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Virtus Bologna: analisi della delusione Final Eight

di Gabriele Ramponi

Dopo aver raccolto un’inattesa uscita al primo turno dalla Coppa Italia, contro la vincitrice della competizione Reyer Venezia, la stagione delle V nere arriva ad un punto di svolta in cui va chiarito a cosa questa squadra può effettivamente ambire.

Fino alla settimana scorsa la Virtus era considerata la squadra più in forma dell’intero panorama italiano, capace di dominare contro chiunque in campionato e dire la propria anche in Europa, salvo poi disputare la Coppa Intercontinentale  dove è arrivata la sconfitta in finale contro Tenerife.

Tornata in patria, Teodosic e compagni hanno avuto a disposizione poco tempo per preparare la partita contro i lagunari, il che probabilmente ha influito sulla prematura eliminazione; a questo punto sorge spontaneo porre qualche interrogativo sul coach, Sasha Djordjevic, visto che la sua squadra ha mancato due obiettivi stagionali, nonostante lo straordinario cammino fatto fino ad adesso in campionato.

Cosa non è andato in Coppa Italia

In primis va sottolineato l’approccio della squadra bianconera a questo impegno, dato che nei primi minuti del match c’era solo la Reyer sul parquet e la Virtus era in completa confusione (16-0 a metà del primo quarto ndr).

Nonostante questo avvio difficile, le V nere sono riuscite a riavvicinarsi con il passare dei minuti e a giocare la propria pallacanestro, arrivando a giocarsi il passaggio del turno fino ai supplementari e perdendo di un solo punto con il canestro decisivo di Austin Daye a chiudere la porta per le semifinali.

Delusione assoluta della partita è stato Milos Teodosic, sicuramente uno da cui non ci si aspetta questo genere di prestazioni quando il livello sale, ma il play serbo ha concluso con 2/15 dal campo e 6 palle perse, senza contare la non eccelsa difesa su Daye che ha permesso all’ala orogranata di segnare il canestro decisivo.

Ormai l’ex CSKA è abituato ad essere molto chiacchierato, visto che nel passato è capitato più volte di “fare cilecca” quando il palcoscenico era quello delle grandi occasioni (l’esempio più lampante risale proprio ai tempi del CSKA in cui ha fallito diversi appuntamenti in Eurolega).

Va detto che il play serbo potrebbe essere gestito meglio come minutaggio, visto che negli ultimi tre impegni ha sempre giocato più di 35 minuti di media, accumulando molta stanchezza che non ha aiutato certamente a performare al meglio. Infine, a parte uno Stefan Markovic quasi ai limiti dell’epico visti i 18 punti segnati con un’occhio solo a causa di una botta fortuita, dal resto della squadra si sono visti segnali buoni alternati a periodi di buio totale, che purtroppo sono molto ricorrenti.

Ora si vedrà se queste sconfitte peseranno nella testa dei giocatori bolognesi, che dovranno provare a concludere al meglio il campionato e cercare di passare il turno di Eurocup, cosa non scontata dopo la sconfitta interna subita contro il Partizan di Andrea Trinchieri.

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