Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsKareem Abdul-Jabbar: “Coi voli charter avrei giocato (e segnato) di più”

Kareem Abdul-Jabbar: “Coi voli charter avrei giocato (e segnato) di più”

di Michele Gibin
Kareem Abdul-Jabbar

In un’intervista durante un evento NBRPA (la National Basketball Retired Players Association) durante l’All-Star Weekend del 2023, la leggenda dei Los Angeles Lakers Kareem Abdul-Jabbar ha parlato di alcuni temi attuali nella lega, tra cui il load management e le differenze rispetto alla sua epoca.

E come sempre quando si tratta di Abdul-Jabbar, il suo punto di vista è interessante e profondo.

“Non ho fatto a tempo (da giocatore, ndr) a volare su aerei charter, dovevamo alzarci alle 6 o alle 5 e andare a prendere un volo commerciale. Questi ragazzi non sanno quanto sono trattati bene, adesso c’è una grande differenza“. Kareem ha anche affermato che se la NBA si fosse potuta permettere i voli charter all’epoca come oggi, forse questo avrebbe potuto prolungare ulteriormente la sua illustre carriera.

“È solo che ora so che posso vedere da quando sono andato in pensione che se avessimo volato su dei jet charter, avrei potuto giocare ancora un paio di anni (…) questa era la cosa più dura, affrontare un calendario così e tutte quelle levatacce“.

Kareem Abdul-Jabbar ha giocato dal 1969 al 1989. 20 anni di carriera esatti tra MIlwaukee Bucks e LA Lakers per 1560 partite totali disputate. Come noto, fino al 7 febbraio scorso Jabbar è stato il giocatore ad aver segnato più punti nella storia della NBA, sopravanzato dal solo LeBron James a quota 38387 punti.

Kareem ha anche parlato del fenomeno recente del cosiddetto player empowerment, ovvero la tendenza sempre più frequente dei giocatori di far valere il proprio peso contrattuale sulle decisioni di una franchigia come mercato e draft. Le richieste di trade sono ormai diventate per alcune categorie di giocatori, le star o i giocatori in ascesa, un mezzo per mettere pressione alla squadra o favorire uno scambio verso una nuova destinazione gradita, come nei casi ultimi di Kyrie Irving e Kevin Durant che hanno lasciato i Brooklyn Nets.

“Mi fa piacere che i giocatori più forti vengano retribuiti come tali“, ha detto Kareem Abdul-Jabbar “E’ una buona cosa. Per il resto ci sono i pro e i contro, ma i giocatori che vengono pagati di più è perché hanno qualcosa da offrire. Anche qui, ai miei tempi i giocatori migliori come Oscar Robertson o Paul Silas, scomparso da poco, non avevano il lusso di un’estate da dedicare solo ad allenarsi, dovevano spendere tempo con gli avvocati per avere il diritto alla free agency. Non sempre a loro si è dato il giusto apprezzamento“.

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