Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Eric Bledsoe e Reggie Jackson: starter all’improvviso

Eric Bledsoe e Reggie Jackson: starter all’improvviso

di Francesco Gulfo
Bledsoe-Reggie Jackson

Eric Bledsoe-Reggie Jackson due giocatori dal grande talento, è innegabile, ma non pronti per guidare una franchigia, senza quel carisma adatto ad un vero leader…

Una fortunata pubblicità dell’inizio degli anni 2000 mostrava una donna al telefono intenta a litigare col ragazzo. Arrabbiata, chiude la discussione con una frase che, a suo modo, si è ritagliata un angolino nel mondo della cultura pop di quel periodo: “Adesso esco e vado col primo che incontro!” – Ecco, più o meno è successa la stessa cosa a Eric Bledsoe e Reggie Jackson, seppur in modi diversi. Entrambi hanno lasciato squadre top per andare a finire in situazioni complicate. Hanno intrapreso la strada giusta?

Bled-sore

Dopo il trasferimento dai Los Angeles Clippers ai Phoenix Suns nel 2013 Eric Bledsoe ha affrontato grossi problemi fisici. Ha giocato più di 45 partite solo in quattro delle sette stagioni da lui disputate sinora. Le ginocchia sono i punti più fragili: il destro è stato il primo a dare problemi. Una volta risolto questo (menisco rimosso nel 2014), è toccato al sinistro. Nonostante tutto Bledsoe ha sempre trovato il modo di rendere al massimo delle sue possibilità. Non giocasse nella stessa Conference dei vari Curry, Paul, Westbrook e compagnia potrebbe essere divenuto un All-Star. Ma quando parliamo della stella dei Phoenix Suns dobbiamo tenere a mente che non siamo tanto lontani da quegli standard. I Clippers non lo hanno sicuramente lasciato andare a cuor leggero. Il fatto è che, quando hai CP3 davanti nelle rotazioni, difficilmente riesci a trovare sufficiente spazio. Anche se hai talento da vendere.

Tanti infortuni, quindi, per un giocatore che ha solo 27 anni. Un ragazzo che fa della potenza fisica il suo principale punto di forza. Eric Bledsoe ha in carriera il 61.7% per quanto riguarda i tiri effettuati nella restricted area. Per intenderci, nell’anno da MVP Derrick Rose ha registrato il 61.1%. Nonostante gli infortuni, i compagni mediocri, la prolungata e difficile convivenza con Brandon Knight nel backcourt (adesso Devin Booker sembra un partner molto più adatto). Bledsoe è inoltre riuscito a imporre la sua leadership in mezzo al campo, riducendo al minimo le palle perse rispetto al sempre maggiore volume di possessi da lui gestiti. Nella stagione scorsa, a fronte di uno usage rate del 28.1% ha fatto registrare una percentuale di turnovers  del 15.3% – entrambi i dati sono suoi career high. Nella stessa stagione, il suo mentore ai Clippers Chris Paul, ha prodotto un 14% di palle perse per uno usage rate del 24.0% (Si parla comunque di un CP3 in fase calante. A 27 anni, età attuale di Bledsoe, Paul aveva una percentuale di palle perse del 10.8%… sovrumano). Un bel passo in avanti per Bledsoe, che è ormai perennemente snobbato.

Se nel caso di Eric Bledsoe e i Clippers la separazione fu una decisione consensuale, la partenza di Reggie Jackson da OKC ha fatto molto più rumore. Fu lo stesso Durant, dopo lo scambio che portò  il play in casa Detroit Pistons, ad affermare che Reggie “aveva ottenuto ciò che desiderava”. Jackson aveva ripetutamente chiesto la cessione per diventare uno starter, e nel febbraio 2015 fu accontentato.

Reggie va in Michigan

La prima stagione completa di Jackson ai Pistons fu un successone. Con un Andre Drummond in formissima, e con l’acquisto di Tobias Harris alla trade deadline di quell’anno, la squadra di Stan Van Gundy sembrava aver trovato la quadratura perfetta. Nonostante Jackson tendesse a mantenere il possesso del pallone più a lungo di quanto si dovrebbe (29.1% di usage rate, al sedicesimo posto nella Lega), i Pistons riuscirono a centrare l’obiettivo postseason. Netta l’eliminazione ad opera dei futuri campioni NBA, i Cleveland Cavaliers, ma la strada era quella giusta.

La stagione successiva, però, è partita male ed è finita anche peggio. Per una tendinite al ginocchio Jackson ha saltato le prime 21 partite. Ish Smith, subentrato al suo posto, ha portato ai Pistons una fluidità offensiva impossibile da immaginare con Jackson al timone. Al suo ritorno, Jackson ha trovato una squadra – in particolare un attacco – diversissima da quella che aveva lasciato, ma dal record vincente (11-10). Riabituarsi allo stile di Jackson, il cui infortunio lo ha limitato molto, è stato impossibile. I Pistons hanno lentamente abbandonato la presa sulla stagione.

Jackson l’anno scorso è stato uno dei peggiori in assoluto nel suo ruolo. Tra i giocatori ad alto usage rate, l’anno scorso Jackson ha avuto il quarto peggior defensive rating a 110.5 e di gran lunga il peggior offensive rating a 101.7. Lo stile di gioco di Jackson ha risentito molto delle ridotte capacità atletiche conseguenti alla tendinite. Le sue difficoltà non sono passate certo inosservate, e a marzo è stato definitivamente escluso dalle rotazioni per la parte finale di stagione.

Bilancio

Dopo 4 anni nel deserto dell’Arizona, di Eric Bledsoe possiamo dire che è una star del panorama NBA, senza un supporting cast all’altezza ma comunque protagonista di un progetto Suns che sembra essere definitivamente ripartito. Per quanto riguarda Jackson invece non ci sentiamo ancora in grado di dare un giudizio definitivo. La stagione appena trascorsa è stata pessima, vero, ma non bisogna dimenticare l’annata ancora precedente, in cui il nativo di Pordenone aveva lasciato intravedere un potenziale molto interessante.

Entrambi sono atleti che stanno per entrare nella fase di carriera più florida, quindi dobbiamo aspettare. Bledsoe dopo il trasferimento a Phoenix si è affermato, potrebbe però voler cercare la vittoria altrove (già in estate era stato accostato ai Cavs). Tra i due rimane quello che ha avuto più successo finora nel passaggio da riserva a starter, ma Jackson ha tutta l’intenzione di rivalutarsi dopo la pessima annata appena trascorsa.

You may also like

Lascia un commento