Come cambiano i Bulls con Wade

di Olivio Daniele Maggio

Un ritorno a casa sorprendente, forse un po’ inaspettato rispetto a quelli che erano i piani di mercato iniziali. La decisione di Dwyane Wade di non rinnovare coi Miami Heat è stata un’occasione troppo ghiotta per i Chicago Bulls, che hanno accolto un Flash voglioso di riabbracciare la sua Windy City. Quando il front office ha capito che l’affare era fattibile, ha subito optato per l’affondo, battendo dunque la concorrenza degli altri team interessati. Ora toccherà a Fred Hoiberg integrare la guardia nei meccanismi di squadra.

Butler, Rondo e Wade

Rajon Rondo, Dwyane Wade e Jimmy Butler: il nuovo ‘Big Three’ dei Chicago Bulls

Insieme all’altro nuovo arrivato Rajon Rondo e al leader Jimmy Butler, Wade va a rinforzare un pacchetto esterni che ora è diventato di primissima qualità. Se l’ormai ex bandiera di Miami dovesse partire in quintetto, a livello difensivo, specialmente sul perimetro, i Bulls sarebbero messi abbastanza bene. Sì dovrà cercare di distribuire al meglio i possessi, poichè tutti e tre i giocatori portano solitamente la palla in mano. Oltre che con le sue solite penetrazioni, Wade potrebbe essere utile nel gioco in area (anche in post), permettendo così a Nikola Mirotic di stazionare più fuori e tirare più spesso da tre.

Già, il tiro da tre, un vero e proprio grattacapo con la presenza del terzetto sul parquet. Nessuno è un vero e proprio specialista anzi, quindi il campo tenderà a stringersi ostruendo le spaziature. Coach Hoiberg dovrà trovare il modo di far filare tutto liscio: o Butler innalza in qualche modo le percentuali dall’arco oppure, per allargare il campo, Taj Gibson potrebbe avere un minutaggio alto come centro. Robin Lopez, nel secondo caso, dovrebbe fare il lavoro sporco (portare blocchi e proteggere il ferro) in un tempo non troppo ristretto.

Attenzione però, perchè l’ipotesi di vedere Wade come sesto uomo di lusso non è del tutto da scartare. Con Doug McDermott titolare, lo starting five sarebbe più equilibrato e più adatto agli attacchi in transizione che l’allenatore predilige. In questo modo il classe 1982 uscirebbe dalla panchina dando il suo onesto contributo e spezzando le partite. Una strada da poter percorrere tranquillamente, perchè nel corso della sua carriera il numero 3 ha mostrato di potersi adattare ai cambiamenti (soprattutto quando sulle rive della South Beach sono arrivati LeBron James e Chris Bosh).

Insomma, l’ingaggio di Wade è stata una bella presa per la franchigia, dato lo spessore tecnico dello stesso, seppur non sia più giovanissimo. Bisognerà lavorare attentamente e studiare le soluzioni più congrue da apportare per far sì che i nuovi Bulls funzionino senza incepparsi clamorosamente.

 

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