le Finals vanno a gara 7: Royals i primi, il dramma di Starks nel ’94 e l’effetto Mandela del 2013

di Michele Gibin
finals gara 7

La gara 7 tra gli Oklahoma City Thunder e gli Indiana Pacers sarà la ventesima nella lunga storia delle NBA Finals, e la prima dal 2016 quando furono Cleveland Cavs e Golden State Warriors a giocarsi il titolo alla “bella”.

I Pacers hanno allungato la serie con una vittoria perentoria, in casa a Indianapolis per 108-91 e si sono garantiti una possibilità per il titolo NBA in una serie in cui si sono trovati davanti 1-0 e 2-1 dopo tre partite, e prima della rimonta di OKC. E pur giocando in trasferta entrano in gara 7 con tutto l’entusiasmo e la consapevolezza che la pressione è tutta sulle spalle dei Thunder, la miglior squadra della NBA in stagione regolare ma che in questi playoffs non sempre ha dimostrato grande freddezza.

Nell’ultima occasione in cui abbiamo visto una gara 7 alle NBA Finals, i Cavaliers di LeBron James e Kyrie Irving vinsero alla vecchia Oracle Arena di Oakland contro gli Warriors. Una partita passata alla storia per la stoppata di LeBron ai danni di Andre Iguodala negli ultimi due minuti, e la tripla decisiva di Irving contro Stephen Curry. L’epilogo perfetto per una serie storica in cui per la prima volta una squadra ha saputo rimontare uno svantaggio di 3-1 e vincere l’anello.

Le Finals 2025 non sono state del livello tecnico di quelle del 2016. La poca esperienza delle due squadre ha inciso e questa gara 7 è stata per lo più il frutto di un bilanciamento di errori e controprestazioni. Ma sarà pur sempre una gara 7, tutta da vivere.

La prima gara 7 nella storia delle NBA Finals fu nel 1951 quando i Rochester Royals batterono i New York Knicks. Nel 1952 prima replica, con il secondo titolo degli allora Minneapolis Lakers di George Mikan per 4-3 sempre contro i Knicks, e nel 1954 altra game 7 tra Lakers e Syracuse Nationals, e altra vittoria per Minneapolis.

Nel 1955 i Syracuse Nationals di Dolph Schayes batterono i Fort Wayne Pistons in gara 7 in trasferta, la prima vittoria fuori casa nella storia delle NBA Finals, e nel 1957 la prima volta dei Boston Celtics, vincitori contro i St. Louis Hawks. I grandi Celtics di Red Auerbach e Bill Russell avrebbero poi vinto in gara 7 anche nel 1960 (vs Hawks) e nel 1962 contro i Los Angeles Lakers. Gialloviola poi battuti ancora alla “settima” nel 1966 e 1969 in una serie quest’ultima passata alla storia come l’unica (a oggi) in cui a vincere il premio di MVP è stato un giocatore della squadra sconfitta, Jerry West.

West avrebbe poi rimediato un’altra delusione nel 1970, perdendo in 7 partite contro i New York Knicks in un altro episodio storico della lega. Willis Reed, centro dei Knicks e poi MVP delle Finals, avrebbe giocato infortunato gara 7 segnando i primi 4 punti dei suoi e ispirando la grande prestazione di Walt Frazier per il primo anello dei Knickerbockers.

Nel 1974 finì a gara 7 la serie tra i Milwaukee Bucks di Kareem Abdul-Jabbar e Oscar Robertson, e i Boston Celtics ancora vincitori e nel 1978 quella tra i Seattle SuperSonics e gli Washington Bullets di Wes Unseld, a cui andò il titolo. Neli anni ’80 sono state due le gare 7 alle Finals, nel 1984 con la serie tra Lakers e Celtics, e nel 1988 in quella tra i soliti Lakers dello showtime e i Detroit Pistons di Isaiah Thomas e dei Bad Boys. Con l’arrivo dei Chicago Bulls dominanti di Michael Jordan si sono poi rarefatte anche le gare 7 alle finali NBA, la successiva sarebbe stata nel 1994 tra Knicks e gli Houston Rockets. Una delle Finals più belle della storia NBA, con la sfida nella sfida tra Hakeem Olajuwon e Patrick Ewing e il dramma di gara 6 di John Starks che si vide il suo tiro della vittoria e del titolo stoppato a fil di dita da Olajuwon. Starks, che era emerso con Pat Riley come improbabile All-Star di quei Knicks, avrebbe accusato il colpo psicologico in gara 7 e avrebbe sempre raccontato che quel tiro, appena “spizzato” da The Dream, sarebbe andato dentro senza dubbi.

Nel 2005 San Antonio Spurs e Detroit Pistons terminarono a gara 7 una serie diventata storica per una gara 5 drammatica giocata al Palace of Auburn Hills. La gara 5 del tiro decisivo di Robert Horry nei secondi finali dei tempi supplementari, favorito da un assist di Manu Ginobili e da un raddoppio mal portato e pensato di un grande difensore come Rasheed Wallace. I Pistons avrebbero poi trovato la forza di vincere gara 6 a San Antonio e forzare la settima.

Come dimenticare la gara 7 delle NBA Finals del 2010 tra Los Angeles Lakers e Boston Celtics? I gialloviola di Kobe Bryant, Pau Gasol e coach Phil Jackson vinsero all’allora Staples Center una partita risolta (anche) da una tripla nel finale di Metta World Peace. Fu l’ultimo anello per Kobe e coach Jackson e il penultimo a oggi per i Lakers.

Nel 2013 non tutti ricordano che la serie tra i Miami Heat e i San Antonio Spurs finì a gara 7, perché il finale epico di gara 6 col tiro dall’angolo di Ray Allen ha creato un curioso effetto Mandela sulla memoria collettiva. Avanti per 94-89 a 28 secondi dalla fine all’allora American Airlines Arena di Miami, e con gli inservienti che avevano già preparato a bordo campo i nastri e il podio per la premiazione, gli Spurs finirono per perdere per 103-100 ai tempi supplementari. In gara 7 furono 37 punti di LeBron James a fermare gli Spurs, bravi a reagire allo shock della sesta partita della serie ma sconfitti. Si sarebbero rifatti un anno dopo.

A proposito di storia, delle NBA Finals del 2016 s’è raccontato tutto. I Golden State Warriors dei record, delle 73 vittorie in regular season sprecarono un vantaggio di 3-1 e mostrarono il fianco alla rimonta dei Cavs. Gara 7 è ricordata come una delle più grandi partite della storia dei playoffs NBA e immortalata dalla stoppata di James ai danni di Andre Iguodala, a 1:50 dalla fine per impedire il sorpasso Warriors col punteggio sull’89-89. A risolvere la partita sarebbe poi stato Kyrie Irving con un tiro da tre punti in step back davanti a Stephen Curry con 53 secondi da giocare, e per ultima una giocata difensiva eccellente di Kevin Love su Curry. L’apoteosi del progetto “big three” dei Cleveland Cavs.

 

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