Home Lega Basket AStone lascia la Reyer Venezia, ammainata una bandiera vincente

Stone lascia la Reyer Venezia, ammainata una bandiera vincente

di Daniele Morbio

Era un po’ nell’aria da qualche giorno l’addio di Julyan Stone alla Reyer Venezia visto lo stravolgimento di mercato che riguarderà gli oro-granata, ora – anche senza annunci – si può dire che è ufficiale. In diverse interviste l’esterno ex NBA ha confermato il suo addio ai lagunari, come si evince dalle parole rilasciate oggi ad Eurodevotion: parole chiare e piene di orgoglio quelle del numero 5 ormai ex oro-granata, che se ne va dopo aver vinto tre trofei e dopo 6 anni all’ombra del campanile di San Marco. Riviviamo per passi la carriera in maglia oro-granata dell’ex Toronto.

Stone e la Reyer Venezia, tutto partì nel 2014

Stone-Reyer Venezia, un matrimonio partito nel lontano 2014… quasi per caso. Sì, per caso, perché il play scelto dagli oro-granata quell’anno era Lorenzo Brown, saltato perché non ha superato le visite mediche. Arrivato a settembre sponsorizzato da Danilo Gallinari, Stone ha impiegato delle settimane prima di entrare appieno negli schemi di Charlie Recalcati: i primi segnali chiave sono arrivati nella trasferta bolognese contro la Virtus, dove mise a referto una doppia doppia che affossò i bianco-neri. Il prosieguo della stagione andò avanti tra alti e qualche basso, fino ai playoff, precisamente G5 contro Cantù: in un Taliercio bollente (in tutti i sensi) e stracolmo l’esterno di Alexandria mise il bavaglio alla squadra di Metta World Peace e trascinò i compagni in semifinale. Devastante, amato dai compagni, altruista: nel 2014 il mondo oro-granata iniziò a conoscere il suo ragazzone.

Il ritorno… vincente… nel 2017

Stone lasciò la Reyer Venezia al termine di quell’anno, tra il dispiacere del pubblico e non solo… ma l’impressione è che sarebbe potuto rientrare in determinate situazioni. Tra Turchia ed America fino al 2016, l’esterno rientra in laguna nel febbraio 2017 dopo una trattativa estenuante per liberarlo dagli USA. Fortemente voluto da Walter De Raffaele il numero #5 arriva a Venezia con l’idea folle di provare a riportare in laguna la corona dopo 74 anni. Gli equilibri di squadra sono sacri e sottili, si sa benissimo, ma Stone non è tipo da romperli: il suo innesto dà solidità ulteriore alla difesa, oltre ad una punta insospettabile nell’attacco, ciò che mancava. Pistoia ed Avellino le prime a finire nella rete difensiva guidata dall’ex NBA, soprattutto gli esterni. Mancava – però – il grande ultimo passo, la finale scudetto. 2-2 nella serie, G5 si gioca a Venezia in un Taliercio esplosivo e caldissimo, Trento al 35′ si trova avanti di 9 punti in casa di una Reyer imbrigliata e imprecisa in attacco. De Raffaele sceglie di giocarsi la carta Stone in difesa su…. Hogue! Sì, il numero #5 sul giocatore che più stava facendo male ai lagunari, il centro. Da quel momento i bianco-neri si fermano in attacco, Hogue è ingabbiato da Stone, Venezia sbuffa, lotta, soffre ma…. vince!! La tripla di Bramos è storia, la difesa di Stone su Hogue è da scuola basket. Il 20 giugno poi si chiude il cerchio in Gara 6, con Stone che difende alla morte e segna: Venezia è campione d’Italia dopo 74 anni. Nel segno di Stone.

Stone-Reyer Venezia, addio polemico, ritorno…. scudetto

Alla fine di quell’anno Julyan Stone rinnova 2 anni con la Reyer Venezia ma si consuma dopo qualche settimana l’addio inaspettato. La grave malattia del padre costringe Stone a rientrare in patria tra le polemiche, i tifosi sono in subbuglio, la società è spiazzata e deve rimediare, tutto da rifare. Alla fine del 2018 – con Venezia vincente in FIBA Europe Cup ed uscente in semifinale scudetto – l’esterno rientra a Venezia, il pubblico è diviso, non lo perdona con una frangia, lo difende con l’altra. Ci metterà molto poco – però – il nativo di Alexandria a ricompattarlo: professionalità, sudore, difesa, cuore enorme: tutto come prima…. più di prima. La Reyer è ai playoff ma a fari spenti, ai quarti elimina Trento in una G5 devastante e dominata al Taliercio, in semifinale il numero #5 offre il meglio e difende alla morte cancellando dal campo Drew Crawford: Cremona deve arrendersi in casa alla premiata ditta Stone-Bramos. Finale scudetto, ancora con il fattore campo. Stavolta l’avversaria è Sassari. 3-3, si va a Gara 7 il 22 giugno 2019, Taliercio strapieno, al 20′ gli oro-granata sono a +9 con una difesa enorme, ma il terzo quarto è quello decisivo: Bramos armato dal suo numero 5 ne scrive 13 in fila e Sassari precipita a -20. Il resto è difesa, storia, cuore, sudore. La Reyer è ancora campione d’Italia, sempre con Stone… se può essere un caso….

Coppa Italia e Covid tra Stone e la Reyer Venezia

Il 2020 è anno di ulteriore matrimonio tra Stone e la Reyer Venezia, gli oro-granata in Italia faticano da morire e vanno in Coppa Italia per mera fortuna: a Pesaro a Febbraio – da numero 8 – la squadra di De Raffaele elimina Bologna, Milano e batte Brindisi in finale, sempre con Stone protagonista in una fase difensiva di altissimo livello. L’anno verrà interrotto per covid, il recente passato vedrà gli oro-granata eliminare Sassari ai quarti di finale lo scorso anno dopo una G5 clamorosa: sul -19 Venezia si aggrappa ad uno Stone terrificante, che segna, difende e accende i compagni. Da lì la rimonta vincente che porterà la squadra in semifinale. L’ultimo vero grande sussulto reyerino

Da 7° straniero a perno… poi l’addio

Doveva essere la stagione da straniero di coppa per Julyan Stone, che – invece – si rivelerà nuovamente al centro del gioco e del progetto dopo la fallimentare campagna acquisti. Logico, chiaro, evidente, la Reyer Venezia non può stare senza il #5. L’addio – però – si capisce sia vicino, Stone gioca con enorme voglia consapevole di essere ai saluti: ciò non basterà, Derthona eliminerà Venezia ai quarti tra i fischi del pubblico, il giocatore scapperà dal Taliercio furioso e deluso, è addio. Tra le mille lacrime le conferme, Stone ha chiuso il suo ciclo vincente in laguna, un percorso fatto di 3 trofei, di enorme spirito di sacrificio, di grandi responsabilità, di mentalità vincente trasmessa ad ambiente, giocatori, piazza. Lui è così, un giocatore che non lascia nulla al caso, altruista come pochi e pieno di orgoglio: le polemiche non sono mai banali, le sue parole a volte hanno fatto rumore, ma è fatto così. Ciò che non se ne andrà mai da Venezia però è il segno di quel che Stone ha fatto in questi anni, segni dettati dai trofei e non solo. Perché se già è raro vedere bandiere nel basket, ancor più raro è immaginare che essa sia straniera. Ma Stone non è americano, si sente veneziano dentro in tutto e per tutto. Canti veneziani, balli ed urla nel pubblico, si sa già, in laguna mancherà terribilmente questo personaggio…. ma forse è giusto così: i cicli si chiudono, soprattutto quelli vincenti. Perché vincente è lui, Julyan Stone, l’americano di Venezia.

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