All’American Airlines Center va in scena, per l’ennesima volta, il Dirk Nowitzki show. Tutti sintonizzati in quel di Dallas, giocano i Mavs contro una diretta rivale per i play-off, i Portland Trail Blazers di Dame Lillard: ovviamente la sfida nella sfida è quella tra l’ala grande tedesca ed il playmaker statunitense. La vince, anzi no la stravince quell’omone biondo proveniente dalla Germania grazie ad una prestazione decisamente vintage che manda al tappeto la squadra ospite: quaranta punti, otto rimbalzi e quattro assist, il tutto alla non più tenera età di trentasette anni, otto mesi e ventinove giorni. Sono finite le parole per definire Wunderdirk (in Texas hanno coniato l’espressione Nowitzness), giocatore completo che con la prestazione di ieri entra a far parte dei Fantastici 4 che negli ultimi cinquant’anni hanno messo a referto quaranta punti ed avevano almeno trentasette anni. Gli altri tre sono Michael Jordan, Kareem Abdul-Jabbar e Karl Malone. Ennesima investitura reale, se ancora ce ne fosse bisogno, per Nowitzki futuro hall of famer e anche grande tiratore da dietro l’arco: con le tre triple messe a segno ieri notte (su cinque tentativi), il tedesco raggiunge Steve Nash nella lista dei migliori tiratori da tre di sempre al quindicesimo posto. Sulla sua carta d’identità sotto la voce professione c’è scritto a caratteri cubitali: professore della palla a spicchi.
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Gianmarco Galli Angeli
Gianmarco Galli Angeli
Interseco storie di vita quotidiana al pallone, sia esso di cuoio o a spicchi. No questions, just the Answer!
Al Verizon Center di Washington DC, i Wizards hanno schiantato i Chicago Bulls con un roboante 117 a 96, frutto della splendida tripla doppia messa a segno dal playmaker della franchigia della capitale statunitense, John Wall. Il numero 2 ha chiuso la sfida con ventinove punti, dodici assist e dieci rimbalzi conditi da un +/- pari a 38, il migliore di tutta la sfida, seguito dal +35 di Otto Porter Jr.
Wall ha messo a referto un più che positivo 57.9% dal campo frutto di undici tiri entrati nel canestro sui diciannove totali. Non solo, il campione dei Wizards ha confermato ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, la sua leadership sul parquet dirigendo egregiamente i suoi compagni: buona prova in generale dello starting five, rivedibili le percentuali di Bradley Beal (7/17). In stagione, Wall sta viaggiando ad una media di 20.1 punti per partita, 9.9 assist e 4.9 rimbalzi. Si può fare di meglio? Forse ma ancora una volta il playmaker dei Wizards ha tenuto a chiarire di essere il numero uno in quel di DC e che la presenza di Durant, non certamente un leader carismatico, potrebbe mantenere invariate le gerarchie all’interno dello spogliatoio. Previsione azzardata, certo ma sicuramente Wall non è disposto a lasciare nulla al caso.
Nella notte di ieri (tra l’undici ed il dodici marzo n.d.r.), i Golden State Warriors si sono assicurati la cinquantottesima vittoria stagionale (su 64 sfide disputate, 58-6 il record) contro dei Portland Trail Blazers che non erano sicuramente nella loro miglior forma, in particolare il loro giocatore di punta, Damien Lillard che ha chiuso con un discutibilissimo 5/19 dal parquet ma un ottimo 4/9 da dietro l’arco. E’ proprio quest’ultima la statistica che fa incendiare la partita di ieri: le 19 triple dei Blazers e le 18 degli Warriors, sommate, fanno 37 tiri oltre la linea dei 3 punti messi a referto. Non era mai successo in NBA e non è sicuramente un caso che a riuscire in questa impresa siano stati i ragazzi allenati da Steve Kerr ma sicuramente è particolare trovare la squadra di Lillard e McCollum che, in media, spara nel canestro 10.4 triple per partita.
La partita è stata meritatamente vinta però dalla franchigia campione NBA in carica, grazie alla prestazione meravigliosa di Klay Thompson ed all’ormai solito “trentello” dell’MVP Stephen Curry. La guardia ha sparato un assurdo 8/11 da tre mentre il numero 30 ne ha infilati 7/14, ciò significa 45 punti (sui 71 totali) derivanti da tiri dietro l’arco. Continua dunque la rincorsa al record dei Chicago Bulls ed il 58-6 aiuta sicuramente le cose visto che mancano 18 sfide al termine della Regular Season e “basterebbe” un 18-3 per centrare questo speciale primato.
Mercato NBA, ultime notizie su scambi e trattativeNBA, National Basketball AssociationSan Antonio Spurs
Kevin Martin firma per i San Antonio Spurs
Scritto da Gianmarco Galli Angeli
La notizia era nell’aria da un po’ di giorni ormai ed ora è arrivata anche l’ufficialità: i San Antonio Spurs si sono assicurati le prestazioni di Kevin Martin che, in precedenza, aveva risolto il suo contratto con i Minnesota Timberwolves. La franchigia allenata da Gregg Popovich si assicura una guardia che, in questa stagione, ha realizzato 10.6 punti, 2.1 rimbalzi e 1.2 assist (per partita) con una media di 21.1 minuti. Per fargli posto è stato tagliato Rasual Butler, alla prima stagione con la maglia degli Spurs.
Fonte foto: espn.go.com
Negli ultimi mesi il nome di Thibodeau è stato associato a più di una scottante panchina, compresa quella dei Sacramento Kings. Adesso la posizione di coach Karl sembra piuttosto salda ma l’ex-allenatore dei Chicago Bulls è stato avvistato proprio al centro sportivo della squadra bianco-viola, secondo quanto riportato da James Ham della CSNBayArea. Infatti, Thibodeau lavorerà per i Kings per un breve periodo cercando di aiutare quest’ultimi a migliorare la pessima fase difensiva che caratterizza negativamente la franchigia. In merito alla questione, Karl ha aggiunto: “Credo che Tom sia intrigato dalla nostra fase offensiva mentre noi dalla sua difesa“. Chissà che in estate Thibodeau non possa proprio rilevare il posto dell’attuale allenatore dei Kings …
Fonte foto: espn.go.com
Grazie al successo ottenuto all’AT&T Center contro i Detroit Pistons (97-81), i San Antonio Spurs sono la seconda franchigia NBA, i primi sono stati i Golden State Warriors, a raggiungere matematicamente i play-off della stagione ’15-’16. Traguardo nel traguardo per i ragazzi di Popovich, i quali centrano la qualificazione alla post-season per la diciannovesima volta consecutiva. Il più grande artefice è ovviamente l’uomo che muove le pedine dalla panchina, coach Pop, il quale alla ventesima stagione a San Antonio continua a far tremare gli avversari con tattiche imprevedibili.
Fonte foto: espn.go.com
Si può essere innamorati di una persona per 18 anni senza mai fare il grande passo e regalarle l’anello per convogliarla a nozze? Si, è possibile, una delle coppie più belle di sempre ce lo insegna. La nostra storia è ambientata a Salt Lake City, dove la pallacanestro locale sembra essere finalmente pronta a spiccare il volo ed ovviamente i nostri amanti giocano un ruolo principale. E’ un amore “muto” ma a cosa servono le parole quando puoi scrivere storie d’amore ed hai un “postino” personale tutto per te? A nulla, appunto.
Se non li avete riconosciuti beh aprite la bibbia e leggete il Vangelo secondo il dottor Naismith, oppure continuate a scorrere queste righe: nel 1985, la squadra degli Utah Jazz seleziona come sedicesima scelta del Draft “the mailman”, Karl Malone; solo un anno prima la stessa compagine aveva preso alla numero tredici un uomo di poche parole, John Stockton. Il resto è storia: Malone metterà a referto oltre 36.000 punti (secondo miglior realizzatore di sempre), Stockton, con i suoi pantaloncini che definire corti sarebbe un eufemismo, serve oltre 15.800 volte in maniera perfetta i suoi compagni diventando il miglior assist-man della storia.
Questa però è la vita reale e non una favola quindi ci deve obbligatoriamente essere qualche imprevisto e se tale imprevisto indossa la jersey numero 23 dei Chicago Bulls è “leggermente” insormontabile. E’ qui che il cerchio si chiude: diciotto anni di amore passionale condito da una pesante mancanza nel cuore di entrambi, un anello. Ma non importa, perché le lettere d’amore ispirate dal “muto” e spedite dal “postino” le conserviamo tutte nei nostri cuori e questo vale molto più di un dannato anello.
Nella notte gli Utah Jazz hanno schiantato 121 a 119 i Dallas Mavericks grazie al Buzzer Beater dell’uomo franchigia della squadra di Salt Lake City: Gordon Hayward, autore di una prestazione piuttosto mediocre durante il tempo regolamentare ma capace di concludere in maniera perfetta nei tempi supplementari (3/3). In questa stagione, è la seconda volta in questo mese che l’ala piccola conclude un overtime senza sbagliare neanche un tiro, era già successo contro i Chicago Bulls. In quest’annata solo altri due giocatori sono riusciti a concludere con il 100% dal campo nei tempi supplementari tentando almeno tre volte di fare canestro: Deron Williams il primo dicembre ed il nostro Danilo Gallinari, l’undici dello stesso mese.
Allo Staples Center, i Los Angeles Lakers superano 119-115 i Minnesota Timberwolves grazie alla meravigliosa prestazione di Kobe Bryant che, con 38 punti, ha trascinato la franchigia californiana al successo nonostante la grande prova di Wiggins, autore di 30 punti, tra le fila dei T’Wolves. Con questo successo, Kobe & co. interrompono una striscia negativa di 10 partite. Negli Stati Uniti non si sono sprecati i paragoni, specialmente quando il più giovane ha messo a referto in fadeaway 2 punti marcato dal 24 dei Lakers. Inoltre, proprio la differenza d’età tra i due ha rischiato di stabilire un nuovo record: Kobe e Wiggins, che hanno circa 16 anni e mezzo di differenza, hanno messo entrambi a referto almeno 30 punti. Non accadeva dal 4 gennaio 2003 quando al termine di un doppio tempo supplementare Michael Jordan mise a referto 41 punti (giocava negli Washington Wizards) mentre Al Harrington ne infilò 33 per i Pacers. I due avevano 17 anni di differenza.
Lowry supera Williams: è il secondo miglior assist-man dei Raptors
Scritto da Gianmarco Galli Angeli
Nonostante nella notte si sia interrotta la striscia di undici vittorie consecutive dei Toronto Raptors, sconfitti a Denver dai Nuggets, e anche se la prestazione di Kyle Lowry è stata disastrosa (3/12 dal campo) il playmaker della squadra canadese è riuscito comunque a centrare un importante record: con i due assist messi a referto al Pepsi Center, Lowry ha superato Williams nella lista dei miglior assist-man della franchigia, raggiungendo la seconda posizione con 1792 passaggi decisivi ai compagni. Ciò nonostante, la prima posizione è ancora oggi un miraggio a causa dei 3770 assist messi a referto da Calderon. Kyle è anche al nono posto per numero di assist a partita in una stagione con 7.4 servizi, si colloca solo sul gradino più basso Calderon mentre al primo posto troviamo Damon Stoudamire con 9.3 Apg (assist per game).
Fonte foto: espn.go.com
Continua la stagione paranormale dei Golden State Warriors che, nella vittoria maturata la scorsa notte contro i Dallas Mavericks targata Klay Thompson (45 punti con il 70% dal campo), ha scavalcato i Boston Celtics 1985-86 nella classifica riguardo il maggior numero di vittorie consecutive tra le mura amiche: all’Oracle Arena, i ragazzi di Steve Kerr, hanno centrato 39 volte di fila il successo, mostruosi.
In questa speciale classifica, i Warriors sono momentaneamente terzi: al secondo posto troviamo gli Orlando Magic della stagione 1995-96 (40 di fila) mentre al primo posto, neanche a dirlo, ci sono i Chicago Bulls 1995-1996 con 44 vittorie consecutive sul parquet amico. Si, proprio loro, gli stessi Bulls che negli ultimi tempi abbiamo sentito paragonare milioni di volte alla franchigia di San Francisco. Prima ci ha pensato il record generale dei Warriors (attualmente 42-4) a farci tornare alla mente quel famoso 72-10, ora le vittorie consecutive casalinghe. Fare paragoni tra squadre di due epoche diverse è complicato, ma è innegabile affermare come i Golden State Warriors, in questi due anni, sono stati capaci di rivoluzionare il gioco del basket grazie alle invenzioni di Kerr e Curry, le giocate di Thompson e l’IQ cestistico di Draymond Green.
Fonte foto: nba.com
Sembra essere scoppiata la bomba ad orologeria chiamata DeMarcus Cousins e come nel più classico dei casi, i Sacramento Kings si aggrappano all’estro del miglior centro dell’intera NBA (in questo momento), oltre alla classe cristallina di Rajon Rondo.
Nella scorsa notte, Cousins ha messo a referto 56 punti e 12 rimbalzi nella sconfitta subita dai Kings contro gli Charlotte Hornets dopo due tempi supplementari. Nella sfida precedente il numero 15 aveva messo a referto 48 centri conditi da 13 rimbalzi e, grazie a queste due prestazioni incredibili, è entrato in una speciale elite di cui fa parte insieme ad altri tre giocatori: ovvero coloro i quali in due sfide consecutive sono stati in grado di infilare 100 punti e prendere 25 rebounds. Comanda questa classifica Michael Jordan che nel marzo del 1990 mise a referto 118 punti e 30 rimbalzi (nella prima delle due sfida mise a referto 69 centri contro i Cleveland Cavaliers). Gli altri due partecipanti sono David Robinson (Aprile 1994, 100 punti e 30 rimbalzi) e Antwan Jaminson (Dicembre 2000, 102 punti e 27 rimbalzi).
Il record fatto registrare da Cousins cancella quello di franchigia messo a referto da Oscar Robertson nel 1965 (92 punti) quando la squadra era conosciuta con il nome di Cincinnati Royals. L’ultimo giocatore a far segnare oltre 100 punti in due partite di fila fu Kobe Bryant nel marzo del 2007, quando fece registrare 110 punti. Continua così DeMarcus, il futuro è luminoso.

