La bomba sganciata da Espn il 21 Luglio è stata totalmente inaspettate: Kyrie Irving avrebbe richiesto ai Cleveland Cavaliers di essere scambiato. Da lì in poi è stato un susseguirsi di voci, indiscrezioni e possibili trade in vista. Al momento non si sa come finirà quella che sembra essere la Telenovela dell’estate NBA. Cosa ha spinto il funambolo ex Duke ad avanzare tal richiesta? Le motivazioni potrebbero essere molte:
- Da “Delfino” ad “Attore protagonista”. Giocare con il miglior giocatore del mondo deve essere molto stimolante, ma anche parecchio duro a livello mentale. I Cavs sono la squadra di LeBron James ed è normale che sia così. Kyrie vorrebbe dimostrare agli altri, soprattutto a se stesso, di poter essere il leader di una squadra vincente. Il talento non gli manca e neanche il senso di leadership o il coraggio di prendersi il tiro che conta. Questa sua maturazione è imputabile anche al suo collega col numero 23 che però, volente o nolente, attira tutto intorno a se stesso. Irving, chiedendo una trade, vuole essere il centro gravitazionale di una squadra. Vuole ripercorrere la carriera di Harden, schiacciato ad OKC dal peso di Durant e Westbrook. E probabilmente non vuole essere ricordato come il secondo violino di James, ma piuttosto come una stella vera e propria (vedasi Pippen con Jordan).
- Il “peso” di LeBron. Se ne è parlato spesso in ogni sessione di mercato: ogni giocatore, ogni movimento che viene fatto dai Cavs, viene prima “autorizzato” da James. Mettiamoci nei panni di un grande giocatore come Kyrie. Avere qualcuno che “gestisce” la squadra può dare qualche fastidio, soprattutto per un giocatore con un ego come quello di Irving. Non fraintendiamoci, qualunque giocatore in NBA crede fortemente di essere il numero 1, a maggior ragione per qualcuno che ha seriamente deciso una serie Finale. Difficilmente può essere accettato da qualcuno che parla spesso di “Mamba mentality”, di venire prevaricato nelle scelte. Nessuno gli può mettere i piedi in testa ne tanto meno influenzare così tanto l’ambiente circostante. Anche se si tratta di uno dei migliori giocatori di sempre, sicuramente il migliore in circolazione al momento.
- Le “premesse” non mantenute. Uncle Drew nel 2014 ha firmato un sostanzioso contratto coi Cavs. 5 anni per un totale di 90 milioni di dollari. Niente male per un ragazzo di appena 22 anni. In quel periodo e nella situazione in cui versavano i Cavaliers, questo contratto gli affidava le chiavi della squadra da li agli anni a venire. Il tutto si è interrotto solo 4 giorni dopo, con il “Coming home” di LeBron James. Non ha più avuto le chiavi del team ed è automaticamente diventato la “seconda” stella della squadra. Certo, ha avuto le spalle coperte per poter crescere come giocatore e per poter imparare, ma non era più il punto di riferimento del team. Questo aspetto alla lunga può aver incrinato la serenità del giocatore e gli stimoli dello stesso.
- Anticipare lo smantellamento del team. Le voci che si susseguono sulla possibile partenza di LeBron nel 2018 non sono mai state smentite dal nativo di Akron. Questa eterna incertezza del destino del numero 23 porta anche gli altri giocatori a fare dei calcoli sui propri interessi. Se decidesse di andarsene? Se decidesse invece di restare?. Irving potrebbe aver deciso di “anticipare” la mossa e trovarsi una destinazione subito, in modo da non doversi trovare il prossimo anno col cerino in mano. Non sarà facile per lui trovare una situazione competitiva come quella dei Cavs, ma probabilmente non è neanche quello che cerca al momento.
Da quello che possiamo provare a capire, è tutto riconducibile al suo rapporto con LeBron James. Credo seriamente che i due siano molto legati, a prescindere dal rapporto sportivo. Il ragionamento di Kyrie è rivolto esclusivamente al proseguo della sua carriera ed a quello che legge nel suo futuro. Quali sono quindi le sue prospettive nella lega? Il giocatore avrebbe espresso una preferenza per 4 franchigie: San Antonio, Minnesota, New York e Miami:
- San Antonio. Alla corte di Coach Popovich sarebbe molto interessante. Finora abbiamo visto una pallacanestro da parte sua prettamente incentrata sull’uno contro uno. In un sistema collaudato come quello texano, potremmo vedere una faccia tutta nuova. Giocare in tandem con Leonard poi sarebbe meno complicato che con James, data la natura “atipica” della star nero-argento. La scelta degli Spurs sarebbe comunque votata a rimanere in un contesto competitivo e pronto a grandi risultati. Siamo sicuri che sarebbe però la star principale?
- Minnesota. Un team che finora ha gettato ottime basi per il futuro. La struttura della squadra è già molto competitiva, con l’aggiunta di Kyrie sarebbero davvero da tenere d’occhio. L’asse play-pivot Irving-Towns potrebbe dominare per una decina di anni. Thibodeau è sicuramente un allenatore capace, ma riuscirebbe il giocatore ad inserirsi in un sistema prettamente difensivo? La presenza di Towns, non rischia di essere comunque ingombrante?
- New York. Questa scelta avrebbe un senso se vuoi essere la star in assoluto. E non solo. Giocare nella Grande Mela è sempre qualcosa di diverso, a prescindere dalla competitività o meno della squadra. Gli verrebbero affidate le chiavi di una squadra in perenne ricostruzione, ma pronta per quella svolta che dovrà prima o poi arrivare. Certo, i sogni di gloria verrebbero messi nel cassetto per un po’. Riuscire a far tornare i Knicks sulla cartina delle squadre che contano, potrebbe essere lo stimolo giusto per un uomo che ha voglia di dimostrare quanto vale.
- Chicago. La situazione sarebbe simile a quella di New York. Ottima città, grande tradizione ma squadra ridotta ai minimi termini. I tori, poi, inseguono da sempre il rientro di una star che li riporti ai fasti degli anni 90. Ci sono andati vicini con il primo Rose e potrebbero ripercorrere una strada vincente con il numero 2 dei Cavs, dopo che anche Butler, Rondo e Wade hanno fallito la loro missione.

Kyrie Irving
Veniamo ora al punto focale: Kyrie ha un contratto ancora lungo con Cleveland che al momento ha il potere di decidere cosa fare. Privarsi di un giocatore così importante è sempre molto delicato, a maggior ragione se questo può provocare uno tsunami interno al team. Come è altrettanto delicato tenere un giocatore che ha chiaramente detto di volersene andare. Difficilmente la forza della squadra potrà aumentare, nell’immediato, nel caso di una trade. La decisione da prendere avrà ripercussioni in tutti i modi sul mondo Cavs. Se lo tieni, imprigioni un giocatore che non vuole restare e con le motivazioni al minimo. Se lo lasci partire, difficilmente ti verrà offerto un pacchetto conveniente e di pari livello, ma magari sistemi il futuro.
La scelta di Kyrie cambierà gli equilibri, resta solo da vedere in che modo.

