Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsSacramento Kings, è tempo di risorgere

Sacramento Kings, è tempo di risorgere

di Marco Tarantino
“Golden 1 Center”

Il fenomeno NBA, è ormai diventato planetario grazie al suo grande valore mediatico e punte di diamante, come Lebron James e Kobe Bryant che negli ultimi anni hanno contribuito in maniera fondamentale alla crescita del brand, a livello mondiale. Ma dietro tutto questo che sembra rose e fiori, si nascondono altre realtà del tutto parallele come quella dei Sacramento Kings. La franchigia californiana, ha sempre vissuto dei momenti altalenanti nel corso delle sue stagioni nella lega americana; gli ex-proprietari Maloof sono state le persone che hanno creduto di riportare ai vertici i Kings, con progetti molto ambiziosi (ripartire dai giovani); infatti i Draf 2009 e 2010 sono stati i più importanti negli ultimi anni per la squadra della baia, ma ne parleremo dopo.

L’ormai defunta “Sleep Train Arena” è stata oggetto di molti avvicendamenti tra i Maloof e il comune di Sacramento per l’abbattimento e la costruzione del nuovo impianto ad alto livello tecnologico. L’ex Arena fu il luogo in cui avvenne l’esordio del Prescelto, Lebron James e il raggiungimento del Guinness World Record nel 2013, con i 126 decibel di rumore durante un evento sportivo.

I tifosi hanno sempre dimostrato grande affetto per l’Arena e la sua squadra, ma negli ultimi anni ciò non è bastato a fare il salto di qualità. Nel 2014, viene acquistata un’area a Sacramento, per la costruzione del nuovo stadio che costerà ben 558 milioni di dollari. Un investimento da capogiro che chiude un’era e guarda verso il futuro con ampie prospettive di miglioramento per tutta la città e la squadra. Ma il vero cambiamento, è la cessione della maggioranza azionistica dei fratelli Maloof, all’imprenditore di origini indiane Vivek Ranadive che sborserà 348 milioni; si respira un’aria nuova in città e le speranze sono tante. La nuova casa dei Kings, sarà il “Golden 1 Center” e vedrà la luce, dopo più di 750 giorni di cantiere, nell’ottobre 2016; la prima arena inaugurata ad energia solare con i pannelli esterni che si potranno aprire, creando un vero e proprio campo sotto le stelle. Strutture completamente all’avanguardia tecnologica e in grado di offrire molte più risorse, rispetto alla Sleep Arena e 17608 posti per gli spettatori. Davvero un progetto-simbolo della ricostruzione di una squadra in crisi. Il primo segnale della rifondazione, è stato l’ingaggio del coach George Karl che aveva subito in mente le idee chiare: creare una squadra che mixasse veterani e giovani promettent, anche se il budget era molto ristretto.

“Golden 1 Center”

“Golden 1 Center”

Da cosa ripartire in casa Kings?

La colonna portante da cui ripartire, e che ha rialzato il livello della franchigia, è Demarcus Cousins. Come detto in precedenza, il 2009 e il 2010, sono stati fondamentali per la ripartenza della società Kings; gli arrivi di Tyreke Evans e il già citato DMC, hanno ridato fiducia ai tifosi di Sacramento che in città si sono impegnati a diffondere uno slogan dal significato forte “Here we Rise”. E’ tempo di risorgere. I primi risultati non sono entusiasmanti, infatti la stagione dell’esordio delle due stelle nascenti si chiude con 25 vittorie su 82 partite di regular season; l’unica gioia è l’assegnazione del “Rookie of the Year” a Evans. Gli anni successivi dimostrano una squadra ancora agli albori per sopportare una stagione ad alti livelli e colma di risulati felici; questo è anche il segno di una dirigenza molto ambiziosa a livello economico, ma colpevole di scelte fallimentari. La prima su tutte, è la cessione di DMC e Casspi ai New Orleans Pelicans il 20 febbraio 2017, in cambio di Tyreke Evans, Langston Galloway, Buddy Hield, la prima scelta dei Pelicans al Draft NBA 2017 ed una seconda scelta nel medesimo draft. Dopo 7 stagioni, “Boogie” abbandona Sacramento tra le lacrime, incolpevolmente trascinato via dalla città che lo ha lanciato e lo ha reso uno dei centri più dominanti della lega. Uno shock per tutti i tifosi dei Kings, che non hanno digerito l’ennesima scelta sbagliata di una amministrazione confusa. Il lancio della nuova Arena super-tecnologica, è l’icona di un futuro da costruire per ritornare ai fasti che la franchigia ha vissuto, alla fine degli anni ’90 con giocatori del calibro di Chris Webber, Jason Williams, Vlade Divac e Stojakovic, affrontando una delle serie di Playoffs più avvincenti di sempre contro gli eterni rivali dei Los Angeles Lakers, in quegli anni guidati dagli straripanti talenti di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant. La parabola discendente a cui stiamo assistendo per i Kings, si manifesta proprio in quegli anni; nel 2003 l’infortunio di Webber, fu un duro colpo per la squadra che perse atletismo e fisicità non da tutti ma l’anno successivo, fu la fine definitiva di un’era che forse non rivedremo più: vengono ceduti Divac ai Lakers e lo stesso Webber. Il ciclo glorioso dei Kings, si concluse con un finale dalle forti tinte nostalgiche e una mentalità vincente da rimettere in atto che sta avendo ripercussioni ancora tutt’oggi. L’augurio più bello è di rivedere risalire al top della lega, la “pazza” squadra di Sacramento che ha regalato gioie ma anche tante sofferenze. Here we Rise.

Di Alessandro Ranieri.

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