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Rapporto franchigie giocatori: chi è la preda e chi il predatore?

di Andrea Pessi
harrison barnes-rapporti franchigie giocatori

Rapporto franchigie giocatori molto tesi soprattutto in casa New Orleans Pelicans e  Dallas Mavericks dopo gli ultimi rumors e le notizie riguardanti Anthony Davis ed Harrison Barnes, due situazioni differenti ovviamente. Ora che la trade deadline è passata e noi amanti dell’NBA abbiamo un po’ di respiro rispetto al periodo frenetico nel quale ogni ora usciva uno scambio importante, possiamo soffermarci di più su una questione che sta facendo discutere tutti coloro che sono affezzionati al mondo del basket a stelle e striscie. Torniamo al 7 febbraio quando, con un post su Instagram abbastanza inaspettato, LeBron James ha commentato la trade riguardante Harrison Barnes, evidenziando come i giocatori siano alla mercè delle proprie squadre dal momento che, come successo allo stesso Barnes, vengono talvolta scambiati mentre stanno addirittura disputando una partita. Il nativo di Akron ha inoltre spiegato che va bene il business, ma le franchigie dovrebbero avere più rispetto per i giocatori. Ovviamente da questa presa di posizione di LeBron, si è scatenato un putiferio mediatico nel quale la maggior parte dei suoi follower ma non solo, si sono schierati a favore di King James ribadendo come la politica delle società risulti essere “crudele” nei confronti dei giocatori. Personalmente, sostengo che dare ragione a LeBron in questo caso sia abbastanza difficile per tre motivi che approfondiremo nelle seguenti righe.

Rapporto franchigie giocatori: che cosa è successo? 

Per prima cosa, occorre specificare come Barnes fosse a conoscienza del fatto che avrebbe dovuto prepare le valigie dopo la partita, ma ha comunque voluto dare il suo apporto per un’ultima volta alla franchigia texana. La fonte di tale informazione è l’insider Marc Stein che tende a non dire fandonie solitamente…

Il secondo motivo, che è anche applicabile anche se non soprattutto all’infuori del “caso Barnes”, è che ormai, secondo la mia modesta opinione, sono i giocatori ad avere il coltello dalla parte del manico e non le franchigie come sostiene il caro LeBron. Basti pensare a tutti quei giocatori di calibro mondiale ( vedi Kawhi, Butler, Anthony Davis, Irving ecc. )che, scontenti delle prestazioni della loro attuale franchigia, hanno richiesto la tanto famigerata trade, scombussolando ogni piano delle società.

Il terzo motivo è il più scontato ma anche il più importante, perchè, parliamoci chiaro, i giocatori sono sì costretti a viaggiare ogni notte da un capo all’altra dell’America, spingendosi talvolta anche al di là dell’oceano (London Game ecc.), ma non guadagnano proprio due spicciolini… Ad esempio “il povero” Barnes di cui tutti si sono preoccupati per i suoi sentimenti, guadagna la bellezza di 25 mln annui, Il contatto del prodotto di North Carolina è infatti coniderato come uno dei più pesanti all’interno della lega, nonostante il numero 40 non sia il tipo di giocatore in grado di cambiare da solo le sorti di un’intera oraganizzazione.
Detto ciò occorre specificare che se il sottoscritto giocasse in NBA e fosse costretto ripetutamente a dover cambiare città, sarebbe il primo ad essere contrariato o quanto meno dispiaciuto, però con questo breve ma intenso articolo ho provato a mettervi la pulce nell’orecchio dal momento che a mio parere veniva analizzata solo una faccia della medaglia… E voi cosa ne pensate? Chi è realmente il predatore e chi la preda?

 

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