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New York Knicks, cronaca di un fallimento e “consigli per l’uso”

di Niccolo Coveri

Esattamente due giorni dopo averne presi 17 al Garden dagli scatenati Heat, i New York Knicks si presentano all’American Airlines Arena per la rivincita: senza Rose, OFTS, senza Noah, fermato dalle politiche anti-doping, e stavolta senza Anthony, infortunatosi proprio nella gara precedente. Caso vorrà che i Knicks vincano (98-94) e convincano, tenendo la caldissima Miami al 22% dal campo nel quarto finale e rispondendo canestro dopo canestro per 4 volte in Clutch time all’assalto dei ragazzi di Spoelstra.
Sprazzi di veri Knicks, senza i Knicks.

BROOKLYN, NY – JUNE 25: Kristaps Porzingis, New York Knicks (Photo by Mark Westcott /NBAE via Getty Images)

E’ uno dei rari slanci positivi di una squadra che, dall’arrivo del plurianellato e pluripagato (12 milioni all’anno) Phil Jackson, è riuscita a produrre un record complessivo di 78-162. Da Fisher, passando dalla parentesi Rambis (poi affidato alla gestione della Difesa di cui parleremo tra poco), arrivando ad Hornacek, il leitmotiv è stato sempre il medesimo: fare schifo.
Quest’anno alla parola del campo, con un attacco decente (18th OffRtg, 107.7ppg) e una difesa inguardabile (26th DefRtg, 111.3ppg), si è aggiunta una gestione delle Public Relations a dir poco rivedibile. La cacciata di Jennings, il clamoroso Caso Oakley e il botta e risposta su twitter tra PJ e Carmelo, sono tutti segnali chiari di una franchigia che oltre ad aver dimenticato come si vince sembra aver perso anche lo stile inconfondibile della grande mela.

A cosa dobbiamo questa rapida involuzione dei New York Knicks?
Scelte sbagliate. Tante. A partire dall’assumere un allenatore che ha impostato la sua idea di pallacanestro sul gioco degli esterni – di cui ricorderete gli ottimi primi Suns del duo Dragic/Bledsoe – e a cui è stato affidato un roster pieno di ISO player e ex-giocatori a cui far apprendere la Triple Post Offense in poco tempo. Improbabile ed impossibile.
Sia per il materiale a disposizione, sia perché (parliamoci chiaro) la “Triangolo” ha funzionato in quest’era cestistica solo con i grandi cicli di Bulls e Lakers, grazie soprattutto all’intelligenza degli interpreti e alla presenza di tali Michael Jordan, Kobe Bryant e Shaquille O’Neal.

Nessuno dei sopracitati presente all’appello purtroppo per i fan della grande mela. Tra i tanti un Derrick Rose tornato in condizioni atleticamente decenti nonostante gli infortuni, ma spesso alle prese con questioni extracestistiche:
i problemi giudiziari che ne hanno pregiudicato la preparazione e la misteriosa sparizione nel pre-gara di un match di Gennaio, con tutta la dirigenza Knicks all’oscuro data in pasto ai media.
Quel Rose per cui NY ha sacrificato Robin Lopez, two-way player discreto con un contratto ottimo, e lo ha sostituito con il fu Joaquim Noah, al momento solo la controfigura formato famiglia del quasi MVP in maglia Bulls di qualche anno fa. Piccolo particolare: al francese, che sembra ormai aver quasi esaurito le cartucce a disposizione, è stato stipulato un contratto monolitico da 72 milioni in 4 anni.

Negli anni passati arrivati a questo punto c’era sempre qualcuno che spuntava fuori per dire “Che problema c’è, tanto ci pensa Melo!”.
Ecco, al di là dei dubbi sul cosa abbia risolto Melo in questi 6-7 anni a New York che potrebbero essere materia di studio da parte di qualche università farlocca, purtroppo non parliamo più dello stesso giocatore di qualche stagione fa. Parliamo di un giocatore per cui è iniziato lento ed inesorabile il declino cestistico e di pari passo è andato il rapporto ormai logoro con città e dirigenza.
I dissidi extra parquet sono una conseguenza naturale di una situazione da separati in casa, ma le modalità con cui è stata gestita la faccenda sono comunque alquanto discutibili. Anthony è alla soglia dei 33 anni, non è più così determinante ed ha un contratto abnorme che blocca il Cap di una squadra che ha già trovato la sua nuova stella e deve necessariamente ripartire da zero per costruire intorno ad essa. Per rifondare intorno a Porzingis, bisogna prima risolvere il problema Anthony.

I Knicks sono sempre stati a conoscenza dei difetti in fase difensiva della loro ex stella. Anche per questo motivo in estate avevano deciso di affidare la gestione del fortino al sopracitato Noah, teoricamente fulcro e guida per il resto della squadra, e gli avevano affiancato il povero Courtney Lee, vero e proprio glue-guy designato. Bene in teoria, un po’ meno in pratica.
La storia del “non si fanno le squadre con le figurine” probabilmente dovrà mietere ancora tante vittime prima di essere assunta come buona, perché i Knicks non solo non hanno migliorato difensivamente, ma numeri alla mano quella difesa rende meglio quando i due di cui sopra sono fuori dal campo. Magie di una squadra che non ha sostanzialmente ancora capito in che direzione sta andando la pallacanestro – NY è una delle squadre che concede più triple di tutta la lega – e che non fa niente per provare a sopperire alle proprie mancanze:
29esimi in NBA per 2nd chance points concessi. Come dire, non ci basta fare schifo, vi diamo anche un’altra occasione. Qui aprirei una parentesi. Ho letto articoli/opinioni riguardanti una presunta scarsa “voglia” di Porzingis di contribuire a rimbalzo difensivo, solo sorretti dal suo calo di rendimento percentuale (da 20.7 a 18.1 in DefReb%).
Peccato che il lettone, mosca bianca se ce n’è una, oltre ad essere per il secondo anno nella Top5 degli stoppatori della lega, sia anche 1° per distacco per tiri contestati (circa 15 a partita) il che lo pone decisamente un po’ più lontano dal canestro e un po’ più in su nell’indice di gradimento difensivo. Da valutare inoltre che la sua posizione lo costringe spesso e volentieri ad allontanarsi dal canestro per seguire le orme degli ormai immancabili 4 tattici avversari.

Per quanto riguarda la fase offensiva, lo stesso Porzingis, nonostante il buon avvio di stagione (14-10), si era detto scettico che quel trend positivo potesse continuare, attribuendo nnicamente al talento puro della squadra quei risultati. Il ragazzo sarà giovane ma un minimo di pallacanestro ha già dimostrato di capirla, ed infatti i New York Knicks sono andati in picchiata e con loro l’idea di Triple Post Offense pensata da Phil Jackson.
Se il movimento di palla dei Knickerbockers è ben sopra la media (per numero di passaggi siamo nella Top5 della lega) non si può dire altrettanto dell’Ast%. Parliamo di una squadra che la palla la muove, e bene, ma fino a un certo punto, quando entrano in gioco fattori (im)previsti che bloccano la circolazione. Di cosa parliamo? Isolamenti. Muovere il pallone è una cosa ottima come ci hanno insegnato gli Spurs nell’ultimo decennio, ma bloccarlo al 15esimo secondo vanifica di fatto il lavoro svolto. Vi cito due statistiche che dovrebbero rendere l’idea:

? Quando i Knicks smistano più assist degli avversari il record è 27-14. Ovvero la quasi totalità delle partite vinte in stagione.
? Carmelo Anthony ha un EFG% del 56.3% quando tiene la palla in mano per meno di tre secondi, del 24.6% quando la tiene per più tempo.

Siamo, per l’ennesima volta, al punto di non ritorno. I Knicks sono chiamati a prendere delle decisioni immediate per non rischiare di buttare via anche la prossima stagione e quelle successive. Proviamo a stilare una piccola “TO DO LIST” delle mosse che sarebbe più indicate.

? Via Rose. Ennesimo infortunio stronca carriera. Troppi. Davvero. Piange il cuore, soprattutto a pensare cos’era, ma non c’è spazio per le emozioni in una franchigia che non mostra un briciolo di competitività da decenni.
? Via Noah, sempre che qualcuno lo voglia, e spazio a Hernangomez.
? Free agency oculata. Basta firme altisonanti. Prendere solo giocatori funzionali al progetto e focalizzarsi su obiettivi realistici. Un play intelligente e bivalente (Hill? Teague?) e degli specialisti difensivi (Pj Tucker, Taj Gibson, Patterson).
? Costruire la squadra intorno a Porzingis.
? Scegliere dal draft in maniera intelligente in concomitanza con le scelte di off-season. Inutile prendere un NBA Ready in #1 spot se poi spendi metà dello spazio per un Playmaker. Per dire..

Tutto bellissimo. Tutto apparentemente facile. Tutto indissolubilmente legato ad un punto.

? Totale onestà con Melo. Phil Jackson, o chi per lui, deve chiudere con le pantomime e parlare a quattrocchi al proprio giocatore. “Con te questa franchigia non ha un futuro. Se vuoi vincere devi andare altrove. Troviamo una soluzione che vada bene a entrambi?”
Ecco. Il problema è che non sono sicuro che Anthony sia esattamente il tipo che ascolta, che abbia voglia di muoversi dalla grande Mela (rinunciando alla No-Trade clause) e che soprattutto ci sia qualcuno disposto ad accollarsi i 54 milioni che prenderà nei prossimo biennio.
Si prevedono ancora tempi bui per i tifosi della grande Mela. Con Spike Lee già pronto per produrre la versione statunitense di “Si Accettano Miracoli”…

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