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And One NBA: il ruolo di centro sta scomparendo?

di Niccolo Coveri
And One NBA

Con la ciclicità con cui mediaset propone Grandi Magazzini alla TV, la posizione di Centro nei salotti buoni della NBA viene saltuariamente data per morta. Succede ormai da tempo, di solito in maniera accentuata quando un HOF del ruolo (Shaq o simili, come vedremo più avanti) decide di appendere le scarpone al chiodo.
Di recente, l’abolizione del ruolo nell’All Star Game ha dato il via all’ennesimo bailamme: “i centri stanno scomparendo” o “Benvenuti nell’era del basket senza lunghi”. Non esattamente.
Nella Free Agency 2016 Noah, Biyombo, Mozgov, Plumlee e soci hanno tutti trovato in qualche modo dei pluriennali super onerosi, al tempo addirittura considerati dai più non eccessivamente ingombranti per le franchigie che se li erano accollati. Oggi, ad appena 12 mesi di distanza, tutti guardano a quelle firme come a degli Albatross insostenibili. Come delle ancore alla caviglia di un mafioso pentito nella baia di San Francisco.

“If you had to make a mistake, make it big” è la frase ricorrente che ci propinano gli scout made in USA ad ogni santo Draft.
Se devi fare un errore, fallo grande. Fallo per un lungo, perchè i centimetri non si insegnano. Di fatto di centimetri se ne trovano a bizzeffe nella free agency, ma dopo la ressa della passata stagione nessuno sembra aver voglia di ripetere gli errori fatti o di seguire l’esempio delle sciagurate firme di cui sopra.

Ecco rapidamente spiegato perchè, ad Agosto inoltrato, i soli ad aver trovato dei pluriennali soddisfacenti sono l’irreprensibile Millsap, giustamente monetizzato dopo anni di semi-anonimato salariale, e la stella di L.A. Blake Griffin, talento cristallino/fisicità/versatilità su ambo i lati, ma su cui comunque andrebbe aperto un ampio capitolo a parte (i Clippers sono davvero contenti di essersi committati con lui, vista la sua history d’infortuni, o sono solo stati costretti dalla dipartita di CP3 per non vedere volar via, a costo zero, due stelle in un colpo solo?).

I restanti, come ad esempio il sorprendente Dedmon, si sono accontentati di piccoli contratti raramente in doppia cifra, quando appena un anno or sono sarebbero potuti uscire dalle porte della free agency con le tasche traboccanti di dollari. Nerlens Noel, ma potremmo citare anche l’enigma Len o l’accantonato Mason Plumlee, è l’esempio lampante di come il mercato abbia virato verso altri lidi.
I soldi si sono rapidamente spostati in misura massiccia sulle Pointguard, ormai di fatto la posizione più importante del gioco, e sugli esterni, merce sempre più rara se consideriamo la variante 3&D.
I lunghi specialisti hanno rapidamente visto scemare la loro reputazione:
Ryan Anderson e Meyers Leonard, con le relative proporzioni, sono due che nello specifico sono passati in poco tempo da essere merce pregiata a semi-indesiderati di lusso.
Tristan Thompson è un altro simbolo di come l’evoluzione del gioco abbia rapidamente trasformato i giocatori monodimensionali, o con attitudini spiccate verso una sola parte del campo, in pedine sostanzialmente inutilizzabili per buona parte delle fasi di gioco. O perlomeno, come dimostrano le Finals con tratti di Durant e Lebron da 5, nei momenti clou delle partite o di Small Ball continuativo/estremo.

Se TT si è trasformato in pochi mesi dalla chiave per l’anello ad un indesiderato qualcosa deve essere cambiato.
Se il sopracitato Noel sta girando la lega in cerca di un agente che gli procuri un max contract (Invano ndr) qualcosa deve essere andato in maniera non prevista.

Dalla notte dei tempi, la lega è sempre stata dominata dai lunghi.
Bill Russell, Wilt Chamberlain, Kareem Abdul-Jabbar, fino ad arrivare a Shaquille O’Neal.
Shaq è stato sostanzialmente l’ultimo di una stirpe di centri che hanno dominato il gioco a tal punto da costringere la Lega a cambiarne le regole, per livellare questa supremazia. Dal cronometro dei 24, passando per la linea dei tre punti e finendo con i tre secondi difensivi/offensivi.

I Lunghi sono stati costretti lentamente ad uscire dal loro territorio amico e spingersi sempre più lontano dal canestro, con l’evoluzione fisica del giocatore che li ha portati rapidamente ad affrontare guardie di 6’8” che prima potevano al massimo fronteggiare in qualche guerra di gomiti sotto il ferro. Senza citare le problematiche fisiche legate al ruolo ed i corsi e ricorsi storici che potrebbero farvi scendere la consueta lacrimuccia (senza scomodare mostri del passato, Yao e Oden dovrebbero bastarvi..) la posizione di centro è diventata in poco tempo tanto scomoda quanto impopolare, ma ciò non significa assolutamente che sparirà o che sia praticamente già morta.

Ad essere morta è la concezione del ruolo che si aveva 50 anni fa, limitata al classico rim protector che avesse un gioco di post affidabile.
E’ morta non tanto per volontà altrui, ma per il naturale corso/evoluzione del gioco. Non ha più senso di esistere il centro fisico, inteso come specialista difensivo, così come rapidamente stanno cessando di esistere anche tutti gli altri ruoli monodimensionali o similari.
Chiariamoci: nella pallacanestro attuale essere un Centro non significa essere necessariamente capace di sparare bombe dagli 8 metri.
Significa avere una buona consapevolezza difensiva, una capacità di show e/o read&react sopra la media, una mobilità che ti permetta di non soffrire eccessivamente quando accoppiato a giocatori più piccoli e/o più veloci di te, oltre ad una affidabilità offensiva che non permetta alle difese di adeguare le loro spaziature sulla tua battezzabilità.
I giocatori che hanno un mix ben assortito di tutte queste caratteristiche e riescono a restare in campo anche nei quintetti small e/o contro i quintetti small possono considerarsi a tutti gli effetti centri del futuro.

Anthony Davis, Rudy Gobert, Karl-Anthony Towns, Joel Embiid, Kristaps Porzingis, Nikola Jokic, Steven Adams, Jusuf Nurkic, Myles Turner, Clint Capela e Thon Maker ne sono i più fulgidi esempi. E sono tutti giocatori sotto i 25 anni. Come la lega deciderà di “adeguarsi” a questa nuova tipologia di giocatore definirà l’NBA che vedremo nei prossimi anni.
Se al momento non sembra imperativo/necessario avere un centro degno d’essere chiamato tale, con la tendenza diffusa ad andare sempre più “piccolo” in campo, al tempo stesso avere lunghi “skilled” con le caratteristiche di cui sopra potrebbe invertire parzialmente il flusso.
E costringere i non possessori dei cosiddetti “unicorni” a porre rimedio…

Di Niccolò Coveri,
And One

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