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Dion Waiters, l’uomo che ha cambiato il suo destino

di Marco Mendola
dion waiters

Dion Waiters nasce a Philadelphia, il 1° dicembre 1991, e la sua infanzia è stata tutto tranne che normale. Il ragazzo ne ha passate di tutti i colori prima di un incontro che probabilmente gli ha cambiato la vita, la carriera ed il destino. Almeno fino ad oggi: parliamo di quello con Pat Riley. Andiamo a scoprire perché.

L’incontro con Pat Riley

Dion Waiters da quando milita in NBA non si è mai aperto con nessuno riguardo alla sua vita personale. Fino all’arrivo ai Miami Heat. Durante la scorsa free agency Dion viene invitato nell’ufficio di Pat Riley, per una chiacchierata. Il ragazzo pensa che si parlerà di basket ma resterà sorpreso. Positivamente.  “E’ stata un’esperienza fantastica, e lui, a differenza di quanto si senta dire in giro, è uno dei dirigenti più umani dell’NBA.” La prima domanda che Pat rivolse al nuovo acquisto degli Heat fu ” Dion, raccontami di te “. Il resto lo conosciamo: firma con gli Heat e si riscopre trascinatore del nuovo corso di Miami che si piazza al nono posto ad est nonostante la squadra che aveva vinto il titolo con James, Wade e Bosh sia stata scomposta completamente.

L’infanzia a Phila e l’amico Rhamik

Vivere tra le strade di Philadelphia non è mai stato facile. Soprattutto per Dion Waiters, che all’età di 12 anni, si trova già con l’aver perso entrambi i genitori, i suoi fratelli, e gran parte degli amici. Era completamente solo lasciato al suo destino. L’unica scappatoia da una vita passata per sempre tra le strade della città era il basket. Per lui diventa quasi una necessità, un occasione per riscattarsi da questo destino che sembra senza un lieto fine. “Tutti dovevano sapere chi era Dion Waiters”
Il suo primo soprannome è stato ” Headache “, ovvero ” mal di testa “, Dion infatti nei campetti urlava continuamente di passargli la palla, è l’effetto che provocava era proprio il mal di testa. Ma in un modo o nell’altro in pochi mesi, tutti quanti nei Playground di Philadelphia conoscevano il suo nome.

Nelle zone, e nei campetti dove era solito giocare, c’era solo un altro suo coetaneo al suo livello: il suo nome era Rhamik. Inizialmente, guidati dall’agonismo e dal continuo confrontarsi sul campetto si ritenevano  “rivali “, ma poi sono diventati inseparabili, come due fratelli.

Passò i successivi 2 anni della sua vita insieme a lui, tutti i giorni della settimana divisi tra basket e Skateboard. “Era diventato più di un fratello, eravamo praticamente la stessa persona. Non mi sono mai rivisto così tanto in qualcuno come in lui. Tutti amavano Rhamik, era una vera e propria leggenda del quartiere.”

La nuova città

A 15 anni però, i due ragazzi si separano. Il gioco di Dion Waiters infatti, si stava evolvendo giorno dopo giorno, e ha avuto la possibilità di andare fuori città, più precisamente in Connecticut. “Amavo le strade di Philly, ma mi rimbombavano in testa le parole di mia mamma: ‘ Dion, appena puoi, vattene da qui ‘. Un po’ di vita più tranquilla non mi avrebbe fatto male. “
La vita nella nuova città non era molto attiva per un ragazzo di 15 anni, c’era poco da fare, ma tutto sommato per lui andava bene. Tutto stranamente bene.
Un giorno però arrivo una chiamata che avrebbe voluto non fosse mai arrivata. Un suo amico di Philly lo chiamò: ” Ehi, Dion..ehm..han sparato a Rhamik “.

“Perché? Io e lui eravamo identici. Tutti gli volevano bene. Quando avevamo 12/13 anni, c’era la fila per vederci giocare al campetto. Perché lo hanno ucciso? Penso a lui quasi ogni giorno, penso al fatto che il basket mi abbia salvato la vita.”

E come afferma lui stesso, questo racconto è solo una minuscola parte della sua vita. “Potrei parlare per ore e ore e ore di tutta la merda che ho visto e in cui sono passato.” Quell’incontro ha segnato Dion Waiters, ha segnato un giocatore più forte di tutto, più forte delle esperienze negative in NBA (o quasi) prima di arrivare a Miami. Ora il #11 degli Heat vuole continuare a vincere gare, segnare punti portando sempre nel cuore il suo amico, il suo Rhamik. 

Dion Waiters oggi:

Oggi spesso e volentieri viene etichettato come un giocatore troppo presuntuoso, un giocatore con troppa convinzione di se stesso, un giocatore che crede di dover avere sempre la palla per poter segnare, di essere sempre il più forte e di poter affrontare qualsiasi giocatore davanti a se a testa alta. E come afferma lui stesso: “Si, è proprio così. Non sentirete mai uscire dalla mia bocca ‘ Non posso ‘ o ‘ Non sono in grado ‘ . E non cambierò mai. Che vi piaccia o non vi piaccia. Sono questo, e il mio carattere è il motivo per cui ora sono qui.”

A volte ci basterebbe soffermarci due secondi e pensare a tutto ciò che molti di loro hanno passato prima di arrivare a questi livelli. Prima di scatenarci con le nostre tastiere tra insulti e prese in giro. Dion Waiters: l’uomo che ha cambiato il suo futuro grazie alla convinzione in se stesso.

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