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From The Corner #14: La maledizione di Brooklyn

di Raffaele Camerini

Fin troppo facile fare il tifo per chi vince. Non si riesce a gustare quel sapore tragicomico della sconfitta annunciata e, certamente, le vittorie non sono così apprezzate. Si beh, io non mi posso definire un “tifoso”, ma di certo la definizione di “appassionato follower” mi può vestire bene.

Poveri, poveri Nets.

Vivere e respirare a Brooklyn addurrebbe ad una qual forma di benedizione che abbraccia ogni scelta societaria, anche se in realtà di benedizioni se ne sono viste ben poche, almeno all’interno della medesima società.

MIKHAIL PROKHOROV

Se camminate per le vie New Yorkesi non potrete fare a meno di innamorarvi, se guardate le loro partite NBA non potrete fare a meno di coprirvi gli occhi. A me piace proprio intervenire qui, sarà che adoro gli eterni sfortunati, o che per personale deformazione empatica, mi piace guardare l’altro lato della medaglia qualunque esso/a sia.

Esplico: quanta contentezza abbiamo percepito per i rinati Celtics, prossimi primi selettori alla grande pesca di giugno, altre sì conosciuta come Draft NBA?? Non vi affannate, rispondo io per voi: Tanta. Forse troppa a dire il vero. Più che altro almeno non ti devi vedere subito il faccione sorridente di Lavar Ball. Ma come mai hanno scelto loro per primi, nonostante avessero vinto la Eastern Conference? Qui meno persone lo sanno, solo i più assidui, ma non fatevene né una colpa né un merito. Scelgono per primi in quanto ricevettero una scelta dai Brooklyn Nets nell’affare riguardante Paul Pierce e Kevin Garnett! Quindi non solo i Nets guadagnarono due giocatori ormai ciondolanti sulla via del tramonto, ma perserò anche la possibilità di scegliere per primi e tentare quantomeno di ricostruire sulle macerie ormai fin troppo visibili.

La frase che si è sentito molto spesso per descrivere i Nets è: “Questi farebbero fatica in Eurolega”.

COACH ATKINSON

Opinabile. Il che non è non migliora la situazione. Diciamoci la verità, il roster fa schifo, almeno in ottica NBA. Brook Lopez ormai è divenuto l’ombra di se stesso ed i più si sono accorti che la magia della Linsanity ormai è bella che appassita. Un Lonzo Ball, un Markelle Fultz, un Josh Jackson avrebbero potuto scarrozzare qualche riflettore sopra la menomata squadra allenata da Coach Kenny Atkinson. Ed invece ancora niente.

Ma se la meritano davvero tutta questa sfiga? Beh si. Mi dispiace, non prendetevela con me, ma Prokhorov è arrivato con la grande Diaspora, insieme ad altri russi hanno investito sulla città di New York vagonate di soldi, dopodiché ha comperato la franchigia dei Nets ed ha fatto l’errore più grande nel sistema sportivo americano: investo sui nomi per vincere subito, togliendo futuro alla squadra. Essendo 30 squadre NBA, una sola vincitrice e 29 sconfitte, anche in termini probabilistici è più facile essere nelle 29 che quell’unica. Qui non c’è la coppa su cui poter ripiegare.

Ed ora? Ora gli aspetta un’altra stagione di zuppa fredda, freddissima. Ma almeno avrebbero la possibilità di avere la prima scelta nel 2018. Tanking is the way!
In barba all’orgoglio dei giocatori.

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1 Commenta

Anonimo 7 Luglio 2017 - 14:32

Veramente la prima nets 2018 è dei celtics…

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