La nuova era dei Chicago Bulls ha ufficialmente inizio, e parte con un aneddoto dal sapore romantico. “Crescendo in Brasile, mi svegliavo di nascosto dai miei genitori all’una di notte per guardare le partite di Michael Jordan e tifare per i Bulls”, ha confessato con un sorriso Tiago Splitter durante la sua prima conferenza stampa da head coach della franchigia dell’Illinois.
Il quarantunenne brasiliano è stato formalmente presentato mercoledì come 25° allenatore nella storia di Chicago. Prende il posto di Billy Donovan, che ha preferito rassegnare le dimissioni dopo sei stagioni piuttosto che lavorare con il nuovo assetto dirigenziale. Adesso, il compito di Splitter è titanico: riportare in alto una squadra che ha chiuso l’ultima disastrosa annata con un record di 31-51, piazzandosi al 28° posto nella lega per punti concessi (121.5 a partita) e che non vince una serie di playoff da ben 11 anni.
Il capitolo Portland è chiuso: focus totale sui Bulls per Splitter
Splitter arriva nella “Windy City” dopo aver compiuto un autentico miracolo sportivo sulla panchina dei Portland Trail Blazers. Subentrato ad interim dopo una sola gara a causa delle vicende giudiziarie che hanno travolto Chauncey Billups, il brasiliano ha isolato la squadra dal caos mediatico, chiudendo con un clamoroso record di 42-40 e riportando la franchigia dell’Oregon ai playoff (chiusi con l’eliminazione al primo turno contro San Antonio).
Nonostante l’impresa, i Blazers hanno deciso di non confermarlo. Un epilogo che Splitter non vuole trasformare in un alibi o in un rimpianto: “Voglio davvero lasciarmi tutto alle spalle”, ha dichiarato ai giornalisti quando gli è stato chiesto del suo addio a Portland. “L’aspetto più importante è stato lasciare il rumore esterno fuori dal quadro e concentrarsi sulla pallacanestro. Ora il mio obiettivo è pensare solo ai Bulls”.
Relazioni umane e mentalità competitiva: la ricetta Splitter
Il nuovo Vice Presidente Esecutivo delle Basketball Operations, Bryson Graham (in carica dal 4 maggio), ha spiegato che Splitter ha superato la fitta concorrenza – che includeva Micah Nori, Ryan Schmidt e Wes Unseld Jr. – per la sua visione totalmente allineata a quella della società. “Siamo al punto zero”, ha ammesso Graham. “Avere qualcuno che sa come vogliamo giocare e come costruire un programma ci rende incredibilmente entusiasti”.
Dal canto suo, l’ex giocatore dei San Antonio Spurs (con cui ha vinto il titolo nel 2014) sa che la tattica non basta. Ha sottolineato come la connessione con i giocatori, che vada ben oltre le X e le O sulla lavagna, sia “la base di tutto ciò che si fa”. E ai tifosi di Chicago, affamati di vittorie, ha voluto lanciare un messaggio chiaro: “Non posso fare grandi promesse, ma vi garantisco una cosa: competeremo ogni singola notte e avremo standard elevati in tutto ciò che faremo”.
"You have to make them believe. You have to know how to teach. You have to know how to lead…show them the vision, show them the path."
— Bulls on CHSN (@CHSN_Bulls) June 17, 2026
Tiago Splitter on the details of coaching beyond the X's and O's pic.twitter.com/M4SIpk9A2n
Il Draft 2026 e i mattoni per il futuro
L’ottimismo in casa Bulls non deriva solo dall’entusiasmo del nuovo allenatore, forte anche delle sue recenti esperienze nello staff di Brooklyn e Houston, e della vittoria della Coppa di Francia con il Paris Basketball nella stagione 2024-25.
Chicago ha ampio spazio salariale e basi interessanti da cui ripartire, su tutti Josh Giddey e Matas Buzelis. Ma il vero snodo cruciale per il destino della franchigia sarà il ricchissimo Draft NBA 2026 della prossima settimana. I Bulls detengono due chiamate pesantissime: la numero 4 e la numero 15 (attualmente proiettate su talenti come Caleb Wilson da North Carolina e Christian Anderson da Texas Tech). Saranno questi i nuovi mattoni che Tiago Splitter dovrà plasmare per tentare di riportare i Bulls, finalmente, ai vertici della Eastern Conference.
