Home ItalbasketSassari, il ko con Venezia dimostra che c’è tanto da lavorare

Sassari, il ko con Venezia dimostra che c’è tanto da lavorare

di Mauro Manca

La Reyer Venezia non era di certo tra i clienti più facili per ripartire, anzi. La squadra di Recalcati ora come ora è tra le più serie candidate allo scudetto, gioca bene e ha mantenuto il nucleo che nella passata stagione arrivò ad un passo dalla finale per il tricolore.

Vero, l’Umana ha sicuramente cambiato meno rispetto alla Dinamo Sassari, che al contrario ha confermato solo 4 elementi rispetto alla squadra campione di tutto dello scorso anno, vedendosi costretta a ricominciare da capo in termini di intesa, amalgama e compatibilità. E’ come aver appena terminato di costruire un palazzo e ritrovarsi in un attimo a dover ricominciare dalle fondamenta. E sembra che a Sassari siano proprio le basi a mancare, quella coesione che si costruisce giorno dopo giorno in spogliatoio e in allenamento, quella voglia di giocare di squadra che ancora in questa Dinamo non traspare, ma che lascia posto ad un collettivo di talentuosi troppo spesso avidi nel brillare di luce propria, ma che finiscono col perdersi in un mare magnum di forzature, palle perse e brutte transizioni difensive.

Vediamo dunque cosa ha funzionato e cosa no nella squadra campione d’Italia al termine della sconfitta contro l’Umana Venezia (70-82 il finale ndr).

 

COSA HA FUNZIONATO:

  • L’impatto iniziale. Un buon approccio alla gara, certificato dal 13-4 dei primi minuti e dai tanti canestri realizzati in contropiede e in transizione. Quando messa in condizione di giocare ad alti ritmi, questa squadra è in grado di far male a chiunque.

 

  • Varnado e Petway. Il primo si conferma un fattore importante nel pitturato, mentre il secondo manda segnali di ripresa con due triple, una schiacciata nel traffico e una buona attitudine difensiva. Nel secondo tempo Sacchetti lo ripropone poco anche perchè penalizzato dai tre falli commessi in avvio, ma se non altro dall’ala americana traspare una concreta voglia di rivalsa.

 

COSA NON HA FUNZIONATO:

  • Il gioco di squadra. I 20 assist distribuiti tutto sommato non rappresentano un cattivo bottino, ma le 19 palle perse sono la fotografia perfetta di una squadra che ancora si cerca ma non si trova.

 

  • Haynes e Logan. 5 punti con 1/5 da tre per Marquez, sebbene conditi da 4 assist, 3 rimbalzi e 2 recuperi. Troppo poco per uno chiamato a gestire le responsabilità e i momenti caldi delle partite, ma che contro Venezia non a caso è partito dalla panchina. David Logan fa ancora peggio dell’ex Milano e Siena; il “Professore” in 17 minuti di impiego chiude con zero punti, 0/5 dall’arco e 5 palle palle perse, probabilmente la sua peggior prova in maglia Dinamo. Ma su questo fronte niente di cui preoccuparsi, solo una serata storta. Logan a Sassari rappresenta ancora una certezza.

 

  • L’assenza di un “regolatore”. Nel gruppo dell’anno scorso lo straripante talento offensivo era bilanciato magistralmente dal ruolo di Jeff Brooks, il collante perfetto in grado di accoppiarsi in difesa pressochè con chiunque e sempre determinante nella lotta a rimbalzo. Un giocatore di rara intelligenza tattica che sembra non esserci nella Dinamo odierna, specie se si considera la dinamicità richiesta dal gioco di Sacchetti con un numero quattro versatile e che spazi a tutto campo.

 

  • Gli italiani. Ancora poco incisivi e poco coinvolti gli italiani presenti nel roster. Brian Sacchetti, Marconato e Formenti rimangono out, mentre Devecchi e D’Ercole giocano poco e senza riuscire a lasciare il segno. Il salto di qualità della Dinamo dipenderà anche dalla loro crescita nell’economia della squadra.

 

CONCLUSIONE:

Il talento e la forza della Dinamo verranno sicuramente fuori alla distanza. Il roster di Sacchetti pare progettato per dare il meglio di sé nella seconda parte di stagione e poter quindi dire ancora la sua nella lotta al titolo, ma sconfitte come quella di ieri lasciano inevitabilmente il segno a livello psicologico. Mostrarsi vulnerabili al cospetto di una diretta concorrente è come sanguinare davanti a uno squalo, ragion per cui a Sassari urge tirare una riga, chinare la testa e lavorare uniti per colmare le lacune palesate in questo tormentato inizio d’annata.

Per NBA Passion,

Mauro Manca

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