Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiIl punto fermo per i Mavericks: Rick Carlisle

Il punto fermo per i Mavericks: Rick Carlisle

di Davide Bomben

Nell’ultimo periodo ai piani alti dell’NBA vi sono stati alcuni scossoni non indifferenti: Derek Fisher è stato licenziato la scorsa settimana dai New York Knicks; George Karl sta vivendo una situazione molto tesa alla guida dei Sacramento Kings, dove ogni giorno vi è la notizia del suo allontanamento puntualmente smentita poche ore dopo; Jeff Hornacek ha avuto il ben servito dalla caotica dirigenza dei Phoenix Suns e tutto ciò è accaduto nel solo mese di febbraio. Si perchè dall’inizio della stagione tra gli allenatori esonerati non bisogna scordare David Blatt, Kevin McHale licenziato dagli Houston Rockets ad inizio stagione e Lionel Hollins esonerato dai Brooklyn Nets. In mezzo a tutto questo andirivieni di allenatori e di ricostruzioni, vi sono i piccoli Dallas Mavericks che, grazie al loro head coach Rick Carlisle, stanno tirando fuori prestazioni ancora notevoli, nonostante un roster non così ‘stellato’.

Rick Carlisle con Deron Williams

Rick Carlisle con Deron Williams

Con la stagione 2015/16 ormai sono 8 gli anni  trascorsi alla guida dei Texani e con il rinnovo di altri cinque anni, la dirigenza ha voluto gettare le basi di una stabilità vista solo con Greg Popovich ai San Antonio Spurs. Per Carlisle, infatti, non vi è mai stata preoccupazione dal punto di vista del suo rendimento e le uniche lamentele che potrebbero essere insorte, verrebbero dallo stesso allenatore, stanco dei soliti rimescolamenti di roster effettuati dalla dirigenza. Nonostante questo, l’ex compagno di squadra di Larry Bird, è ancora capace di massimizzare i giocatori a disposizione. Raymond Felton è diventato una pedina importante partendo dalla panchina; Zaza Pachulia ha ritrovato una seconda giovinezza sfornando medie da doppia – doppia a partita, Dwight Powell, nella sua stagione da sophomore, sta dimostrando di aver gli attributi per giocarsela con tutti; JaVale McGee sta cominciando ad apparire un ottimo lungo, senza le consuete Shaqtin’ a Fool che lo hanno reso così celebre; Deron Williams sta rispolverando il talento visto in quel degli Utah Jazz. In tutto ciò, è riuscito nel compito non facile, di dover gestire gli infortuni di due giocatori chiave come Wesley Matthews e Chandler Parsons. È chiaro, quindi, che grazie alla sua esperienza è riuscito ad avere una sempre più sicurezza nei suoi mezzi. Proprio grazie a questo che Carlisle è riuscito ad adattarsi ai cambiamenti dell’NBA, nella quale fino a 15 anni fa l’imperativo era costruire un roster affidabile attorno ad un centro  dominante. Oggi, invece, i roster si abbassano sempre più per la famigerata ‘small – ball’, coni ruoli non sono più quelli fissi di un tempo e un gioco molto più fluido e meno statico.

L'ottimo lavoro fatto con Wesley Matthews

L’ottimo lavoro fatto per il recupero di Wesley Matthews

Come evidenziato da Josh Bowe, di mavsmoneyball.com, l’abilità di Carlisle non è tanto quella di applicare delle soluzioni di gioco vincenti al roster a disposizione bensì il contrario. Per esempio nella stagione 2012/13, Marc Cuban gli aveva affidato un roster giovane e competitivo, di conseguenza il suo gioco fu quello di aver un ritmo alto e veloce. Al contrario con quello attuale tende a rallentarlo, visto l’età media dei suoi giocatori. Con dei rim protector efficaci (Tyson Chandler) aveva costruito un sistema d’attacco giocato con degli isolamenti per Dirk Nowitzki e dei costanti pick ’n pop sui tiratori pronti sugli scarichi.

Con le nuove generazioni l’NBA si sta spostando sempre di più verso un gioco veloce, spettacolare, con la palla che si muove sempre più velocemente per aprire spazi per i tiratori appostati sulla linea da tre punti. Proprio per questo e per la capacità di Carlisle, il suo sistema di gioco, infatti, non sarà mai troppo discostante da quello vincente, grazie anche a una solidità della dirigenza che gli ha permesso in questi anni, di poter operare in tutta tranquillità.

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