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From The Corner #24: La farsa del “caso Irving”

di Raffaele Camerini

Come volevasi dimostrare, l’abbiamo bevuta. Grandi sorsate di ignoranza. Era una farsa e si capiva immediatamente, la questione Irving/Cleveland. Era uno script, un copione già scritto, già assodato e noi ci siamo cascati come bambini, abbiamo giudicato con pressapochismo, lasciato che le prime sensazioni venissero a galla ed opacizzassero il nostro metro di giudizio. Tanto più che quando si parla di qualcosa che tange, anche solo velatamente, LeBron Raymone James, si parte in quinta additandogli colpe e crismi nemmeno fosse imbustato nei sacchetti per la frutta e verdura.

Ci siamo cascati e credetemi lo dico col massimo del rispetto possibile. Limitata sia la mia mente ed il mio orgoglio, ma non mi venite a dire che la colpa rimane del micione col 23 perchè alla luce degli ultimi fatti il problema non sussiste più. Fonte ESPN (oddio ripeto: ESPN, non il giornalino salesiano) viene rimarcata una conversazione accaduta tra coach Ty Lue (che per me non deve stare lì, ma questo è un altro paio di guanti) ed il funambolo ex Duke Univerity. Durante il “diverbio” Ty Lue chiede cortesemente se a Kyrie Irving piacesse andare più veloce in campo, in modo da mettere in ritmo ancora meglio i tiratori come JR Smith ed i resti atletici di Richard Jefferson. Irving, sentendosi piccato sul vivo, controbatte alla (a suo giudizio anche sprezzante) impensabile richiesta del coach, dicendo che tanto lui i suoi tiri già se li prende e che il compito di mettere in ritmo gli altri due è “unicamente del 23“. Ty Lue non ha voluto neanche stare ad allargare troppo la faccenda, ha chinato il capo ed andato via scuotendolo.

Ovviamente la reazione di Irving non è quanto si può aspettarsi da una star di una franchigia NBA, LeBron James o meno.
Siccome voglio sempre essere più onesto possibile con tutti voi, la carissima Jackie MacMullan ha riportato, sempre tra le righe di ESPN, che i Cavaliers già avevano esplorato la possibilità di cedere Irving ben prima della richiesta dell’ultima estate. Poi ovviamente nulla di fatto, Finals NBA 2016 raggiunte e tiro della vittoria insaccato. Non devo essere io a spiegarvi che se la motivazione della risposta sopra riportata alle richieste del Coach e la richiesta di trade la scorsa estate sono unicamente di ripicca per aver provato a cederlo, stiamo ampiamente radendo il ridicolo. Se non toccandolo. Ricordo a chiunque sia in lettura che anche Kobe Bryant stava per andare a Chicago anni or sono e ben prima dei due titoli NBA con Gasol. Oppure ricordo che Tim Duncan stava per andare ad Orlando subito dopo la vittoria del titolo NBA 1999, per formare un trio di tutto rispetto con Grant Hill e Tracy McGrady. It’s Business, baby, gira tutto intorno ai soldi. Se vieni pagato milioni per giocare a basket, non puoi e non devi permetterti di fare ripicche da bambino che, tra l’altro, prima di LeBron non ha mai nemmeno raggiunto i Playoff.
E la terra non è piatta.

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