Il primo tassello della rebuilding, il primo componente del famigerato young core su cui i Los Angeles Lakers volevano poggiare gran parte del loro progetto. Un ragazzo tutto d’un pezzo, un prospetto dalle belle speranze. Speranze finora disattese, senza che quel potenziale di cui tutti hanno parlato si sia visto in campo. In maniera costante. Julius Randle non è più uno dei pilastri per il futuro della franchigia, bensì un grosso punto di domanda. O una scommessa, visto che in ballo c’è una bella posta in palio.
Il prodotto di Kentucky è come una macchina che che accelera e poi arranca improvvisamente, va a singhiozzi. Ancora meglio, lo si potrebbe paragonare ad un’altalena che va su e poi torna giù, va su e giù, continuamente. La tanto auspicata crescita in termini tecnici e psicologici non è avvenuta, costringendo il front office a meditare per bene il suo futuro: nessuna estensione contrattuale sottoscritta, per evitare di intasare il cap invano. In fondo, perchè investire su un giocatore se questi non è mai stato completamente affidabile?
I mezzi a Randle non mancano di certo. Il problema semmai è mentale. Grinta e lucidità sono cose che spesso gli sono mancate e ciò ha influito sul suo gioco. Offensivamente, molte delle sue scelte son state rivedibili: ad esempio, quando si intestardisce e decide di attaccare la difesa schierata invece di optare per una tripla o di passare il pallone al compagno; Oppure quando ostruisce la manovra non sapendo che fare o andando a forzare la conclusione. Le doti balistiche ci sono, vanno migliorate ed utilizzate con criterio. Serve giocare con più razionalità e freddezza, serve essere più accorti e decidere subito cosa fare in campo. Allo stesso tempo lampanti sono state le sue lacune in difesa, dove si dimentica dell’avversario e non è repentino nei cambi. Per non parlare della poca incisività nell’andare a chiudere la strada verso il canestro, ambito in cui mostra un’esigua reattività negli interventi.
La domanda è: il buon Julius è ancora recuperabile o non può andare oltre una certa soglia?
Luke Walton è al lavoro per trovare la giusta collocazione nel suo scacchiere, in modo da potergli permettere di sprigionare le sue capacità. Qualcosa di positivo sta emergendo soprattutto quando è impiegato da centro nello small ball. Sembra essere questa la strada giusta da percorrere, nell’attesa che riesca ad essere più incisivo nel suo ruolo naturale, l’ala grande, amalgamandosi con chi il 5 lo fa tutti i giorni. Con questo assetto la squadra riesce a correre più agevolmente e a catapultarsi subito nell’altra metà campo: la sua verticalità e il suo controllo del corpo in tali casi fanno proprio al caso. A difesa schierata, Randle staziona fuori dall’area per avere il campo aperto e tenere le spaziature pulite. Così si agevolano le sue penetrazioni (il passo per battere il marcatore c’è eccome) o quelle dei compagni. Il numero 30 si dedica sovente anche al lavoro sporco, portando i blocchi per il portatore di palla e per i taglianti: non ottiene molti possessi, ma cerca di aiutare ad alimentare la circolazione passandola anche quando è in situazione di post. Tuttavia, per non essere troppo monodimensionale, deve cominciare a costruirsi un tiro convincente dall’arco.
Randle attende spalle a canestro il taglio di Clarkson e lo serve.
In ottica difensiva ci sta mettendo tanta intensità ed energia nel catturare rimbalzi, utili per bloccare le velleità avversarie e poi avviare la transizione. Randle ha la giusta mobilità per marcare gente più grossa e più lenta di lui, riuscendo a seguire l’attaccante con fluidità e mettendo il fisico; talvolta riesce a tenere bene la posizione e a mettere a segno ruvide stoppate. Le sue peculiarità permettono all’intera retroguardia di poter effettuare cambi e ruotare in tempo per gli aiuti. Questione di impegno e di intuito insomma, se si applica può essere utile anche nello sporcare le linee di passaggio con degli intercetti.
L’ala sta stare incollata alla sua controparte, ma nei tagli entra spesso in difficoltà.
In pieno periodo di mercato invernale, verranno tirate le prime somme sul suo destino. Nel contratto è presente una qualifying offer che potrà renderlo restricted free agent e, per non lasciarlo andare senza avere nulla in cambio, i Lakers potrebbero decidere di inserirlo in un pacchetto trade. Oppure potrebbero attendere con calma l’arrivo della offseason 2018 per vedere se si riuscirà a compiere il salto di qualità: avere un piano B fa sempre comodo. Solo il parquet sentenzierà se Randle sarà in grado di far parte della scalata agli antichi fasti del team gialloviola. Lui non può far altro che concentrarsi e lavorare duro, aprendo la mente e ascoltando le indicazioni di Walton.


