La NBA, il più importante campionato di pallacanestro del mondo, è il sogno di qualsiasi ragazzo amante della palla a spicchi.
Un traguardo quasi impossibile, concesso solo a pochi eletti, e quasi tutti americani.
Questo perché la radicalizzazione del basket nella cultura americana è così forte da aver prodotto un notevole distacco e disprezzo verso la pratica della disciplina negli altri continenti. I giocatori non-americani sono stati a lungo considerati meno talentuosi dei colleghi statunitensi, abituati ad un basket “di serie B” di produzione europea.
Ma il ventunesimo secolo sembra aver portato ad una maggiore apertura della NBA nei confronti dell’Europa, anche se in parte ridotta.
Se questa strada sta diventando sempre più accessibile lo si deve ad alcuni giocatori che sono riusciti a ritagliarsi uno spazio nella storia della lega lottando coi gomiti. Da Dirk Nowitzki, passando per Pau Gasol, fino ad arrivare ai vari Jokic, Antetokounmpo, Embiid. E Luka Doncic.
La carriera europea di Doncic e il draft 2018
Terza scelta al draft del 2018, Doncic era ed è considerato forse il prospetto europeo più interessante della storia della lega. Luka, ai tempi diciannovenne, vantava già numerosi record nel campionato europeo, nonostante la giovane età.
Il suo esordio in campo con la maglia del Real Madrid a soli 16 anni lo rende il giocatore più giovane ad aver mai indossato quella divisa. Nella stagione 2017-2018 guida la sua squadra alla vittoria dell’Eurolega, conquistandosi i premi di MVP della competizione, MVP delle Final Four e miglior giovane della competizione. Per non farsi mancare nulla, lo stesso anno porta il Real Madrid anche alla vittoria del titolo spagnolo.
Tanto basta ai dirigenti NBA per credere nelle sue capacità: selezionato dagli Atlanta Hawks con la terza scelta assoluta, verrà poi scambiato immediatamente con i Dallas Mavericks in cambio della quinta scelta, Trae Young.
Le caratteristiche tecniche
Doncic è un a guardia fisica (2.01 metri per 104 kg), in grado di ricoprire all’occorrenza anche il ruolo di ala. La sua visione di gioco fuori dal comune e il suo IQ cestistico lo rendono un passatore abile e intelligente, qualità che vengono inoltre condite da un pizzico di magia e fantasia. Non a caso, infatti, il soprannome Luka Magic. Abile tiratore sia dal perimetro che dal mid-range, è in grado di costruirsi un tiro anche nelle situazioni più difficili; per lui più del 50% dal campo in stagione. Se il giocatore perfetto non esiste, Luka Doncic gli si avvicina molto.
Doncic e i suoi numeri da record
Alla sua quinta stagione nella NBA, Doncic è riuscito ad aumentare ulteriormente le sue medie: dai 26.5 punti, 8.5 rimbalzi e 8 assist a partita delle prime quattro stagioni (numeri già sorprendenti per un giocatori ai primi anni di carriera), per arrivare ai 33 punti, 8.9 rimbalzi e 8.4 assist della stagione in corso.
Queste medie sono la prova numerica delle incredibili prestazioni che gli sono da poco valse la quarta convocazione all’ambito evento dell’All-Star Game, per la prima volta da titolare.
Il Palmarès di Doncic vanta già abbastanza riconoscimenti e record da fare invidia a molti dei grandi giocatori del presente e del passato: oltre alle già citate presenze all’All-Star Game, Rookie dell’anno nel 2019, tre volte All-NBA first team (2020, 2021, 2022), unico giocatore nella storia ad aver realizzato una tripla doppia da 60-20-10, europeo più giovane ad aver partecipato all’All Star Game, e chi più ne ha, più ne metta.
La corsa al premio di MVP
Lo sloveno si trova attualmente in corsa per il titolo di MVP, nonostante quest’anno la concorrenza sia numerosa e agguerrita: secondo il sito ufficiale dell’NBA, la classifica attuale sarebbe 1. Jokic 2. Embiid 3. Tatum 4. Antetokounmpo 5. Doncic. Questa breve classifica ci fornisce in oltre un’interessante prova di quanto analizzato prima a proposito della maggiore affluenza di “stranieri” all’interno della lega. Sui 5 principali candidati all’MVP, uno solo è statunitense (Jayson Tatum). Difficile disprezzare ancora i giocatori europei per partito preso davanti a dati del genere.
Doncic ai playoffs
Grazie al suo gioiello, i Dallas Mavericks si sono dimostrati negli ultimi anni in veloce ascesa vero l’ambito anello NBA.
Nel 2020 la prima apparizione dopo 3 anni di vuoto, nella quale sono usciti sconfitti al primo turno dai Los Angeles Clippers di Kawhi Leonard (4-2).
L’anno successivo, stessa solfa: ancora una volta i Clippers, ancora una volta Leonard e compagni, ancora un’eliminazione al primo turno, questa volta però trascinata fino a gara 7.L’anno scorso, la situazione migliora per la squadra di Dallas: Doncic e compagni incontrano gli Utah Jazz di Mitchell e Gobert (che quest’anno giocano rispettivamente per Cavaliers e Timberwolves), e ne escono vincitori in 6 gare. Al secondo turno tocca poi ai primi classificati in regular season, i Phoenix Suns di Paul e Booker, che reggono fino a gara 7, ma sono poi costretti a cedere la vittoria di fronte ai 35-10-4 dello sloveno. I Mavericks vengono poi fermati in 5 partite dai futuri campioni NBA, i Golden State Warriors.
I problemi di Dallas
Dallas cercherà dunque di ripartire dai propri errori quest’anno, sebbene la squadra non sembri ancora del tutto preparata per compiere lo step successivo. E non si parla di Doncic, ma del roster costruito attorno. La mancanza complessiva di giocatori di vero valore la rende una franchigia non ancora pronta a compiere il grande passo, e rimane per ora eccessivamente Luka-dipendente.
6 partite saltate finora dallo sloveno in stagione, dalle quali i Mavericks sono sempre usciti sconfitti. La squadra ha poi ritrovato la vittoria contro i Detroit Pistons grazie ai 53 punti di Doncic al rientro in campo.
Quale sarà il destino di Luca è impossibile da pronosticare. C’è chi prevede che si ritirerà come il miglior europeo di sempre, chi si spinge oltre e lo vede come il futuro miglior giocatore di sempre.
Solo il tempo potrà darci una risposta, ma una cosa è certa: la grandezza sarà` la componente principale del suo avvenire.

