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NBA Draft 2011: quattro giocatori scelti troppo tardi

di Giovanni Rinaldi
NBA Draft 2011

Come ormai è noto, le speranze dei giovani prospetti del college basketball dopo il cosiddetto one-and-done passano per la notte dell’NBA Draft. Così come non è facile fare previsioni su un’eventuale steal of the draft, non è nemmeno facile per i giocatori o per gli agenti avere una sicurezza effettiva sulla chiamata e sulla franchigia in cui il giovane prospetto finirà. Alquanto effimero anche l’effetto del numero della chiamata al Draft, soprattutto per chiamate con la prima scelta, vedasi lo storico caso di Sam Bowie scelto dai Portland Trail Blazers al posto di un certo Michael Jeffrey Jordan perchè secondo la dirigenza di Portland “i centimetri non si insegnano”. Chissà poi come sarebbe andata a finire per Portland con il senno di poi.. ,Restando ai giorni nostri prendiamo in considerazione anche Anthony Bennett, che dopo essere scelto con la prima scelta assoluta nel Draft 2013 ora pascola nella lega di sviluppo della G-League dei Phoenix Suns dopo una carriera mai veramente iniziata (culminata tra l’altro con la vittoria dell’Eurolega la scorsa stagione con il Fenerbahce del nostro Gigi Datome) e che probabilmente mai inizierà. Il Draft che andremo ad analizzare è l’NBA Draft 2011. Il 23 giugno del 2011 al Prudential Center di Newark andava in scena il giorno più bello della vita per molti prospetti, mentre per altri sarebbe potuto essere il peggiore, snobbati dai general manager delle franchigie che fino qualche giorno prima promettevano di sceglierli alla fine di convincenti workout.

Un giorno da ricordare sicuramente lo sarà stato per la prima scelta del 2011, Kyrie Irving, così come per Kemba Walker draftato alla nona scelta dagli Charlotte Bobcats e per il tiratore letale Klay Thompson draftato con l’undicesima scelta dai Golden State Warriors. Sono stati in molti a pensare che il destino fosse stato effimero con loro, vuoi per una scelta troppo bassa o per un rendimento che all’inizio non convinceva.

Uno di questi martiri del Draft può essere considerato Jimmy Butler, scelto con la trentesima chiamata dai Chicago Bulls e ora in forza ai Minnesota Timberwolves. Durante la stagione 2011/2012 il ventiduenne Jimmy Butler vede il campo 42 volte non partendo mai dal quintetto con una media di 2.6 punti 1.3 rimbalzi e 0.3 assist a partita per un utilizzo medio di 8,5 minuti a partita. Decisamente poca roba per il primo anno da rookie, anche per una trentesima scelta. Dalla stagione successiva le cose iniziano a cambiare, Butler gioca 82 partite di cui 20 in quintetto con 8.6 punti 4 rimbalzi e 1.4 assist a partita in 26 minuti di utilizzo. Il picco di minuti di utilizzo avverrà nella stagione 2014/2015 con ben 38.7 minuti a partita, mentre la scorsa stagione è stata quella della consacrazione allo status di stella, con 23.9 punti 5 rimbalzi e 4.8 assist in 37 minuti di utilizzo a partita. L’ambiente non sano che si è creato nello spogliatoio Bulls l’ha visto andar via tramite trade proprio la notte dello scorso Draft ai giovani Minnesota Timberwolves per studiare da contender.

Lo stesso discorso vale anche per un europeo, precisamente Nikola Vucevic. Il lungo montenegrino fu draftato con la 16° chiamata nel Draft 2011 dai Philadelphia 76ers. Dopo una stagione da rookie nella media con 5.5 punti 4.8 rimbalzi e 0.6 assist in 15.9 minuti di utilizzo medio a partita fu scambiato agli Orlando Magic, squadra in cui milita attualmente, con un incremento delle statistiche personali, passando a 13.1 punti 11.9 rimbalzi e 1.9 assist in 3.2 minuti di utilizzo medio a partita nella sua prima stagione nella franchigia della Florida. Oggi è un punto fisso del sorprendente inizio di stagione degli Orlando Magic (alzi la mano chi avrebbe ipotizzato un inizio di stagione così e non un galleggiamento nella rebuilding) con 17.4 punti 7.5 rimbalzi e 3 assist in 29.9 minuti di utilizzo medio a partita.

 

Al secondo giro ci sono anche altri eccellenti esclusi dai riflettori dell’NBA, come Chandler Parsons. L’ala proveniente da Florida State fu draftata con la trentottesima chiamata dagli Houston Rockets nel Draft 2011. Dopo una discreta stagione da rookie con 9.5 punti 4.8 rimbalzi e 2.1 assist in 28.6 minuti di utilizzo medio a partita c’è stato un crescendo Rossiniano nella franchigia texana, culminato nella stagione 2013/2014 con 16.6 punti 5.5 rimbalzi e 4 assist in 37.6 minuti di utilizzo medio a partita. Successivamente vestirà per due stagioni la casacca di un’altra divisa texana, ovvero i Dallas Mavericks, confermando quanto visto ai Rockets. Nel 2016 firmò un contratto quadriennale da 94.438.523 milioni di dollari per aggregarsi ai Memphis Grizzlies, ma un brutto infortunio lo limita a sole 34 partite per la franchigia del Tennessee. In questa stagione per il momento le statistiche rappresentano quanto visto prima dell’infortunio della scorsa stagione, probabilmente a scopo precauzionale il coaching staff dei Grizzlies avrà deciso di non forzare il suo rientro. Di sicuro. per quanto visto in Tennessee, Parsons sta dimostrando che per colpa di un infortunio la sua situazione è ancora incerta e soprattutto i Memphis Grizzlies si ritrovano un giocatore su cui avevano gettato le basi per il futuro con un salario che si potrebbe definire ben più che oneroso visti i risultati.

 

Ultimo anche in questa lista è il playmaker tascabile Isaiah Thomas. Con la sessantesima chiamata al draft del piccolo playmaker proveniente dal college di Washington da parte dei Sacramento Kings si concluse il draft del 2011. Nella sua seppur breve carriera Thomas ha cambiato già quattro squadre. Con i Sacramento Kings ha giocato tre stagioni, consacrandosi nella stagione 2013/2014 con 20.3 punti, 2.9 rimbalzi e 6.3 assist in 34.7 minuti di utilizzo medio a partita. Nella stagione 2014/2015 passò prima ai Phoenix Suns e poi ai Boston Celtics. L’annata 2016/2017 è quella dell’incoronazione a leader del giovane gruppo della franchigia del Massachusetts culminata con l’eliminazione in finale di Conference da parte dei Cleveland Cavaliers di LeBron James, dove registrerà 28.9 punti 2.7 rimbalzi e 5.9 assist in 33.8 minuti di utilizzo medio a partita. Prima dell’inizio di stagione 2017/2018 viene tradato ai Cleveland Cavaliers in cambio di Kyrie Irving, Jae Crowder e Ante Zizic ma ancora non ha esordito in maglia Cavs per un infortunio all’anca, dal quale dovrebbe recuperare a dicembre/gennaio. Sicuramente Boston ha fatto in modo di scambiarlo in quanto Thomas era all’ultimo anno di contratto a cifre “ragionevoli” (6.61.395 milioni di dollari) e sicuramente avrebbero speso molto di più per rifirmarlo al termine di questa stagione.

Di sicuro non c’è nulla, neppure il Draft è una scienza esatta e di conseguenza ci vuole davvero poco ad etichettare un giocatore scelto con una chiamata alta un bust e un giocatore con una chiamata bassa una steal. Sicuramente ciò che conta in NBA è anche la meritocrazia, e se un giocatore vale qualcosa prima o poi avrà modo di affermarsi nel mondo del basket americano e diventare l’idolo dei tifosi, a prescindere dalla propria scelta al Draft.

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