I Los Angeles Clippers dopo aver perso Chris Paul, finito a Houston,(per il quale tra l’altro hanno ottenuto il massimo vista la situazione) si sono trovati di fronte ad un bivio: avviare una vera e propria rebuilding oppure cercare di formare un roster ugualmente competitivo per i playoff anche senza quello che è stato il leader emotivo e tecnico degli ultimi sei anni. Evidentemente ha prevalso la seconda ipotesi, infatti i Clippers hanno prima firmato Blake Griffin (anche lui free agent) con un quinquennale al massimo salariale da 173 milioni complessivi e poi hanno proposto un triennale da 65 milioni complessivi a Danilo Gallinari (arrivato poi via sign and trade a 3 squadre) che ha così deciso di sposare la causa dei californiani. Si tratta della mossa giusta da parte della dirigenza dei biancorossi? Analizziamo pro e contro.
Danilo Gallinari è certamente un giocatore che può risultare molto utile ai Clippers per svariati motivi: è versatile,buon tiratore,discreto rimbalzista,onesto difensore oltre ad essere un realizzatore sicuramente sopra la media. Nell’ultima stagione il Gallo ha viaggiato a 18.2 punti e 5.2 rimbalzi a partita, con il 44.7% dal campo complessivo ed un significativo 38.9% da dietro l’arco. Inoltre Danilo è un formidabile tiratore di liberi (oltre il 90%) e questo ad una squadra che è finita 26esima per percentuale dalla lunetta nella graduatoria può solo giovare. Con DeAndre Jordan e Blake Griffin va a formare sicuramente un frontcourt di tutto rispetto,aggiungendo fisicità e tecnica ad un reparto già solido: le sue caratteristiche infatti si sposano bene con la coppia di lunghi. Doc Rivers potrà utilizzarlo da power forward in modo da aprire il campo, sia in coppia con Jordan che con Griffin in posizione di 5 (in un ipotetico small ball) Dal punto di vista difensivo può aggiungere ulteriore presenza in area e protezione del ferro. C’è poi da aggiungere che il Gallo ha già diversi anni di esperienza NBA alle spalle e potrebbe essere pronto per fare il salto di qualità personale tanto auspicato.
C’è da dire che Gallinari non è una garanzia dal punto vista fisico, visti i tanti infortuni che gli hanno fatto saltare parecchie partite (quest’anno ne ha giocate 63). Tale aspetto,aggiunto alla precaria condizione fisica di Blake Griffin (che è appunto infortunato e probabilmente ne avrà fino a dicembre), può rivelarsi un problema non di poco conto.
Ma il dubbio più grande è quello che riguarda la strategia della dirigenza dei losangelini: con la partenza di Chris Paul si è chiuso un capitolo importante della storia dei Clippers, che negli ultimi anni hanno sempre dato l’idea di poter finalmente fare il salto di qualità per competere per l’anello ma che poi in realtà non sono mai riusciti a concretizzare. Un po’ per colpa loro e un po’ per lo zampino del fato, che si è divertito privandoli in più occasioni dei propri migliori giocatori durante i playoff degli ultimi anni. Sfruttando la contemporanea free agency anche di Blake Griffin si poteva dare il via ad una rebuilding generale e ripartire da zero. Invece si è scelta una strada diversa, quella di tentare di allestire un roster importante e comunque in grado di lottare per accedere alla postseason. Il rischio però è quello di rimanere una franchigia incompiuta poiché la concorrenza ad ovest è paurosa: ci sono i Warriors freschi campioni NBA che hanno riconfermato i big four, ci sono i Rockets che proprio con l’acquisizione di Paul si candidano ad essere protagonisti nella prossima stagione, poi ci sono gli eterni Spurs, i Thunder che hanno appena preso Paul George etc.. Il rischio reale è quindi quello di avere il salary cap ingolfato per i prossimi anni avendo una squadra che non è in grado di competere con le superpotenze della lega e ritrovandosi quindi a vagare in una sorta di limbo. I playoff non sono una chimera, ma nel 2018 ci sarà da faticare.
Ovviamente, come sempre, sarà il campo a dare i giudizi finali ed insindacabili. Tutto può accadere.


