Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiPerché i Celtics hanno ceduto Jaylen Brown: stats avanzate, salary cap e Payton Pritchard

Perché i Celtics hanno ceduto Jaylen Brown: stats avanzate, salary cap e Payton Pritchard

di Michele Gibin
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La trade con cui i Boston Celtics si sono di fatto sbarazzati di Jaylen Brown, passerà alla storia come una delle più sorprendenti persino per una lega in cui altrove, e un altro general manager, era riuscito solo pochi mesi prima a cedere Luka Doncic per una sola prima scelta futura al draft (e Anthony Davis, nel frattempo sballottato altrove a propria volta). Per le motivazioni ufficiali occorrerà attendere la conferenza stampa di Brad Stevens, presidente dei Celtics che ha accettato lo scambio coi Philadelphia 76ers, e le parole di Brown che di certo non è mai stato timido circa le sue idee e opinioni, e che – possiamo starne certi – la prossima stagione l’affronterà con una sete di vendetta sportiva e voglia di rivalsa uniche.

Queste sono intanto le ore delle speculazioni e delle ricostruzioni, dei vari piani di lettura di una trade sorprendente. Lo “scazzo” – con rispetto parlando – tra Brown e i Celtics dopo che Boston aveva provato a cederlo ai Milwaukee Bucks per Giannis Antetokounmpo solo una settimana fa, è certamente uno dei piani di lettura più umani e logici. Ma da solo non basterebbe a spiegare una decisione tanto drastica.

Il fattore economico e salariale c’è ed è una componente decisiva per tutti i calcoli di mercato che le squadre NBA fanno, dall’introduzione del nuovo regime fiscale della lega che ha introdotto i temuti “apron” e di fatto un sistema di hard cap per le squadre troppo spendaccione, e che ha inasprito la luxury tax per le franchigie che sono “recidive” ovvero che superano tale soglia per più d’una stagione consecutiva. Nessun proprietario NBA oggi, per quanto facoltoso, accetta più di sforare il second tax apron salariale che limita fortemente la flessibilità salariale della squadra, né di pagare una repeater luxury tax tanto salata, e Bill Chisholm, dal 2025 nuovo owner dei Boston Celtics, non è da meno. Già nella off-season 2025 alla luce dell’infortunio occorso a Jayson Tatum durante i playoffs, Chisholm aveva dato mandato a Stevens di tagliare e Brad ha eseguito, cedendo Jrue Holiday, Kristaps Porzingis e Al Horford e abbattendo il monte salari per la stagione appena conclusa.

Jaylen Brown, All-Star e All-NBA nel 2026 e sesto nelle votazioni per il premio di MVP stagionale, era (lo è ancora, con Phila da oggi) sotto contratto fino al 2029 per 57, 61 e 64 milioni di dollari e sarebbe stato eleggibile dal 2027 per un’estensione al massimo salariale di altri due anni. I contratti di Brown, Jayson Tatum e Derrick White avrebbero occupato da soli circa il 75-80% dello spazio salariale totale dei Celtics entro il 2028 e Boston ha aggiunto solo poche ore prima della trade il contratto da tre anni e 47 milioni di dollari complessivi di Mitchell Robinson (circa 15 milioni annui per l’ex Knicks) fino al 2029. Uno scenario in cui i Celtics non si sarebbero potuti permettere l’estensione cui Payton Pritchard, giocatore su cui a Boston puntano tantissimo, è eleggibile già da oggi e lo sarà anche nel 2027, se non con un “salasso” e sfondando il temuto second tax apron. Il contratto di Paul George scadrà invece nel 2028 (sempre che Boston non lo “spesi” prima, un’evenienza da considerare) quando PG avrà 38 anni.

Uno studio di Tom Haberstroh pubblicato su Yahoo Sports ha analizzato l’impatto statistico avanzato di Jaylen Brown sui Boston Celtics negli anni, e ipotizzato che un altro livello strategico della scelta dei C’s di cedere oggi Brown sia quello di valorizzare Payton Pritchard. Colui che a Boston vedono come “una versione fatta in casa di Jalen Brunson“. Pritchard ha chiuso il suo 2025-26 a 17.0 punti di media con 52 assist e il 37.7% da tre in 79 partite e 32 minuti a gara, tutti massimi in carriera, ed è stato in stagione il miglior giocatore dei Celtics in situazioni di isolamento, ancor meglio di Brown. Nei minuti giocati senza Brown in stagione (861 in totale), Payton Pritchard ha tenuto medie “brunsoniane” da 26.7 punti e 7.6 assist a gara con percentuali efficaci dal campo e un plus\minus di +9.6, un’eccedenza sconvolgente per un giocatore che guadagnerà per la prossima stagione 8.3 milioni di dollari. (Anche) da qui la conclusione ispirata se vogliamo da Nico Harrison – l’uomo che cedette Luka Doncic – cui Stevens e i Celtics sono arrivati, ovvero di anticipare l’insorgere di un problema di numeri e salari che si sarebbe presentato comunque in 12 mesi.

Resta il dato di come mai i Celtics si siano accontentati di una trade così al ribasso per una star di 30 anni da compiere e che ha giocato la sua miglior stagione in carriera. Che nessuna delle squadre che lo seguiva abbia offerto quanto Boston chiedeva è una possibilità, che i Celtics abbiano deciso di chiudere subito la questione per non trascinarla fino alla trade deadline del febbraio 2027 e logorarsi, è una conclusione logica, considerando anche quanto Jaylen Brown sia giustamente consapevole e orgoglioso del proprio valore e dei risultati raggiunti, e di quanto non abbia mai avuto problemi a parlarne pubblicamente, anche in modi e toni che in inglese si definiscono confrontational, di sfida. In questo senso, al netto del carattere personale di ciascuno, la trade Doncic del gennaio 2024 è stata un precedente e una sorta di manuale d’uso su come si affronti dal punto di vista squisitamente manageriale, un ordine preciso dall’alto da parte di chi i soldi ce li mette, i proprietari delle squadre.

Un contrappasso se così vogliamo definirlo, che i giocatori NBA – anche i più grandi e all’apparenza intoccabili – dovranno accettare di pagare in un sistema che negli anni ha accolto ogni loro richiesta e li ha ricoperti d’oro in quanto categoria, dal “semplice” giocatore di ruolo che oggi firma contratti favolosi, alla superstar conclamata. Caduto con Doncic il pudore di cedere dalla sera alla mattina una superstar al di sopra d’ogni sospetto, Boston oggi e chissà quale squadra domani hanno scoperto che agire con cinismo anche “contro” un idolo della tifoseria e la propria piazza, si può.

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