Sarebbero 32 tra giocatori e giocatrici i cestisti americani che giocheranno in Russia dalle prossime settimane, e le autorità USA temono altri casi simili a quelli di Brittney Griner.
Secondo USA Today, 31 giocatori e una giocatrice, l’ex Dallas Wings Unique Thompson, sono sotto contratto o firmeranno presto un contratto con squadre russe e si recheranno in Russia per giocare. Tra questi alcuni ex giocatori NBA come James Ennis, l’ex Virtus Bologna Vince Hunter e Malcolm Thomas.
Alcuni esperti e diplomatici statunitensi vedono un potenziale nuovo problema all’orizzonte, per gli atleti che ora o in futuro decideranno di accettare offerte da squadre russe. Il rischio di problemi tecnici o incidenti in tempi di relativa pace banali, come questioni doganali o di possesso di sostanze illegali in Russia, sarebbe destinato a crescere. “Questi atleti e atlete si mettono in una posizione esposta potenzialmente, viaggiando in paesi i cui governi hanno dimostrato una volontà di usare il proprio sistema giudiziario per prendere in ostaggio dei cittadini americani“, così uno degli esperti interpellati dal magazine USA.
Da mesi, dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il Dipartimento di Stato USA ha sconsigliato i cittadini americani dal viaggiare in Russia “per qualsiasi scopo“, per non rischiare “trattamenti arbitrari e minacce dalle autorità russe“. Situazione che va a detrimento di quegli atleti, e soprattutto di quelle atlete, che in Europa giocano parte della loro stagione e che spesso guadagnano di più nei ricchi campionati russi o turchi rispetto alle minors USA come la G-League, e la WNBA nel caso delle giocatrici.
Il caso di Brittney Griner ha ricevuto attenzione mediatica internazionale per via del nome coinvolto – Griner è una 2 volte campionessa olimpica, una star WNBA nonché rappresentante e attivista per la causa LGBTQ – e per via dell’impegno della comunità delle giocatrici WNBA per chiedere il suo rilascio e azioni decise da parte del governo USA. Il timore degli esperti è che con nomi molto meno in vista, possano sfuggire ai radari diversi “piccoli” casi analoghi a quello della giocatrice delle Phoenix Mercury.
A essere preoccupati sono anche gli agenti di atleti che giocano anche in Europa. “Penso che la Russia andrebbe boicottata in questo senso“, racconta l’agente NBA Aaron Goodwin parlando di alcune offerte di club russi pervenute ai giocatori di cui cura gli interessi. “Non dovremmo fornire alcun supporto, per nessuna cifra in ballo. Firmare oggi un nuovo contratto (con un club russo, ndr) è una totale mancanza di rispetto per Brittney Griner per la pallacanestro femminile USA in generale“.
Mike Cound, agente che rappresenta oltre 60 giocatrici con esperienze in Europa e Russia, dice che “semplicemente non è il momento di andarci“, aggiungendo che finora nessuna atleta ha accettato le offerte arrivate. “Bisogna dire ora ai giocatori che per 10 mesi sarebbero di fatto bloccati laggiù, con il timore di doversi guardare le spalle e senza la tranquillità di poter semplicemente prendere e andarsene con la sicurezza che non ci saranno problemi“, dice invece Andy Shiffman di Priority Sports.
“Non correre il rischio di diventare un’altra pedina di scambio dovrebbe essere motivazione sufficiente. E’ già successo una volta in fondo“.
Per le giocatrici WNBA la Turchia è la “nuova” Russia?
Il problema con la Russia e i suoi club è particolarmente complicato per le giocatrici WNBA. Griner, Breanna Stewart e Courtney Vandersloot ad esempio hanno giocato per anni con successo per l’UMMC Ekaterinburg, un’altra ex MVP come Jonquel Jones aveva dichiarato il mese scorso a riguardo come un solo mese di stipendio in Russia equivalga a quello di un anno nella WNBA (205mila dollari). Praticamente impossibile dire di no a tali cifre, e con la guerra e le relazioni diplomatiche tra USA e Russia a zero, per tante atlete il mercato russo è da considerarsi chiuso fino a nuovo ordine. Volenti o nolenti, come si suol dire.
Le sole motivazioni di principio, dopo aver speso così tante energie per dare voce alla vicenda della collega e compagna Brittney Griner, sono state sufficienti per tante giocatrici per rivedere i propri piani. Breanna Stewart, Emma Meesseman, Jonquel Jones, DeWanna Bonner e Jasmine Thomas hanno firmato per il Fenerbahce e per il Çukurova Basketbol per la stagione 2022\23, mentre Courtney Vandersloot giocherà in Ungheria per il Sopron, ad esempio.
La Turchia e soprattutto i club turchi sono i meglio posizionati per approfittare della situazione di stasi USA-Russia per proporsi come nuova e ricca destinazione pro tempore per le migliori giocatrici americane. “Le squadre turche possono offrire ora più soldi perché sanno di avere molte più possibilità“, ancora Cound stavolta al NY Times.
Su tutte le giocatrici che giocheranno anche tra 2022 e 2023 in Europa o all’estero (la Cina è un’altra “frontiera”), pende e penderà inoltre in futuro la regola WNBA della prioritization, misura con cui la lega di basket pro femminile USA ha deciso di tutelarsi per mettere un orizzonte temporale ai soggiorni oltre oceano delle proprie giocatrici. Ogni atleta sotto contratto con un team WNBA dovrà essere in grado dal 2024 di presentarsi ai training camp e quindi all’apertura della stagione in tempo, pena la non eleggibilità a giocare.
Misura di tutela del movimento, e di certo poco “amica” delle giocatrici. La WNBA ha nel frattempo istituito programmi per riempire la lunga off-season, come contratti di marketing per lavorare come donne immagine, testimonial e ambasciatrici della lega che possono arrivare anche a 250mila dollari annui, un programma lanciato dal 2020 e in graduale espansione. Espansione che nei piani della commissioner WNBA Cathy Engelbert riguarderà entro il 2025 o 2026 anche una o due nuove squadre, e quindi più spazio e contratti per più giocatrici.

