Solo un paio di settimane dopo che le loro trade hanno posto fine all’esperimento super team dei Brooklyn Nets, Kevin Durant e Kyrie Irving hanno difeso la loro decisione di lasciare la squadra a metà stagione.
Il tutto, a loro dire, a solo “beneficio” per la NBA.
“Non penso che sia un male per la lega“, ha detto Durant durante la sua conferenza stampa pre All-Star Game, “Porta più attenzione sulla stagione, più persone entusiaste. I tweet che ricevo, le notizie che riceviamo su di me che vengo scambiato, Kyrie che viene scambiato, tutto porta solo più attenzione sul campionato e questo è davvero ciò porta entrate, quando ricevi più attenzione. Quindi, penso che sia fantastico per la NBA, a essere onesto“.
Kevin Durant è stato ceduto il giorno prima della trade deadline ai Phoenix Suns in cambio di Mikal Bridges, Cam Johnson, Jae Crowder e ben 5 prime scelte future al draft.
L’ormai ex compagno di squadra Kyrie Irving era invece stato scaricato pochi giorni prima ai Dallas Mavericks, in cambio di Spencer Dinwiddie, Dorian Finney-Smith e una futura prima scelta e due future seconde scelte al draft NBA.
Irving ha parlato delle critiche piovute su di lui e su Durant, solo “per aver preso in mano” la situazione a Brooklyn.
“È una brutta situazione“, ha detto Irving “Perché tutti i giocatori non hanno la possibilità di chiedere una trade? Questa è la mia domanda. Da quando è diventata una cosa terribile prendere importanti decisioni d’affari er te stesso e la tua felicità e tranquillità? Non andrai mai d’accordo con tutti i tuoi datori di lavoro, quindi se hai la possibilità di andare da qualche altra parte e lo fai legalmente, non credo che sia un problema“.
Durant e Irving hanno difeso e legittimato il fenomeno del cosiddetto “player empowerment“, in realtà già applicato su ampia scala dai giocatori con un peso contrattuale abbastanza importante da farlo valere, e ormai accettato anche dai proprietari e dalla stessa NBA come un’evoluzione normale dei rapporti di forza tra le varie “anime” (owner, giocatori e agenti e lega).
“Le squadre scambiano giocatori e fanno trade da sempre“, ha detto ancora Durant” Ora, quando un giocatore può dettare dove vuole andare sia via free agency o via trade, fa solo parte del gioco. Quindi non penso che sia una brutta cosa“.
“Quando lavori duramente come me o chiunque altro in una professione specifica“, ha aggiunto Irving, “Sento che dovresti avere la libertà e la libertà di andare dove sei voluto di più, dove sei celebrato di più e dove ti senti più a tuo agio“.

