Damian Lillard pensava di chiudere la carriera a Milwaukee, legato ai Bucks per altre due stagioni. Dopo una serie di eventi inattesi che hanno portato la franchigia a rinunciare a lui, il playmaker è tornato a Portland. Un ritorno che lo ha sorpreso, ma che oggi vive con entusiasmo, come ha raccontato a The Sideline with Andy Katz.
Lillard ha spiegato che questo momento della sua vita, tra la crescita dei suoi figli e il ritrovato legame con la città, lo rende particolarmente sereno. “Ogni giorno mi sveglio grato, non potrei essere più felice”, ha dichiarato.
Il rapporto con i Blazers sembrava definitivamente chiuso due estati fa, quando aveva chiesto la cessione per approdare a Miami. Portland, però, non ritenne sufficienti le offerte degli Heat e, dopo una lunga trattativa, lo cedette a Milwaukee. L’esperienza con i Bucks, pur iniziata con l’entusiasmo di affiancare Giannis Antetokounmpo, non ha rispettato le attese. Tra infortuni e mancanza di continuità, la squadra non è mai andata oltre il primo turno di playoff, collezionando due stagioni da 49 e 48 vittorie.
La situazione è precipitata lo scorso anno, quando Lillard si è fermato a marzo per una trombosi venosa profonda al polpaccio destro. Tornato in tempo per i playoff, ha però subito una rottura del tendine d’Achille, infortunio che lo terrà lontano dai campi anche nella prossima stagione.
Nonostante la lunga riabilitazione, Lillard si mostra determinato: è tornato a correre a quattro mesi dall’intervento e procede con cautela ma senza paura, deciso a tornare integro. “Quando tornerò, voglio essere me stesso, non l’ombra di ciò che ero”, ha sottolineato, confermando l’intenzione di affrontare con pazienza i tempi di recupero. “Ho ricominciato a correre di recente, e mancano quattro mesi. Quindi mi sento forte. Sono soddisfatto. Ma mi prenderò il mio tempo per tornare in forma, guarire completamente, tornare forte, sentirmi bene, rimettere in sesto il mio corpo.”
Per i Blazers, che lo avevano salutato tra tensioni e rimpianti, il ritorno del loro leader rappresenta un’occasione inattesa. Per Lillard, invece, è la possibilità di ritrovare un ambiente familiare in una fase della vita in cui la felicità personale conta quanto – se non più – delle ambizioni sportive.
