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Mavs, la difesa va a picco: non basta David Lee a risollevare Dallas

di Davide Bomben

In casa Mavericks non si respira di sicuro un’ottima atmosfera dopo la quinta sconfitta consecutiva subita questa notte contro gli Indiana Pacers (la più lunga stagionale)

Cosa sta succedendo ai Mavericks?

Pachulia in uno scontro contro Drummond

Fino a qualche giorno fa, infatti, dopo che la striscia di sconfitte recitava il desolante numero 4, i Dallas Mavericks si ritrovano di fronte un calendario di partite ancora più difficile da affrontare: Indiana, Charlotte, Cleveland, Portland e Golden State: di certo non squadre che lottano per le prime pick al prossimo draft. Nonostante delle buone percentuali al tiro, 45% dal campo, I Mavs nella sconfitta patita contro i Detroit Pistons (96 – 102), avevano subito il dominio degli uomini di Stan Van Gundy, dopo che erano stati strapazzati  per tutti i 48 minuti a rimbalzo (40 – 51 i rimbalzi a sfavore). Dopo tale sfida i giocatori erano stati convocati per una lunga sessione in sala video, dove poter avere una visione critica del proprio gioco con l’head coach, Rick Carlisle, ad evidenziare ogni singolo possesso.

“Penso che ci sia della delusione attorno a noi.” aveva commentato Carlisle ai microfoni di mavs.com“Penso che ci sia anche un po’ di rabbia che si è manifestata giovedì. Ogni squadra che viene qui, viene in momento in cui è molto motivata. Sono tutte squadre che giocano per poter accedere ai Playoff e le partite di conseguenza sono difficili. Sono poi le piccole cose e il loro accumularsi che porta verso una certa strada. Sono un gruppo di ragazzi che fondamentalmente si preoccupa, ma hanno bisogno di vedere cosa possono fare più spesso.”

I Mavericks, dopo la cocente sconfitta contro i Pistons, si preparavano ad affrontare gli Indiana Pacers, reduci da un’importante vittoria contro i San Antonio Spurs. Nello scontro precedente, infatti, avevano avuto ragione gli uomini di Fran Vogel, con il risultato di 107 – 81, grazie a un 48,3% dal campo contro il penoso 36,7% di Dirk Nowitzki e compagni.

“Penso che la cosa più positiva per noi, in questo momento, è rimanere positivi, continuare a crederci e rimaner fiduciosi. Sai, siamo una squadra ben assemblata e abbiamo lavorato troppo duro per poi ritrovarci così male in queste partite. Ogni squadra passa attraverso un periodo come questo, ma noi dobbiamo solo star assieme, continuare a lavorare e giocare meglio.” aveva commentato prima della partita di questa notte Chandler Parsons. Con queste parole i tifosi dei Mavs si aspettavano una gran vittoria e invece si sono visti i propri beniamini perdere ancora. Nonostante il buon feeling che ci fosse all’interno della squadra, i texani hanno dovuto rincorrere il risultato per tutta la partita.

Dirk Nowitzki mentre difende su Paul George

Dirk Nowitzki mentre difende su Paul George

Il problema principale evidenziato risiede sempre nello stesso punto: la difesa. Nowitzki, quando viene fatto giocare da 5, per poter disporre di un quintetto piccolo, riesce a difendere mediocremente su alcuni possessi risultando praticamente invisibile su molti altri. Non è un caso infatti, che i Pacers abbiano segnato 8 volte su 9 possessi quando si sono trovati ad affrontare quel tipo di quintetto. Come giustamente evidenziato da Tim Cato, di mavsmoneyball.com, Zaza Pachulia sembra che abbia esaurito la spinta iniziale che lo aveva contraddistinto ad inizio stagione. Il centro georgiano nelle ultime partite non ha fornito alcun contributo alla squadra con delle brutte spaziature che permettono al suo diretto marcatore di abbandonarlo per raddoppiare il portatore di palla. Le sue medie sono inoltre calate drasticamente: se a dicembre erano di 10.1 punti con 11.7 rimbalzi catturati, a marzo le cifre parlano di 7.5 punti, 8.0 rimbalzi e un +/- di – 3.5. Le statistiche avanzate di nbastats.com evidenziano ancora di più il suo momento no: 100.6 di OffRtg e un 110.2 per quel che riguarda il DefRtg del mese in corso contro i 109.7 e i 104.2 del mese di dicembre. Al contrario, David Lee si sta mostrando sempre più fondamentale, seppur venga schierato dalla panchina. L’ex Warriors, infatti, rappresenta per le difese una costante minaccia grazie a un layup migliore che permette ai tiratori un margine più ampio quando ricevono palla. Le statistiche avanzate, inoltre, parlano per lui: nei 17.7 minuti giocati nel mese di marzo ha segnato 10.7 punti con 7.8 rimbalzi e un +/- di – 1.3.  Il 106.0 di OffRtg e il 104.0 di DefRtg sottolineano quanto evidenziato sopra, come anche il buon 18.5 PIE ( Player Impact Estimate: è la misura che un giocatore, in %, ha sulla partita).

A fine della partita, persa per 112 a 105, Rick Carlisle si è lasciato andare ad uno sfogo:  “Siamo una squadra da .500. Siamo sul nostro record e ho detto ai ragazzi di non andare fuori da questa %. Non è una cosa facile.”  Ma come ricordato da Tim Cato, Carlisle non è un pazzo quando si trova a dover trovare una soluzione in queste situazioni. Sicuramente il fatto di non avere tiratori efficaci sul perimetro e l’impossibilità di trovarne disponibili sul mercato gli ostacola molto la possibilità di creare nuovi schemi, vista anche la generale mediocrità dei giocatori nel difendere.

Sicuramente i Mavericks dovranno rimboccarsi le maniche, perchè le prossime sfide li porteranno ad affrontare avversari sempre più tosti, che non lasceranno il tempo e lo spazio per ulteriori scusanti.

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