LeBron James non ha bisogno di presentazioni, inutile raccontare le sue gesta, sono sotto gli occhi di tutti: è il Prescelto, il Re, semplicemente uno dei migliori giocatori degli ultimi anni.
I suoi numeri stagionali a 33 anni sono impressionanti:
- Ppg 26,8
- Reb 7,9
- Ast 8,7
LeBron James sta probabilmente giocando il suo miglior basket nella quindicesima stagione da professionista.
Non è tanto una questione di numeri (“le statistiche lo offendono” direbbe l’Avvocato), ma di sensazione: si ha la percezione che abbia il completo controllo su ogni aspetto del gioco. Legge le situazioni una frazione di secondo in anticipo rispetto a compagni e avversari, passa la palla come il migliore dei playmaker, si mangia le plance neanche fosse un centro.
Eppure…
Eppure c’è quel record di squadra più vicino al sesto seed che al primo. Eppure c’è quella inquietante statistica sul defensive rating che lo vede ULTIMO nella Lega tra i giocatori che stanno in campo almeno 30 minuti di media. Eppure c’è una fastidiosa propensione alle palle perse (11 questa notte contro Indiana, record negativo in carriera), che il più delle volte viene tradotta dagli avversari in un facile lay up o, peggio ancora, in una tripla piedi per terra. Eppure c’è quell’essere “larger than basketball” mai così accentuato in carriera, quel (presunto) voler avere l’ultima parola su tutto ciò che gravita attorno alla franchigia di Cleveland, dal sistema di gioco alle mosse di mercato.
Detto questo, non c’è dubbio che ci troviamo di fronte alla più grande macchina da pallacanestro che il Gioco abbia mai sfornato. Probabilmente, se i Cavs avessero il record dei Celtics, LeBron sarebbe il principale candidato per l’MVP (e non è detto che non possa quantomeno rientrare nella discussione, nonostante la stagione negativa di Cleveland). A 33 anni. Alla quindicesima stagione in NBA. Francamente, uno scherzo della natura.
Le speranze che in estate firmi un’estensione contrattuale per restare nella Landa sono, ad oggi, realisticamente poche. Molto, se non tutto, sarà legato a quello che succederà nei prossimi sei mesi. Se la stagione dovesse terminare prima delle Finals, a Cleveland farebbero meglio a intensificare la programmazione del futuro. Se, invece, dovessimo assistere a un’altra parata su Main Street, le possibilità che il Re termini la propria carriera in Ohio si impennerebbero.
Difficilissimo, ma chissà. D’altronde, chi scommetterebbe contro questo androide?

