“Scetticismo: Atteggiamento di chi, per principio o per inclinazione naturale, dubita di ogni affermazione, è diffidente e incredulo rispetto a ogni valore e verità, anche se tradizionalmente riconosciuti e accettati da tutti” (Treccani).
Scetticismo è il sostantivo che Stephen Curry si è visto attribuire sin dalla sua giovinezza. Potrà mai giocare nella NBA essendo così magro? Essendo così piccolo? Ha solo il tiro, non riuscirà mai ad entrare a far parte nella lega di basket migliore del pianeta.
Queste sono le cose a cui lui, Stephen Curry, doveva dare ascolto in gioventù. Prima però di iniziare questo discorso, facciamo un passo indietro e vediamo insieme chi sono mamma Sonya Adams e papà Dell Curry, i genitori che hanno dato alla luce Wardell Stephen Curry.
Le origini di Stephen Curry
Mamma Sonya nasce il 30 maggio 1966, a Radford in Virginia. Il suo sangue è multi etnico, è un sangue haitiano, creolo, caucasico e afroamericano. I fratelli di Sonia giocano a basket e a football, ma lei decise di intraprendere una strada differente, decise infatti di essere una pallavolista.
In una palestra in Virginia, mamma Sonya incontra Wardell Stephen “Dell” Curry.
Chi è Dell Curry? Dell nasce il 25 giugno 1964, a Harrisonburg, in Virginia. Dell è un giocatore di pallacanestro e sapete qual era il suo fondamentale migliore del gioco del basket? Beh facile, venne considerato uno dei più grandi tiratori della sua epoca.
Dell inizia la sua carriera cestistica nella squadra della “Fort Defiance High School”, per poi trasferirsi proprio a Virginia Tech. Nel 1986 venne scelto dagli Utah Jazz alla 15esima scelta al draft NBA 1986. Le squadre in cui ha militato Dell sono Jazz, Cleveland, Charlotte, Milwaukee, e Toronto. In totale Dell Curry ha realizzato 12670 punti nella NBA, con il suo massimo in carriera di 38 punti, ottenuto con gli Charlotte Hornets il 2 novembre 1996.
Papà Dell e mamma Sonya si sposano nel 1988, stesso anno in cui il 14 marzo hanno il loro primogenito: Wardell Stephen “Steph” Curry II.
La vita di Stephen prima della NBA
Stephen nasce al Summa City Hospital, a Akron, Ohio. Sapete anche chi è nato nello stesso ospedale, ma quattro anni prima? Un altro MVP, un altro che ha fatto la storia di questo sport, sua maestà LeBron Raymone James. Destini paralleli che per nostra fortuna si sono incontrati ed hanno contribuito a scrivere la storia di questo sport, che tutti noi amiamo.
Stephen ha anche un fratello, Seth Curry, anche lui giocatore di pallacanestro, attualmente in forza ai Philadelphia 76ers, e una sorella, Sydel Curry, che a differenza dei suoi fratelli ha deciso di seguire le orme della madre, diventando una pallavolista professionista.
Stephen ha da subito deciso di intraprendere le orme di papà Dell, partendo proprio da Virginia Tech dove però non ebbe molta fortuna. L’allenatore della squadra era disposto a prenderlo, ma in pratica come 12esimo uomo. Dopo questa brutta esperienza, Curry non si demoralizza e riceve offerte da Davidson College, Virginia Commonwealth, e Winthrop. La sua decisione si fermò a Davidson College e da questo momento in poi inizia la favola di Stephen Curry.
Curry si fece subito notare dall’allora allenatore Bob McKillop, che sin da subito capì che difronte aveva un talento puro. Di fatti, il 15 marzo 2007, partita d’esordio per Steph, segnò 30 punti contro Maryland.
L’approdo nella NBA
Nel 2009 arriva finalmente il momento tanto atteso, lo sbarco nella lega dei grandi, nella lega che conta, nella lega migliore al mondo, lo sbarco inella NBA. Venne scelto dai Golden State Warriors con la settima scelta assoluta al draft 2009.
Si mise subito in mostra anche nella NBA, facendo ricredere già la maggior parte di quegli scettici di cui abbiamo parlato all’inizio, venendo premiato come secondo rookie dell’anno.
Lo “stato di grazia” non dura molto, perché purtroppo Stephen deve lottare con i problemi fisici, tra cui quello che ancora oggi gli dà noia, la caviglia. E per coloro che non credevano in lui è stato molto facile riaffacciarsi e dire “beh, l’avevamo detto”.
Steph in questo periodo tocca il fondo della sua carriera; non è facile per un ragazzo che ha appena approcciato la NBA affrontare già molti problemi fisici e vivere sempre con il peso del “non ce la farà mai”. Ma lui è un campione e i campioni si vedono proprio nei momenti di difficoltà, quando cadono, ma hanno sempre la forza di rialzarsi.
Qui se mi permettete vorrei “prendere in prestito” una citazione di un film che vede protagonista Sylvester Stallone, in “Rocky Balboa”, quando Rocky fa un discorso al figlio sulla vita:
Guarda che il mondo non è tutto rose e fiori… è davvero un postaccio misero e sporco e per quanto forte tu possa essere, se glielo permetti ti mette in ginocchio e ti lascia senza niente per sempre! né io, né tu, nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti… così sei un vincente!.
Personalmente in questo discorso rivedo molto della vita di Curry, fatta di sacrifici, fatta di cadute, ma lui è sempre riuscito a rialzarsi ed è proprio grazie a questo che il figlio di Dell e Sonya è diventato Stephen Curry.
Non si nasce campioni NBA, non si nasce MVP, lo si diventa e lo si diventa con la forza, con dedizione al lavoro, lo si diventa facendo mille sacrifici.
Stephen Curry oggi
Stephen si è rialzato sempre e ad oggi il suo palmares dice 3 titoli NBA, 2 premi di MVP (consecutivi, e il primo giocatore della storia a essere eletto MVP all’unanimità), ha partecipato 7 volte all’NBA All-Star Game, è il giocatore con il maggior numero di triple messe a segno in una singola stagione (402, anno 2015-2016), è il secondo per triple realizzate nella storia NBA, dietro solo a Ray Allen. Ciliegina sulla torta, con la nazione americana ha vinto anche due ori mondiali, in Turchia 2010 e Spagna 2014.
Attualmente il massimo in carriera di Stephen Curry è di 62 punti, ottenuto il 3 gennaio 2021 contro i Portland Trail Blazers.
Se vogliamo parlare del presente, possiamo tranquillamente dire che Steph ha iniziato questa stagione 2021 con la convinzione di voler portare nuovamente i suoi Golden State Warriors ai playoffs NBA e magari vincere nuovamente il premio di MVP. Sta viaggiando con cifre da extraterrestre. Le sue medie sono 29.3 punti a partita, con il 47.5% dal campo, il 40.6% da tre, il 93% ai liberi, 5.4 rimbalzi e 6.2 assist.
Steph è l’esempio vivente che non bisogna mai curarsi di ciò che dicono intorno a te, non bisogna mai abbattersi, bisogna sempre avere fiducia nelle proprie capacità ed abilità. Proprio a tal proposito Curry dice sempre che prima di terminare una partita, un allenamento, deve sempre segnare l’ultimo tiro.
Durante Cleveland Cavs–Golden State Warriors, gara 3 delle NBA finals 2018. Curry ha una percentuale al tiro da tre e dal campo disastrosa, finora ha tirato con 0 su 9. siamo a 2.37 minuti dal termine della partita sul 98-97 Golden State. Curry riceve palla da Draymond Green, vola in transizione, si ferma dall’arco, è solo, si posiziona e senza pensare alle sue percentuali al tiro in quella partita, guarda per un attimo il canestro, spara la tripla e… indovinate un po’? Si muove solo la retina. Al termine della partita dirà proprio che prima di terminare quella partita doveva mettere a segno l’ultimo tiro.
Con questo episodio credo che si possa racchiudere tutta la mentalità di Curry, quanto lui creda in sé stesso e nelle sue abilità. Ed è solo così che si può diventare un campione, un vincente, che si può diventare Wardell Stephen Curry.

